I sentieri alpini sempre più contaminati dalla plastica

12 Luglio 2026 - 11:15
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lentepubblica.it

Le montagne sono spesso considerate uno degli ultimi rifugi incontaminati del pianeta. Boschi, vallate e sentieri d’alta quota evocano un ambiente lontano dall’inquinamento che caratterizza le aree urbane. Eppure, anche questi ecosistemi stanno subendo gli effetti della crescente presenza di rifiuti plastici.


A confermarlo è una ricerca condotta dall’Università degli Studi di Milano, che ha documentato una diffusione significativa di materiali plastici lungo numerosi percorsi escursionistici delle Alpi e delle Prealpi lombarde.

Lo studio, pubblicato sulla rivista scientifica Journal of Environmental Management, rappresenta uno dei più approfonditi monitoraggi realizzati finora in ambiente montano italiano e mette in evidenza un fenomeno che va ben oltre il semplice degrado paesaggistico. La presenza di plastica in alta quota, infatti, costituisce un problema ambientale destinato ad avere conseguenze sulla biodiversità e sulla qualità degli ecosistemi.

La plastica non risparmia nemmeno le aree più remote

Per anni si è pensato che l’inquinamento da plastica interessasse soprattutto città, coste e grandi corsi d’acqua. Le evidenze raccolte dai ricercatori dimostrano invece che il fenomeno si è ormai esteso anche ai territori montani, compresi quelli apparentemente più isolati.

La ricerca nasce proprio dalla volontà di comprendere quanto fosse realmente diffusa la presenza di rifiuti lungo i sentieri alpini. Da semplici osservazioni occasionali si è così passati a un’indagine scientifica sistematica, capace di misurare quantità, distribuzione e tipologia dei materiali rinvenuti.

Il progetto è stato sviluppato nell’ambito del dottorato della ricercatrice Taise Litholdo, sotto la supervisione dei professori Roberto Ambrosini e Marco Parolini, coinvolgendo anche altri studiosi italiani e internazionali. L’attività di ricerca si è svolta nell’arco di quattro anni, dal 2020 al 2024, attraverso numerose campagne di monitoraggio sul territorio.

Quasi mille rifiuti censiti lungo i sentieri

Per ottenere un quadro rappresentativo della situazione, il gruppo di ricerca ha analizzato 28 diversi transetti distribuiti tra Alpi e Prealpi lombarde.

Nel corso delle attività sono stati raccolti 979 rifiuti plastici, appartenenti sia alla categoria delle mesoplastiche sia a quella delle macroplastiche. Ogni elemento è stato catalogato considerando peso, dimensioni, composizione chimica e probabile utilizzo originario.

L’elaborazione dei dati ha permesso di stimare una presenza media di circa 35 oggetti plastici per ogni transetto monitorato, equivalenti a oltre 24 grammi di plastica per chilometro di percorso.

Si tratta di valori che testimoniano una contaminazione tutt’altro che occasionale e che indicano come il problema sia ormai stabilmente presente anche negli ambienti montani.

Gli imballaggi alimentari sono il rifiuto più frequente

Uno degli aspetti più interessanti emersi dalla ricerca riguarda la provenienza dei materiali rinvenuti.

La quota maggiore è costituita dagli imballaggi alimentari, che rappresentano circa il 31% del totale dei rifiuti censiti. Seguono, con percentuali decisamente inferiori, elementi riconducibili all’abbigliamento tecnico utilizzato durante le escursioni, materiali sanitari e componenti delle attrezzature sportive.

Questo dato suggerisce che la principale fonte di inquinamento non sia rappresentata dal trasporto della plastica attraverso vento o corsi d’acqua, bensì dal comportamento umano durante le attività ricreative.

Anche l’analisi dei materiali conferma la varietà dei rifiuti presenti. I polimeri maggiormente individuati sono risultati il polipropilene, seguito dal polietilene e dal PVC, tutti materiali largamente utilizzati nella produzione di confezioni e oggetti di uso quotidiano.

Il primo chilometro del sentiero è quello più esposto

Tra i risultati più significativi dello studio emerge un elemento che potrebbe rivelarsi particolarmente utile nella pianificazione delle future strategie di prevenzione.

I ricercatori hanno infatti osservato che la concentrazione dei rifiuti diminuisce progressivamente all’aumentare della distanza dall’inizio dei percorsi escursionistici.

In pratica, la maggiore quantità di plastica viene abbandonata nel primo chilometro dei sentieri, mentre procedendo verso quote più elevate il numero degli oggetti tende gradualmente a ridursi.

Questo andamento lascia ipotizzare che molti escursionisti disperdano involontariamente o volontariamente piccoli rifiuti nelle fasi iniziali dell’escursione, quando gli zaini sono ancora carichi di cibo, bevande e confezioni.

Al contrario, lo studio non ha individuato relazioni statisticamente significative tra la presenza di plastica e fattori quali altitudine, vicinanza ai rifugi alpini, posizione geografica o livello di frequentazione dei percorsi.

Un problema ambientale che coinvolge tutto l’ecosistema

La presenza di plastica nelle aree montane non rappresenta soltanto un danno estetico.

Con il passare del tempo, infatti, i materiali esposti agli agenti atmosferici si degradano progressivamente, frammentandosi fino a trasformarsi in particelle sempre più piccole. Questi frammenti possono contaminare il suolo, essere trasportati dalle acque superficiali e raggiungere ambienti naturali sempre più estesi.

Negli ultimi anni la comunità scientifica ha evidenziato come le microplastiche siano ormai presenti praticamente ovunque, dai ghiacciai agli oceani, fino agli organismi viventi.

Per questo motivo, monitorare anche le macroplastiche e le mesoplastiche rappresenta un passaggio fondamentale: ridurre la dispersione dei rifiuti prima che si degradino significa limitare la formazione futura di particelle ancora più difficili da intercettare.

Le possibili soluzioni per ridurre l’inquinamento in quota

Secondo gli autori dello studio, affrontare il problema non richiede necessariamente interventi complessi o particolarmente costosi.

Tra le proposte avanzate figurano l’installazione di punti per la raccolta differenziata all’inizio dei sentieri, la diffusione di piccoli contenitori riutilizzabili che gli escursionisti possano utilizzare durante le passeggiate e campagne di sensibilizzazione dedicate a chi frequenta abitualmente la montagna.

L’obiettivo è favorire comportamenti più responsabili e ridurre gli episodi di abbandono accidentale o volontario dei rifiuti.

Gli studiosi sottolineano infatti come la pressione antropica rappresenti oggi il principale fattore responsabile della contaminazione osservata lungo i percorsi alpini.

Proteggere la montagna significa intervenire prima che il problema cresca

L’indagine dell’Università degli Studi di Milano offre un quadro dettagliato di un fenomeno destinato ad assumere un’importanza crescente negli anni a venire.

Sapere che quasi mille rifiuti plastici sono stati individuati in appena 28 tratti di sentiero dimostra come anche gli ambienti considerati più naturali non siano immuni dagli effetti delle attività umane.

La ricerca mette inoltre a disposizione dati concreti che potranno essere utilizzati per pianificare politiche di prevenzione, campagne informative e interventi mirati nelle aree maggiormente esposte.

Preservare la qualità degli ecosistemi montani significa infatti non solo tutelare il paesaggio, ma anche proteggere habitat fragili che svolgono un ruolo fondamentale per l’equilibrio ambientale e climatico. Ridurre la dispersione della plastica lungo i sentieri rappresenta quindi una responsabilità condivisa, nella quale istituzioni, gestori dei parchi ed escursionisti possono contribuire in maniera determinante.

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