Venezuela, nuova scossa di terremoto a nord di Maracay. La Guaira ancora sotto le macerie, proteste contro la Presidente Rodríguez
Venezuela, la terra trema ancora. Nuova scossa di magnitudo 4.9, sale la rabbia contro il governo. Il governo di Caracas limita accesso allo stato di La Guaira
ll Venezuela non trova pace. A cinque giorni dai due violenti terremoti di mercoledì – magnitudo 7,2 e 7,5 – che hanno causato almeno 920 morti e il crollo di centinaia di edifici tra Caracas e La Guaira, il Paese è stato colpito da una nuova scossa. Alle 18:16 locali di ieri un sisma di magnitudo 4,9 ha interessato la zona centrale del Paese, con epicentro 44 chilometri a nord di Maracay, nello Stato di Aragua, a soli 4,6 chilometri di profondità. I dati sono stati confermati sia dalla Fondazione venezuelana per le ricerche sismologiche (Funvisis) sia dal Servizio geologico degli Stati Uniti (USGS). La scossa è stata avvertita in cinque stati: Carabobo, Aragua, Miranda, La Guaira e nella capitale Caracas. Nel corso della giornata, Funvisis ha registrato almeno altri 13 eventi di media o bassa intensità nelle aree di La Guaira, Naiguatá, Boca de Aroa, Maracay e San Felipe.
Mentre la terra continua a tremare, cresce la tensione. La presidente ad interim Delcy Rodríguez si è recata in visita all’edificio “Petunia”, una torre di 22 piani nella zona orientale di Caracas crollata durante i terremoti di mercoledì, dove le operazioni di soccorso sono ancora in corso. Ad accoglierla, però, non c’era solo il dolore: decine di residenti e familiari delle persone ancora intrappolate sotto le macerie l’hanno contestata duramente da dietro il cordone di sicurezza, come ha riferito un giornalista dell’Afp presente sul posto. “Ne abbiamo abbastanza di propaganda politica durante una tragedia come quella che stiamo vivendo”, hanno gridato. “Il governo non sta facendo nulla per la popolazione”.
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Intanto, il governo del Venezuela ha annunciato di aver limitato l’accesso allo stato costiero di La Guaira, il più colpito dai due terremoti di magnitudo superiore a 7 gradi della scala Richter che stando agli ultimi bilanci hanno causato 920 morti e 3.360 feriti. Il ministro dell’Interno del Venezuela, Diosdado Cabello, ha spiegato che l’accesso allo stato sarà limitato e soggetto a una registrazione preventiva obbligatoria gestita dal governo centrale di Caracas. L’obiettivo è quello di controllare il flusso di persone verso la zona del disastro e ottimizzare l’organizzazione delle operazioni di emergenza, evitando così l’arrivo di persone che non abbiano compiti specifici di soccorso o assistenza assegnati nell’area.
“È stato allestito un centro di registrazione, come ha indicato la nostra presidente, presso il Poliedro di Caracas affinché le persone possano recarsi lì per ottenere l’accesso allo Stato di La Guaira”, ha annunciato il ministro in una conferenza stampa. Cabello ha poi precisato che la misura mira a regolare il flusso di persone e veicoli per dare priorità alle operazioni di soccorso, in modo da non ostacolare i lavori in corso sul terreno. Pertanto, per accedere allo Stato di La Guaira, le autorità hanno stabilito un protocollo di controllo che comprende un punto di registrazione, un posto di controllo di frontiera e una normativa speciale per i veicoli a motore che operano nella zona.
Proprio a La Guaira si riversano da ore centinaia di veicoli privati e motociclette carichi di viveri e materiali di soccorso provenienti da tutta la regione, in particolare da Caracas. Gli sfollati chiedono a gran voce mezzi pesanti per rimuovere le macerie, mentre squadre di soccorso internazionali con macchinari specializzati stanno raggiungendo la zona. Il caos logistico si sovrappone all’emergenza umanitaria, in una città che non ha ancora finito di contare i propri morti. Intanto, le autorità venezuelane hanno aggiornato a 920 il numero dei morti e a 3.360 quello dei feriti a causa dei terremoti di magnitudo superiore a 7 sulla scala aperta di Richter registrati nel Paese.
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