Il caso Bolloré e la minaccia degli oligarchi alla democrazia

L’apertura del festival di Cannes e le proteste contro lo strapotere del miliardario di estrema destra Vincent Bolloré sul mondo del cinema hanno richiamato l’attenzione su una questione estremamente delicata, che non riguarda solo Bolloré né solo la Francia, ma che trova qui un punto nevralgico, a un anno appena dalle elezioni che potrebbero vedere per la prima volta le forze del nazionalpopulismo antieuropeo – il Rassemblement National di Marine Le Pen e Jordan Bardella – andare al potere in quello che è di fatto, assieme alla Germania, il paese guida dell’Unione europea.
Ieri seicento professionisti del cinema francese hanno pubblicato un appello su Libération, spiegando che con la scalata del gruppo Canal+ a Ugc, una delle principali catene di sale cinematografiche del paese, Bolloré sarà presto in grado di «controllare l’intera filiera produttiva dei film, dal loro finanziamento alla loro distribuzione su piccolo e grande schermo».
Un problema tanto più preoccupante perché Bolloré – che ha peraltro cospicui interessi finanziari anche in Italia – non fa mistero di portare avanti un «progetto di civiltà» attraverso la sua tv CNews (una specie di Fox News francese), i suoi giornali e le sue case editrici, che ha usato per promuovere le sue posizioni di estrema destra e per diffondere fake news e teorie del complotto sull’occidente decadente e assediato dagli immigrati.
Il caso più significativo si è aperto a metà aprile, con il brusco allontanamento di Olivier Nora dalla guida di Grasset, che ha spinto ben duecento scrittori ad abbandonare clamorosamente la casa editrice. La ragione per cui non si tratta di questioni locali l’ha spiegata benissimo uno di loro, Olivier Guez, qualche giorno fa sul New York Times: «Pensate a Jeff Bezos e al Washington Post, a Rupert Murdoch e alla Fox News. Anche l’improvviso cambio al vertice della Grasset è un esempio di scuola di come i membri di un’élite sempre più potente e facoltosa trattino chi non la pensa come loro o non vede il mondo con i loro stessi occhi».
Fino a non molto tempo fa, prosegue Guez, uomini come Bolloré investivano in istituzioni culturali e gallerie d’arte per darsi un’aria sofisticata. Adesso non più. «Ora queste finzioni sono praticamente scomparse: il lupo non deve più travestirsi da nonna per ottenere ciò che vuole. Gli oligarchi non si nascondono più. Ostentano il loro potere, distruggono, sfruttano, intimidiscono e diventano più ricchi di qualsiasi altro gruppo di persone nella storia dell’umanità. Mostrano un totale disprezzo per il mondo e godono di completa impunità. Credono di essere invincibili. Il caso Grasset è una vicenda francese, e Nora è solo un uomo. Ma è un monito per tutti noi, per i democratici di ogni paese».
Ecco perché la crescente impopolarità di Donald Trump, negli Stati Uniti e ancor più qui in Europa, è certamente una buona notizia e un motivo di speranza per il futuro, ma non dovrebbe comunque farci sottovalutare la costante minaccia rappresentata dai suoi numerosi imitatori, alleati e sodali, a cominciare da quelli che ora fingono di distanziarsene, anche qui in Italia.
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