Meloni vuole fare altro debito per l’energia, anziché tagliare le spese?

Maggio 19, 2026 - 05:38
0
Meloni vuole fare altro debito per l’energia, anziché tagliare le spese?

Il Patto di stabilità e crescita può essere “stupido” (come lo chiamò Romano Prodi con un’espressione rimasta iconica) ma è meno dannoso delle proposte di modifica che lo riguardano.

Giorgia Meloni ha scritto a Ursula von der Leyen per chiedere di escludere dal computo del deficit le spese effettuate per l’emergenza energia, che si sta rivelando più duratura e profonda di quanto molti sperassero. Inizialmente l’Italia sperava di ottenere un’autorizzazione generalizzata a fare più debito; adesso la richiesta è meno estrema: «estendere temporaneamente il campo di applicazione della clausola di salvaguardia nazionale già prevista per le spese di difesa» anche alle spese straordinarie per la crisi energetica, «senza modificarne i limiti massimi di scostamento già previsti».

Si possono avere opinioni differenti sull’opportunità di una deroga per rafforzare la difesa europea. Trattandosi di un’iniziativa comune e coordinata ha senso che, in questo campo, la Commissione giochi un ruolo da regista; ma anche a questa esigenza si potrebbe far fronte utilizzando meglio risorse già nella disponibilità dei governi nazionali e delle istituzioni europee, che congiuntamente assorbono attorno al cinquanta per cento del Pil europeo. Ma è impensabile estendere questa logica all’energia: infatti, non solo le caratteristiche della crisi sono diverse da Paese a Paese, ma lo sono anche i contorni della risposta.

Alcuni Stati membri hanno avuto un approccio più ragionevole, basato sull’erogazione di aiuti mirati; altri hanno impegnato risorse a piene mani, come l’Italia col taglio delle accise sui carburanti o la Spagna con l’applicazione di un’aliquota Iva ridotta (l’uno e l’altra, giova ricordarlo, secondo il Catalogo del ministero dell’Ambiente sono sussidi ambientalmente dannosi). I governi hanno ragione a reclamare il diritto di stabilire individualmente quali e quanti aiuti erogare; ma proprio in virtù di questa difesa delle specificità nazionali, non si capisce perché le spese dovrebbero essere indirettamente socializzate.

Oltre tutto, diversamente dal 2022, anche negli Stati più spendaccioni la spesa per aiuti al momento è significativa ma non sterminata: in Italia, da marzo a oggi, circa un miliardo di euro (la Spagna ne ha messi sul piatto addirittura cinque). Supponiamo che ne servano ancora altrettanti o persino il doppio: il conto alla fine sarà di due o tre miliardi.

Secondo il Documento di finanza pubblica, approvato lo scorso 22 aprile, quest’anno il governo spenderà 1.185 miliardi di euro. Al netto di alcune spese difficilmente comprimibili nell’immediato (209 miliardi per gli stipendi pubblici, 472 miliardi per pensioni e altre prestazioni sociali e 95 miliardi per gli interessi passivi) restano quattrocentonove miliardi: è davvero impensabile ritagliare, all’interno di questa immensa mole di spese, un paio di miliardi (lo 0,5 per cento) da destinare al contrasto al caro energia? Il fatto che nessuno, a destra come a sinistra, si ponga neppure la domanda è una risposta molto eloquente sulle priorità politiche bipartisan del nostro Paese. Ed è una ottima fotografia delle cause del declino.

L'articolo Meloni vuole fare altro debito per l’energia, anziché tagliare le spese? proviene da Linkiesta.it.

Qual è la tua reazione?

Mi piace Mi piace 0
Antipatico Antipatico 0
Lo amo Lo amo 0
Comico Comico 0
Wow Wow 0
Triste Triste 0
Furioso Furioso 0
Redazione

Redazione Eventi e News

Commenti (0)

User