Il giallo del cantiere rosso: “Operaio senza protezioni sul tetto della Cgil”. Ma il sindacato smentisce

Un operaio sulla copertura della sede della Cgil di Torino, apparentemente senza casco e senza protezioni visibili. La fotografia finisce a La Stampa e, in un altro giorno, sarebbe probabilmente rimasta una piccola storia cittadina. Ma quelle immagini sono state scattate il 23 settembre, proprio mentre a Roma moriva Andrea Moretti, il rocciatore di 22 anni precipitato per una decina di metri mentre lavorava alla nuova illuminazione del Colosseo.
Una coincidenza che trasforma il caso torinese in qualcosa di più delicato. Tanto più perché, poche ore dopo, il segretario generale della Cgil Maurizio Landini avrebbe utilizzato proprio la tragedia del Colosseo per tornare all’attacco su precarietà e subappalti.
Il “cantiere rosso” e la replica della Cgil
Sul caso di Torino, però, il sindacato respinge nettamente l’idea che il lavoratore fosse esposto a un rischio. «Vorremmo rassicurare il lettore che premurosamente ha segnalato una presunta situazione di pericolo. Innanzitutto l’operaio non stava lavorando su un tetto, ma su una terrazza a copertura piana e lavorava in trattenuta, cioè con dispositivi di sicurezza anticaduta. La Cgil, impegnata quotidianamente nelle aziende e nei cantieri a garantire la sicurezza di chi lavora, non può che preoccuparsi innanzitutto di chi lavora nelle proprie sedi».
Una replica precisa, che va registrata. Quello che dall’esterno poteva apparire come un uomo senza casca, sostiene dunque la Cgil, era invece un lavoratore assicurato attraverso un sistema tecnico non immediatamente visibile nelle fotografie.
Ed è proprio questa spiegazione a rendere interessante il caso. Perché dimostra quanto sia facile formulare un giudizio osservando soltanto una parte della scena e quanto, quando si parla di sicurezza, contino invece procedure, dispositivi, responsabilità e verifiche tecniche.
Landini e la tragedia del Colosseo
Una cautela che sarebbe utile anche a Roma. Sul caso di Andrea Moretti, infatti, la Procura sta ancora cercando di ricostruire esattamente che cosa sia accaduto. Sono sette le persone iscritte nel registro degli indagati per omicidio colposo con violazione della normativa sulla sicurezza nei luoghi di lavoro: iscrizioni definite come un atto dovuto anche in vista dell’autopsia.
Andrea era un operaio specializzato proprio nei lavori in quota. È stato trovato con casco e imbracatura, mentre resta da chiarire il rapporto con la fune di sicurezza. Gli investigatori stanno valutando l’attrezzatura, le condizioni di illuminazione dell’area, le procedure seguite e non escludono neppure l’errore umano.
Eppure Landini ha già scelto la sua chiave: «La precarietà non è una sfortuna, la precarietà uccide. Ad esempio, quel ragazzo di 22 anni che è morto al Colosseo lavorava in un’azienda in subappalto». Il compagno ha quindi richiamato anche il referendum sul lavoro promosso dal sindacato e attaccato il governo sul tema della precarietà.
Il subappalto è sotto esame, ma la causa non è ancora accertata
Il subappalto esiste ed è uno degli elementi dell’inchiesta. Gli inquirenti stanno infatti analizzando la documentazione relativa alle società coinvolte nei lavori per la nuova illuminazione e alla catena degli affidamenti. Ma questo è precisamente il punto: un elemento sottoposto ad accertamento non è ancora la spiegazione di una morte.
Per stabilire perché Moretti sia precipitato serviranno la consulenza tecnica sull’attrezzatura, l’esame dei documenti, le immagini disponibili e l’autopsia. Il Corriere della Sera riferisce inoltre che gli investigatori stanno approfondendo anche le modalità concrete con cui il giovane stava operando al momento dell’incidente.
Il parallelo con Torino, allora, diventa quasi inevitabile. Quando le immagini riguardano la propria sede, la Cgil invita correttamente a guardare oltre l’apparenza e a conoscere i dettagli tecnici prima di parlare di mancata sicurezza. Lo stesso metodo dovrebbe valere quando si cerca la causa della morte di Andrea.
Il Colosseo in lutto aspetta risposte
Intanto il Colosseo resta chiuso. Dentro l’Anfiteatro Flavio pochi lavoratori hanno indossato una fascia nera al braccio, mentre fuori si fermano i turisti. Il ministro della Cultura Alessandro Giuli ha deciso di incontrare il personale del Parco insieme al direttore Simone Quilici prima della riapertura, anche per verificarne le condizioni psicologiche.
Per Andrea Moretti quella ricostruzione è appena cominciata. Ora si attende la verità.
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