I primi 50 anni di Shevchenko: "Il Milan e l'Italia sono sempre nel mio cuore. Auguro la pace alla mia Ucraina, ecco come provo a salvare i giovani col calcio"

25 Settembre 2026 - 13:45
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Il Pallone d'oro 2004 si appresta a festeggiare un traguardo importante

Martedì prossimo, il 29 settembre, festeggerà i suoi primi 50 anni. Dopo una carriera straordinaria da calciatore, arricchita tra le altre dalla vittoria di un Pallone d'oro nel 2004, Andriy Shevchenko ha fatto di nuovo ritorno nella sua Ucraina. Da qualche anno non ricopre più il ruolo di commissario tecnico della nazionale, bensì l'ancora più prestigioso incarico di presidente della Federazione. Che ha assunto una valenza particolare, anche sotto l'aspetto sociale, in questi ultimi quattro anni funestati dalla guerra di resistenza contro la Russia. A La Gazzetta dello Sport, Andriy Shevchenko ha parlato anche di questo.

TEMPI DIFFICILI

“Ho questa missione, cercare di sostenere al massimo il calcio in Ucraina durante la guerra. Con tutte le difficoltà che incontriamo, cerchiamo di minimizzare le perdite. Non è una vita normale, la situazione è peggiorata molto soprattutto per i giovani: sotterranei, scuola on-line, attacchi che continuano. Ma cerchiamo di resistere e di adattarci, i Paesi europei ci stanno aiutando molto, il nostro budget è basato molto sui soldi che recuperiamo da Uefa e Fifa, ma siamo costretti a giocare le partite in trasferta e questo è molto più costoso”, racconta l'ex attaccante del Milan.

LE INIZIATIVE PER I GIOVANI

Che rivela a La Gazzetta dello Sport una delle iniziative più importanti per provare ad alleviare le sofferenze dei più giovani: “Tre anni fa abbiamo introdotto un torneo che si chiama School League, abbiamo iniziato con 12.000 ragazzi e ora siamo arrivati a 50.000. Il calcio e lo sport in generale giocano un ruolo fondamentale perché sono la loro unica occasione di svago. Ti aiuta a non andare in crisi ed entrare in un clima di emergenza permanente. E poi c'è il mio Pallone d'oro: l'ho recentemente recuperato e l'ho portato in Ucraina e, insieme a Blochin e Belanov (gli altri due ex calciatori ucraini ad averlo conquistato, ndr), abbiamo organizzato un tour intitolato “il quarto potrebbe essere tuo”. Un modo per motivare le nuove generazioni in questi tempi difficili”.

MILAN E ITALIA NEL CUORE

La chiacchierata coi colleghi de La Gazzetta dello Sport scivola poi sulla sua esperienza al Milan, la squadra che lo ha consacrato a livello internazionale. “Credo di essere sempre stato amato da tutti i tifosi perché sono stato regolare, non ho mai giocato con le emozioni degli altri. Quando vincevamo col Milan, era bello fare felici i nostri tifosi ma capivo anche l'amarezza degli altri. Il Milan è sempre nel mio cuore e sarò sempre un tifoso. E poi considero l'Italia la mia seconda patria. Non lamentatevi troppo del vostro momento, apprezzate la storia e pensate che avete molto talento dentro. Ripartirete, ci sono le persone giuste”.

VOGLIO LA PACE

Un desiderio per i 50 anni: “Voglio che la gente del mio Paese possa vivere in pace il prima possibile. Mentre nel calcio la mia sfida è fare tutto ciò che è in mio potere le generazioni future”.

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