La sinistra dichiara guerra all’aria condizionata: da Bonelli a Mélenchon, compagni che sudano

26 Giugno 2026 - 21:18
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La sinistra dichiara guerra all’aria condizionata: da Bonelli a Mélenchon, compagni che sudano

La sinistra dichiara guerra all’aria condizionata: da Bonelli a Mélenchon, compagni che sudano

Mentre l’Italia e mezza Europa affrontano l’ennesima ondata di caldo con temperature oltre i 40 gradi, la sinistra si accapiglia sull’ultima delirante battaglia ideologica. La guerra all’aria condizionata. In Francia, il leader politico di estrema sinistra Jean-Luc Mélenchon sostiene che installarla ovunque aggraverebbe la crisi climatica. Una posizione che sintetizza un certo ambientalismo: più che proteggere le persone, educarle alla rinuncia.

In Italia nessuno è arrivato a dirlo esplicitamente. Almeno per il momento. Ma l’estate è ancora lunga e qualcuno ha cominciato, non troppo timidamente, a lasciarlo intendere. Prendete Angelo Bonelli, il portavoce dei Verdi e deputato di Alleanza Verdi e Sinistra, rivendica nelle sue interviste di non avere il condizionatore in casa, trasformando la sua scelta personale in un vero e proprio manifesto politico.

Allarme rosso: i compagni vogliono togliere l’aria condizionata

Il punto è semplice: il cambiamento climatico non si combatte facendo sudare gli italiani. Le ondate di calore sono sempre più frequenti, le città diventano forni e gli ospedali registrano più ricoveri. Davanti a questa realtà esistono due strade. La prima punta sull’adattamento: edifici efficienti, più verde urbano, reti moderne, pompe di calore e aria condizionata dove serve. La seconda preferisce la rinuncia: consumare meno, sopportare di più, abituarsi al disagio. È il riflesso di un ambientalismo post sessantottino e pauperista che spesso trasforma ogni comodità in una colpa e ogni tecnologia in un sospetto.

Melenchon chiama, Bonelli risponde

L’aria condizionata non è un capriccio. Per anziani, bambini, malati cronici e molti lavoratori rappresenta uno strumento di tutela della salute. Certo, i climatizzatori consumano energia. Per questo servono impianti più efficienti e una rete elettrica più moderna. È una questione tecnologica, non morale. Qui emerge il paradosso: si promuove l’elettrificazione dei consumi e si investe nella transizione energetica, ma quando l’elettricità serve a raffrescare una casa durante un’ondata di calore diventa improvvisamente un lusso sospetto.

Il paradosso della transizione ecologica

La politica dovrebbe migliorare la vita delle persone, non convincerle che vivere peggio sia una virtù. Perché il caldo non guarda la tessera di partito. E quando il termometro supera i quaranta gradi, la differenza non è tra destra e sinistra, ma tra chi propone soluzioni concrete e chi continua a fare la morale.

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