I Baltici temono i droni, ma in Italia si racconta che provocano Mosca

25 Maggio 2026 - 05:35
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I Baltici temono i droni, ma in Italia si racconta che provocano Mosca

C’è una linea che separa la realtà dalla propaganda. E in questi giorni passa per il Baltico.

Da una parte c’è la realtà: Estonia, Lettonia e Lituania vivono sotto pressione costante. Non nei talk show italiani, ma sul terreno. Campagne di sensibilizzazione pubblica contro le minacce ibride, istruzioni ai cittadini su cosa fare in caso di sabotaggi, cyberattacchi, blackout. E soprattutto droni. I governi baltici non discutono astrattamente della «percezione della minaccia»: la gestiscono quotidianamente.

È in questo contesto che i ministri degli Esteri nordici e baltici hanno diffuso nei giorni scorsi una dichiarazione congiunta per condannare quella che definiscono una campagna di disinformazione russa sulle incursioni di droni nello spazio Nato. Mosca sostiene che Kyiv utilizzerebbe i Paesi baltici come piattaforme o copertura per attacchi contro il territorio russo; accuse respinte sia da Kyiv sia dagli alleati Nato. Ma il dato politico è un altro: il rappresentante russo alle Nazioni Unite ha avvertito che l’appartenenza alla Nato «non proteggerà» Lettonia e altri Paesi baltici da eventuali ritorsioni. Una minaccia esplicita, che Estonia, Finlandia, Svezia, Norvegia, Danimarca, Islanda, Lettonia e Lituania hanno definito parte di una strategia intimidatoria russa.

Non è paranoia baltica. È la conseguenza geografica e storica di vivere accanto alla Russia di Vladimir Putin. Tanto che già nei mesi scorsi lo European Council on Foreign Relations metteva in guardia dal sottovalutare la pressione russa sull’Estonia e sull’intera regione baltica, spiegando come Mosca utilizzi una combinazione di pressioni militari, guerra psicologica e minacce ibride per destabilizzare il fronte orientale europeo.

Dall’altra parte, però, c’è la propaganda. O almeno una narrazione che finisce spesso per sovrapporsi a quella del Cremlino.

Nei giorni scorsi la diplomatica in pensione Elena Basile ha pubblicato un video sostenendo che «ormai dai Paesi baltici partono attacchi contro il territorio russo». Un’affermazione che riecheggia precisamente il frame promosso da Mosca: i baltici non come vittime di pressione russa, ma come aggressori provocatori.

Un anno fa, ospite del podcast BSMT, Marco Travaglio, direttore del Fatto Quotidiano, parlava di Stati baltici, Polonia e Germania che si armano «fino ai denti», aggiungendo che la Russia «magari» potrebbe considerarli delle minacce. Sempre un anno fa Alessandro Orsini sosteneva che «forse un giorno la Russia invaderà davvero i Paesi baltici, ma come conseguenza delle mosse della Nato in Ucraina e non come conseguenza di un progetto imperialistico». E Lucio Caracciolo arrivava a dire a Otto e Mezzo su La7 che i Paesi baltici – che, giova ricordarlo, non hanno un cacciabombardiere manco se messi assieme – vorrebbero invadere la Russia». Poi c’è Alessandro Di Battista, che a settembre firmava un pezzo dal titolo «I baltici e la guerra alla Russia».

Il punto non è negare il diritto al dissenso o al pacifismo. Il punto è che esiste una differenza tra criticare la Nato e adottare – consapevolmente o meno – la grammatica strategica del Cremlino. Perché mentre nei Baltici si distribuiscono linee guida ai cittadini per affrontare sabotaggi e droni, in Italia si continua a raccontare Estonia, Lettonia e Lituania come piccoli incendiari isterici che provocano Mosca.

Una narrativa che, non a caso, sta diventando sempre più pervasiva. Come ha scritto Carlo Calenda su X, «Nell’ultima settimana questa narrazione della Russia e dei suoi proxy in Italia e in Europa si è rafforzata. Un pessimo segno».

L'articolo I Baltici temono i droni, ma in Italia si racconta che provocano Mosca proviene da Linkiesta.it.

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