Gli italiani all’estero potranno curarsi in Italia, ok alla legge. Di Giuseppe: «L’Italia è più grande dei suoi confini»

«Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della legge sull’assistenza sanitaria per gli italiani residenti all’estero si compie un passaggio che ha un significato politico molto più forte della semplice norma». Andrea Di Giuseppe, deputato di Fratelli d’Italia eletto nella Circoscrizione Estero Nord e Centro America, rivendica così l’entrata in vigore della riforma che riapre l’accesso al Servizio sanitario nazionale agli iscritti Aire nei Paesi extra Ue. Non un dettaglio tecnico, ma una correzione di rotta per milioni di connazionali che vivono fuori confine e che, con l’iscrizione all’Aire, finora perdevano la copertura sanitaria ordinaria in Italia.
Il contributo annuo
La legge interviene sull’articolo 19 della norma istitutiva del Servizio sanitario nazionale del 1978 e cambia il meccanismo oggi in vigore. Per gli italiani residenti in Paesi extra Ue non aderenti all’Efta viene prevista l’iscrizione automatica al Ssn, mentre il rilascio della tessera sanitaria sarà subordinato al versamento di un contributo annuo di 2.000 euro.
Una cifra che consentirà di accedere alle prestazioni sanitarie durante i periodi di permanenza in Italia: cure ospedaliere, assistenza del medico di famiglia, prescrizione dei farmaci. L’importo potrà essere aggiornato ogni anno con decreto ministeriale, sulla base dell’andamento dei costi sanitari e dell’inflazione.
Le risorse raccolte saranno destinate direttamente alle Regioni e alle aziende sanitarie competenti, chiamate a sostenere i costi delle prestazioni erogate. È uno dei punti centrali del provvedimento: garantire l’accesso alle cure senza scaricare nuovi oneri indistinti sul sistema sanitario nazionale.
Le esenzioni
La riforma prevede anche alcune esenzioni. I minori residenti all’estero potranno beneficiare gratuitamente dell’assistenza sanitaria se almeno uno dei genitori o il tutore sarà titolare della tessera sanitaria. Nessun contributo sarà richiesto anche ai pensionati residenti fuori dall’Italia che continuano a versare le imposte alla fonte nel nostro Paese.
Il provvedimento riguarda una platea ampia e concreta: studenti che vivono oltreconfine, famiglie stabilite fuori dall’Unione europea, professionisti, pensionati che rientrano periodicamente in Italia. Secondo gli ultimi dati disponibili, gli italiani residenti all’estero sono oltre 6,3 milioni; poco più di 3 milioni vivono in Paesi extra europei e rappresentano il bacino principale interessato dalla nuova disciplina.
«Un cittadino italiano non diventa meno italiano perché vive lontano»
Per Di Giuseppe, la norma segna un cambio di prospettiva nel rapporto tra lo Stato e le comunità italiane all’estero. «Per anni abbiamo pensato che gli italiani all’estero fossero fuori dal territorio e fuori dalle priorità dello Stato. Oggi non è più così. Oggi il Governo Meloni ha dimostrato che l’Italia non è solo una carta geografica, ma una lingua parlata in una casa a New York, un’impresa che si espande a Miami, una famiglia che vive in Canada e continua a sentirsi parte della nostra storia».
Il deputato di FdI lega il provvedimento al tema dell’appartenenza, prima ancora che a quello dei servizi. «Essere cittadino italiano vuol dire avere un passaporto, certo, ma prima ancora significa appartenere e sentirsi parte di una comunità ovunque si viva. Un cittadino italiano non diventa meno italiano perché vive lontano».
Il decreto attuativo
Ora la partita passa all’attuazione. Entro 90 giorni dall’entrata in vigore della legge, il ministero della Salute, di concerto con il ministero dell’Economia, dovrà definire le modalità operative della nuova disciplina. Il testo prevede anche sportelli dedicati agli iscritti Aire e l’integrazione digitale tra registri anagrafici e sistemi sanitari regionali. «Questa non è una legge per chi è partito, ma per un’Italia più grande dei suoi confini geografici e più moderna della sua burocrazia», conclude Di Giuseppe. «Questo provvedimento non è un punto di arrivo, ma un precedente. Da qui in avanti, quando si parlerà di italiani nel mondo, si partirà da una cosa semplice: non sono periferia. Sono Italia».
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