Il costo gli eventi meteo estremi: in Europa 822 miliardi di euro e 441mila vittime dal 1980

In due recenti rapporti dell’Agenzia europea dell’ambiente (Eea) si fa il punto sull’adattamento ai cambiamenti climatici e agli eventi climatici estremi. Lo stato dell'arte è allarmante: dal 1980 l’Europa si è riscaldata ad un ritmo doppio di quello medio globale, con una perdita economica di 822 miliardi di euro dal 1980 al 2024, e il 25% di queste perdite sono concentrate fra il 2021 e il 2024. Il dato delle vittime appare ancora più drammatico: 441.000 nello stesso periodo.
Nonostante l’Europa abbia intensificato gli sforzi sul lato “mitigazione” con una sensibile – ma ancora insufficiente – riduzione delle emissioni serra, i cambiamenti climatici continueranno ad intensificarsi nei prossimi anni. Per questo resilienza ed adattamento sono sempre più essenziali per proteggere le persone, l’economia e le infrastrutture.
Il primo Rapporto descrive lo stato di attuazione delle politiche di adattamento nei 32 Paesi europei che aderiscono all’Eea. I progressi sono reali, ma disomogenei. Ancora le azioni di adattamento non sembrano ben coordinate anche se tutti i Paesi hanno approvato strategie e piani. Il Rapporto ha proprio lo scopo di favorire un miglioramento delle policy in vista del “Quadro Integrato Europeo per la resilienza climatica” atteso per la fine del 2026.
Le politiche di adattamento sono inevitabilmente “orizzontali” e integrate, coinvolgendo livelli di governance (europei, nazionali e locali) e settori economici diversi: coordinare tutti questi livelli non sembra per niente facile, ed i risultati ad oggi sono frammentati. Le metodologie usate diverse, i dati non sempre disponibili e condivisi, il quadro finanziario incerto, l’impatto sulla popolazione vulnerabile non ben definito.
L’Europa si è dotata nel 2021 di una Strategia di Adattamento e per il 2026 è atteso il Piano europeo. La percezione del rischio nei diversi Paesi appare chiara, come indica la figura seguente. Le ondate di calore, i cambi di temperatura e di piovosità, alluvioni e siccità sono percepiti come fenomeni in crescita.

Il secondo rapporto dell’Eea su questo fronte si intitola “Piccoli ma potenti” e descrive le performance dei Comuni di dimensioni più piccole, che in Europa coprono il 40% della popolazione. Si tratta di comunità che risentono di scarse risorse finanziarie ed umane e di una difficoltà di accesso ai dati. Solo il 16% dei Comuni piccoli si è dotato di un Piano di adattamento, percentuale che nelle grandi città arriva invece al 28%. Il rapporto indica alcune soluzioni al problema: una governance multilivello in cui le istituzioni più forti aiutino i comuni piccoli, una migliore capacità di accesso ai dati e ai casi pratici di successo, integrazione delle diverse politiche. In realtà alcuni casi di piccoli comuni indicano che piani locali di adattamento possono essere molto efficaci anche a scale molto piccole.
Infine l’Agenzia ricorda che l’Europa si è dotata di una piattaforma molto ben strutturata interamente dedicata all’adattamento di cambiamenti climatici, denominata Climate Adapt, molto interessante. Navigando sul sito e cercando i “casi di studio”, si possono leggere le descrizioni di progetti di vario tipo in tutti i Paesi europei, dedicati ad infrastrutture blu, verdi e grigie, e a progetti di governance, engagement e informazione.
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