I “centrini” del Campo largo diventano una barzelletta: hanno più “gambe” che voti

23 Giugno 2026 - 20:12
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I “centrini” del Campo largo diventano una barzelletta: hanno più “gambe” che voti

I “centrini” del Campo largo diventano una barzelletta: hanno più “gambe” che voti

Le “gambe centriste” sono un rompicapo. Il centrosinistra prova a presentarsi come alternativa al governo, ma il conto delle sigle racconta la fatica dell’impresa: otto soggetti politici, varie “gambe” centriste da raccordare e più di un veto da smussare: le tessere di un mosaico impossibile. La premier giorni fa aveva appellato lo stato del campo largo come un puzzle fatto di tessere diverse. Ebbene, mai più immagine rende ben l’idea. La priorità di Elly Schlein e dei vertici del Pd restano le prossime elezioni politiche, ma il percorso verso la coalizione assomiglia già a una corsa a ostacoli tra alleati potenziali, diffidenze preventive e ambizioni difficili da incastrare. Non bastasse il problema dei problemi- la riconcorsa per la premiership tra Schlein e Conte-  e l’ancora bollente dibattito sul Renzi sì, Renzi no che la ormai celebre foto della taverna evoca ha innescato si aggiunge l’affollamento di “gambe” che rincorrono il centro, ma si fanno la guerra al tempo stesso. Dunque?

Più “gambe” che voti: il guazzabuglio dei centristi del Campo largo

Il percorso dell’alternativa passa dalle piazze dell’8 e del 15 luglio sul programma (che nessuno ha visto arrivare): appuntamenti condivisi con Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra. Sulla carta è il tentativo di dare sostanza politica alla coalizione, aggiungendo “pezzi”. Nei fatti, è anche il momento in cui torna a galla il problema dei problemi: la famosa «gamba centrista», quella che tutti evocano, qualcuno teme, altri vorrebbero guidare e nessuno riesce davvero a sistemare. Da una parte abbiamo il dialogo tra Progetto Civico di Alessandro Onorato, Più Europa di Riccardo Magi, il Psi di Enzo Maraio e Più Uno di Ernesto Maria Ruffini. Dall’altra parte, Matteo Renzi fa capire che la sua Casa Riformista non sembra destinata a entrare facilmente in un contenitore centrista deciso da altri. Intanto, la segretaria del Partito democratico, Elly Schlein, nella sua relazione alla Direzione nazionale del Pd dice tutto e il suo contrario:

Più veti che voti nei “centrini”  del centrosinistra: ma non erano pronti a governare?

“Siamo qui per costruire qualcosa di più largo di noi: per generare il nuovo e per farlo insieme per essere convincenti. Perché l’Italia ha bisogno di un’alternativa credibile e quell’alternativa non può che essere plurale e aperta al futuro e io sono convinta che insieme ci riusciremo”. Goffredo Bettini, intervenendo in direzione dice: “Renzi sta nel centrosinistra per me, perché sta combattendo e combatte da tempo con efficacia contro il governo Meloni e perché Renzi ha dichiarato di voler restare in questo campo”. Il leader del M5S, Giuseppe Conte dribbla il problema Renzi e intervistato da La Verità afferma: Renzi? “Adesso è il tempo del programma dopo sarà il tempo di chi coinvolgere. Poi ci sarà anche il problema della leadership”. Tutto dopo. Ma non erano pronti per governare?

E poi c’è Ruffini, che non vuole stare né con Onorato né con Renzi

Renzi non ha alcuna intenzione di fare da spettatore:  “Hanno paura del ruolo che possiamo giocare”, dice. Poi se la prende con le formazioni centriste che “spuntano una a settimana” e con chi, “da sinistra”, pretenderebbe di stabilire “chi e come debba guidare i riformisti”.  Tradotto vuol dire: il campo largo può anche allargarsi, ma Renzi non ha alcuna intenzione di stare a guardare senza avere un ruolo. Poi c’è Azione di Calenda. Un altro centro è quello che sta provando a costruire Ernesto Ruffini, ex direttore dell’Agenzia delle Entrate: i comitati Più Uno. Ruffini coltiva il suo spazio nel centrosinistra, ma non nel Pd. E nemmeno in Casa Riformista, o nel contenitore di Onorato. Insomma, più gambe che voti. O anche più veti che voti.

I centrini dividi in due liste

Ricapitolando, allo stato delle cose – e non pare che dalla direzione del Pd potranno uscire sintesi-  la situazione non sembra approdare a qualcosa di concreto. Perciò il centro, alle politiche sarà diviso in due liste, se non di più. Da una parte Onorato, i civici e con gli amministratori locali, con i vari Magi e Maraio. Dall’altra, Renzi, che continua a dire che si presenterà alle elezioni da solo. L’ex ministro Orlando la prende con filosofia: “C’è un confronto tra riformismi diversi”. E Bonaccini conclude: “Abbiamo detto che unire non è sufficiente per vincere, ma diventa condizione necessaria per provarci”. Ecco, auguri.

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