Il fratricidio liberal progressista che rischia di consegnare l’Eliseo a Le Pen

A proposito delle ragioni di crisi europea della sinistra, come del centrosinistra, è utile e profittevole guardare alla Francia, dove si sta mettendo in scena una piéce molto istruttiva. Infatti, con una foga degna di miglior causa, la gauche e il centro progressista francese stanno alacremente lavorando, di fatto, per consegnare il Paese a Marine Le Pen, o al suo pupillo Jordan Bardella.
Il primo a tessere questa sorta di complotto inconscio è Emmanuel Macron, che si guarda bene di fare quel che dovrebbe fare: designare un successore, assumere la regia di una investitura che rafforzi un suo esplicito erede, che garantisca la continuità del suo decennio all’Eliseo. Una forte candidatura di centro progressista tra tutte le forze politiche dell’area, intessuta con cura dal presidente uscente dispiegando tuto il suo prestigio, avrebbe infatti eccellenti possibilità di passare al secondo turno e anche di vincerlo contro l’estrema destra, attirando moltissimi voti della sinistra moderata.
Invece, il presidente tace, si disinteressa e lascia soprattutto e con gusto che i suoi ex primi ministri si sbranino, e si sbranano, che il suo partito si sbricioli, e si sbriciola, come se la cosa non lo interessasse minimamente. È una scelta cinica che ha una ragione scabrosa: Macron è infatti fermamente convinto che il suo successore non possa che essere Macron e quindi, non potendo presentarsi nel 2027 per il terzo mandato consecutivo ha un solo, chiaro obiettivo, praticamente declamato: lasciare che Le Pen o Bardella stravincano e poi, nel 2032 con un Paese ridotto a brandelli dalla presidenza di estrema destra, dato che la Costituzione glielo permette (a differenza di quella americana) presentarsi come salvatore della Francia. Non solo, anche come salvatore di un’Europa devastata dagli eccessi e dalle incompetenze del sovranismo regnante.
Un progetto appesantito da un eccesso di narcisismo e per di più dagli esiti del tutto incerti. Questo suo secondo quinquennio è stato infatti disastroso sul determinante piano della politica interna e peraltro solo contrassegnato da un maniacale presenzialismo in tutte le crisi internazionali, senza però che sia mai riuscito a governarne una, come pure ha sempre tentato, invano, di fare. Un presenzialismo che peraltro non è riuscito a evitare la sempre più evidente usura, se non rottura, dell’asse francotedesco, che pure aveva governato l’Europa per settant’anni. Altro, clamoroso, insuccesso del giovane presidente.
Ma il suo più grande fallimento è stato sulla politica interna, infatti il suo bassissimo indice di gradimento al 21 per cento è dovuto proprio a questo fondamentale scenario ed è conseguenza della sua scelta nel 2024 di sciogliere il parlamento e di indire elezioni anticipate. Una decisione presa in totale solitudine, senza consultare neanche il suo premier Gabriel Attal, che da allora ha rotto con lui, e che ha avuto come risultato l’elezione di una nuova Assemblée Nationale ingovernabile, con l’effetto di aver condannato la Francia a tre anni di governi di minoranza e quindi inefficaci, tanto che il debito pubblico è salito al 117,4 per cento.
A sinistra invece il gioco è un altro: il cannibalismo esasperato da un parossistico individualismo. Pure, il voto europeo e i sondaggi hanno indicato in Raphaël Glucksmann un candidato molto forte, in grado di passare al secondo turno e di attrarre su di sé anche i voti del centro per battere l’estrema destra. Ma la sua caratteristica di estraneo alle storiche e disastrose dinamiche della gauche – ha fondato un suo movimento liberal, La Place Publique – lo penalizzano. Così, la sinistra si frantuma in un vortice di litigi.
Jean Luc Mélenchon, sempre più antisemita, estremista e alla ricerca a qualsiasi costo del voto arabo, ha annunciato che si candida in perfetta solitudine per la quarta volta. I socialisti, che finalmente hanno rotto con lui, si sono così dati alla loro attività preferita: sbranarsi. In realtà ogni loro capocorrente punta a farsi candidare, François Hollande, ora deputato, nonostante un quinquennio tanto disastroso che nel 2017 neanche si è presentato per il secondo mandato, è l’unico che almeno lo ha detto apertamente. Gli altri capi corrente del Partito socialista, Olivier Faure e Boris Vallaud, invece non lo dicono, ma ci provano. Per il momento, esattamente come in Italia, hanno montato un dibattito sterile quanto acceso sul tema più repulsivo per l’elettorato: primarie sì o primarie no.
Identico, il cannibalismo nella gara per il candidato presidente al centro. I neogollisti si fanno poche illusioni di riuscire ad arrivare al secondo turno ma comunque si sbranano tra di loro. Gli aspiranti candidati sono Michel Barnier, Laurent Wauquiez e persino l’arrogantissimo e redivivo Dominique de Villepin, ex primo ministro per un breve anno di Jacques Chirac, che nella sua carriera può vantare poco più del merito di avere brigato con successo per fare condannare Nicolas Sarkozy.
La gara nel centro macroniano dunque è limitata a due ex primi ministri, dato che François Bayrou si è bruciato da solo imponendo col ricatto a Macron di essere nominato primo ministro, salvo poi dovere dimettersi dopo poco più di nove mesi passati senza concludere nulla. Gli aspiranti sono dunque il giovane e ambiziosissimo ex premier Gabriel Attal che ha conquistato il controllo del partito di Macron, Renaissance, ed Édouard Philippe, il primo premier del decennio di Macron, con eccellenti risultati, popolarissimo sindaco di Le Havre e a capo del partito Horizons, dunque con una base personale di consenso e una biografia politica ben più consistente e solida di quella del suo giovane sfidante.
In sintesi: sette o otto aspiranti sfidanti della Le Pen – o di Bardella – tutti di caratura o mediana o bassa, tranne Glucksmann e Philippe. Un coacervo di ambiziosi che senza accorgersene e ovviamente senza volerlo, con i loro complotti cannibalici e fratricidi stanno lavorando per il trionfo dell’estrema destra sovranista.
Un déjà vu, uno scenario che ha già trionfato in Inghilterra ed è molto frequente in Europa.
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