Il Canada vuole salire sul jet di Italia, Giappone e Regno Unito

03 Luglio 2026 - 05:13
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Il Canada vuole salire sul jet di Italia, Giappone e Regno Unito

Il Canada si prepara a fare un primo passo, ancora prudente ma politicamente significativo, verso il programma di caccia di sesta generazione guidato da Regno Unito, Italia e Giappone. Secondo quanto riportato dai media giapponesi, Ottawa dovrebbe partecipare al Global Combat Air Programme come osservatore, con accesso controllato alle informazioni di sviluppo e con vincoli di riservatezza sulle tecnologie condivise. La conferma formale è attesa nel corso del prossimo incontro trilaterale tra i ministri della Difesa dei tre Paesi, previsto in occasione del salone aeronautico di Farnborough che si terrà dal 20 al 24 luglio prossimi nell’aeroporto britannico.

Il Gcap, che coinvolge la britannica BAE Systems, l’italiana Leonardo e il consorzio industriale giapponese Jaiec, è oggi l’unico grande programma occidentale pienamente avviato per la realizzazione di un sistema aereo di nuova generazione destinato a entrare in servizio entro il 2035. L’eventuale ingresso del Canada, anche solo in qualità di osservatore, è stato discusso dal ministro della Difesa canadese David McGuinty nel corso della sua recente visita in Giappone. È un ulteriore segnale della crescente attrattività del progetto oltre il perimetro originario.

Questa dinamica arriva in un momento di rafforzamento interno del programma. Il governo britannico, pressato da Tokyo, ha infatti sbloccato, attraverso il proprio piano di investimenti per la difesa, un pacchetto da circa 8,6 miliardi di sterline in quattro anni destinato al Gcap, evitando così una possibile interruzione del flusso di finanziamenti. Il nuovo impegno ha permesso di preparare un ulteriore contratto industriale per il consorzio Edgewing, la joint venture che coordina le industrie dei tre Paesi, dopo mesi di incertezza dovuti ai ritardi nella definizione del bilancio della difesa britannico.

Il superamento della fase di stallo finanziario è cruciale non solo per la continuità del programma, ma anche per la credibilità internazionale del progetto. Nei mesi precedenti, infatti, le difficoltà di bilancio di Londra avevano alimentato dubbi tra i partner, con Italia e Giappone preoccupati per la sostenibilità dei tempi di sviluppo e per il rispetto della roadmap che punta al primo volo entro la metà del prossimo decennio.

La mossa del Canada si inserisce in questo contesto di rafforzamento politico e industriale. Ottawa sta riconsiderando la propria strategia di procurement della difesa, storicamente fortemente legata agli Stati Uniti, e sta esplorando opzioni alternative sia in Europa sia in Asia. In questo quadro, il Gcap viene visto come una possibile piattaforma di lungo periodo per diversificare le forniture e ridurre la dipendenza dall’ecosistema statunitense dominato dall’F-35.

L’eventuale status di osservatore consentirebbe al Canada di accedere a informazioni sul programma senza partecipare direttamente allo sviluppo industriale. Si tratta di una formula sempre più diffusa nei grandi progetti multilaterali di difesa, utile ad allargare la base politica senza alterare immediatamente gli equilibri tra i partner fondatori.

Sul piano più ampio, la competizione tra programmi di caccia di sesta generazione riflette anche modelli industriali alternativi. Mentre il Gcap si consolida come piattaforma trilaterale con potenziale espansione controllata, il concorrente europeo Future Combat Air System (Fcas), guidato da Francia e Germania, ha recentemente subito una battuta d’arresto a causa delle tensioni tra Dassault Aviation e Airbus Defence and Space sulla governance e la leadership del programma.

Il risultato è una crescente divergenza tra due approcci: da un lato quello francese, che spinge per una leadership industriale chiara e una cooperazione selettiva; dall’altro quello del Gcap, che combina una struttura trilaterale consolidata con aperture graduali a nuovi partner esterni.

In questo quadro, la possibile partecipazione del Canada, insieme al recente rafforzamento finanziario britannico, suggerisce che il Gcap stia evolvendo da semplice programma industriale a piattaforma geopolitica più ampia. La competizione sui caccia di sesta generazione non riguarda infatti soltanto la prossima generazione di velivoli, ma la definizione degli equilibri industriali e strategici del mondo occidentale nei prossimi decenni.

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