Il cancro, la psiche, e gli scemi-intelligenti che parlano prima di capire

Maggio 09, 2026 - 05:06
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Il cancro, la psiche, e gli scemi-intelligenti che parlano prima di capire

Nel mio capitolo preferito di “La cura”, prima di chiedere «un taglio elegante» inteso non come di capelli ma di pezzo di corpo, Concita De Gregorio vuole fumare. È a curarsi il cancro, e vuole fumare. Chiede se non ci sia una sala fumatori, come negli aeroporti, e qualcuno, che immagino infermiere o simili, le dice che fumare fa malissimo, che non dovrebbe fumare.

Le dice «Fumare provoca il cancro». Lei non risponde: non è vero. Risponde: «Lo so, lo sanno tutti. È giusto che me lo ricordiate, è il vostro lavoro, lo rispetto tantissimo. Grazie. Comunque, se posso fare un’obiezione. Nel mio caso il verbo “provoca” è inadatto, per prevenire è tardi».

Ieri mattina ero nello studio di un medico, che mi spiegava che sì, quelli che avevano scritto il referto dell’esame che avevo già fatto consigliavano un approfondimento con un secondo esame, ma lui lo riteneva superfluo, giacché non c’erano le condizioni perché quel dubbio fosse cancro: quel tipo di cancro viene a gente che ha non ricordo già più quali caratteristiche, «solo dopo i cinquant’anni». «Ne ho cinquantaquattro». «Appunto, li ha appena superati».

Solo che non è vero, ho detto io che sono meno diplomatica di Concita. Solo che il cancro non sappiamo come viene, non abbiamo la più pallida idea di cosa lo scateni, e quindi è tutto a caso, sia chi ritenere al sicuro sia cosa ritenere cancerogeno. Lui ha sbuffato, e mi è venuto il sospetto fosse uno di quelli che dicono quelle frasi fideiste come «credo nella scienza».

C’è un portato terrificante della pandemia di cui non teniamo abbastanza conto, ed è il doppio binario degli scemi. Gli scemi-scemi sono facili da individuare: sono quelli che, nel 2026, ti parlano del greenpass, qualunque cosa fosse. Quelli che, se c’è un contagio misterioso su una nave, diventano isterici e iniziano ad accusare gente a caso sull’internet di smaniare per tornare a vaccinarsi, per tornare a mascherarsi (io per la verità smanio per tornare ad avere una scusa ufficiale per non fare le presentazioni dei libri).

Ma gli scemi più preoccupanti sono quelli che dovrebbero essere intelligenti. Quelli che «credo nella scienza». Quelli che non sono il primario che certo che lascia fumare Concita: sta per amputarle le tette, mica è scemo che si mette a dirle che fumare fa male. Quelli che durante la pandemia dicevano che andarsi a vaccinare era la cosa più bella che avessero mai fatto (pensa che vita ricca di soddisfazioni conduci nei giorni normali). Quelli che sanno che i loro like dipendono dall’essere quelli che stanno nella curva della scienza, in una tifoseria invece che in quell’altra.

Beatrice Mautino di mestiere fa la divulgatrice scientifica, qualunque cosa significhi. Giovedì ha pubblicato un post di Instagram che comincia con «Non ho ancora letto il nuovo libro di Concita De Gregorio», che era uscito da tre giorni e si legge in un’ora, ma si vede che le urgeva divulgare e non poteva aspettare.

Ha fatto un post con dei brani dell’intervista che Concita ha dato a Vanity Fair, in particolare uno in cui l’intervistatrice riprende la psicoterapeuta (anzi: oncoterapeuta) del libro, quella che, quando l’io narrante concitesco dice «Io lo so perché mi sono ammalata. So cosa mi ha fatto ammalare. Potrei persino dire: so chi mi ha fatto ammalare e quando è successo. Ma naturalmente questo non ha nessuna evidenza scientifica, me ne rendo conto», quella che allora le dà ragione.

Le risponde che «anche se non ha evidenza scientifica, come lei dice, è vero. Quello che sente è sempre vero». Beatrice Mautino prende la risposta di Concita De Gregorio sul cancro che ha ragioni psicosomatiche e la indica al ludibrio dei suoi trecentoseimila follower, ai quali già che c’è piazza anche il suo ultimo libro, uscito da nove mesi ma ancora in grado di produrre royalties, libro che vi spiegherà quel che Concita dice sia nel proprio libro sia nella risposta: che non ci sono prove scientifiche che il cancro sia psicosomatico.

Quel che Mautino non arriva a fare, e che avrei fatto io al suo posto (ma io sono una teppista), è dire che la ragione per cui la psicanalista asseconda Concita è che si guadagna da vivere con la fede nella psiche: certo che ti dice che quel che senti è vero. Non è che se dici a un prete «ho la sensazione che l’ostia sia il corpo di Cristo» quello ti risponde «secondo me sono tutte stronzate».

Mautino non lo fa, perché l’insieme dei credo-nella-scienza e l’insieme dei la-salute-mentale ha una incredibilmente grande intersezione, fatta di gente cui nessuno ha mai svelato che la psiche è una speculazione filosofica, non un dato scientifico.

Mautino non può dire al suo pubblico che se credi nella psiche poi crederai per forza anche nell’influenza della psiche sulle malattie. Né gli può dire che, se decidi che la psiche è una stronzata, poi non puoi più spiegare perché la differenza d’efficacia tra un principio attivo e il placebo non sia mai di cento a zero. Beatrice non può dire che è più complicato di quanto si possa spiegare in dieci slide, altrimenti il suo pubblico si spaventa.

Il suo pubblico è fatto di gente che commenta «non ho mai cercato una spiegazione al perché mi sia ammalata di cancro, succede, e francamente neanche mi interessa capire il perché» (nessuno è più religioso dei fideisti della scienza, ma anche nessuno è d’ottusità più sconvolgente: pensa ammalarsi d’una cosa di cui non si conosce la causa e avere l’encefalogramma così piatto da non essere curiosa – curare il cancro è a volte possibile, la morte cerebrale mai).

È fatto di gente che scrive «correlation is not causation, ma Concita non lo sa»: io ho un debole per la convinzione dell’internet che, se le banalità da calendario di Frate Indovino le dici in inglese, sarai un raffinato intellettuale che può illudersi che al mondo ci sia qualcuno che ne sa meno di lui. È fatto di gente che dice che «da qui il passo successivo è la narrazione della persona malata che combatte con fierezza il tumore», e questo rispetto a un libro che scrive per decine di righe che «non è una guerra, la malattia. Non si combatte, si affronta, ci si affida a chi sa: è quel che succede, è quel che è, come tutto nella vita. È scritta nel corpo e l’esito non dipende da noi». Ma il libro non l’ha letto nessuno, né Mautino né i suoi commentatori, nell’epoca che consuma i pezzettini: c’è lo screenshot d’una risposta a un’intervista, cosa ce ne facciamo del libro.

È fatto, il pubblico che commenta su Instagram, anche di una che prova a parlare di psicoimmunologia e si sente rispondere dalla Mautino «cosa impedisce agli psicoterapeuti che sostengono questi legami di farci degli studi e di dimostrarli?». La Mautino pensa che si possa mettere la psiche sotto un vetrino e dire vedete, le cellule delle psiche fanno questo. Cosa potrà mai andar storto in questa divulgazione.

«Mi sono consegnata alla sapienza dei medici, alle loro cure, direi alla Scienza, senza nemmeno andare a leggere on line i nomi e le proprietà dei farmaci che mi prescrivevano. Ancora oggi non li ricordo, non li ho mai veramente memorizzati. Voi sapete cosa devo fare, io non lo so. Ditemi, eseguo». Sembra un commento sull’Instagram della Mautino (c’è pure la maiuscola su «scienza»!), è un paragrafo di “La cura”. L’ha scritto Concita De Gregorio, quella di cui i commentatori della Mautino parlano come se avesse consigliato di curarsi con le tisane alla malva.

Abbiamo creato un habitat in cui gli scemi-intelligenti sono troppo scemi per riconoscere chi siede nella loro stessa tifoseria, e troppo smaniosi di sentire il suono della loro stessa voce mentre s’indignano di qualcosa, di qualunque cosa, per aspettare di capire di cosa stanno parlando prima di parlare. La psiche forse non esiste, il cancro di sicuro non sappiamo da cosa è causato, ma la divulgazione coi like certissimamente accorcia la vita al senso del ridicolo.

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