Il grano cambia rotta e il prezzo sale

A Ust-Luga, sul Mar Baltico, un terminal che esportava fertilizzanti sta caricando anche cereali. A Murmansk, nell’Artico, si preparano le prime spedizioni di grano. Sono le rotte alternative cercate dagli operatori russi dopo gli attacchi che hanno ostacolato il traffico nel Mar Nero, da cui nella scorsa campagna passava quasi il 90 per cento delle esportazioni russe di cereali via mare. Secondo la società di analisi Sovecon, citata da Reuters, le esportazioni russe di settembre erano stimate a 2,45 milioni di tonnellate, circa la metà rispetto allo stesso mese del 2025.
La differenza spiega buona parte del problema economico legato al grano, che potrebbe ripercuotersi presto anche sulle nostre spese. La FAO prevede per il 2026 una produzione mondiale di grano di 810,7 milioni di tonnellate: inferiore a quella del 2025, ma comunque la seconda più alta mai registrata. Le scorte globali di cereali resterebbero relativamente confortevoli in termini storici. Una parte, però, si accumulerebbe proprio in Russia e Ucraina per le difficoltà di esportazione. Il grano esiste, dunque, ma la possibilità di farlo arrivare ai compratori è diventata meno certa. In agosto il prezzo internazionale del frumento è cresciuto del 2,6 per cento sul mese e del 15 per cento rispetto a un anno prima.
Per chi acquista, infatti, la quotazione è soltanto una parte del conto. Bisogna aggiungere il trasporto dai luoghi di produzione al porto, il nolo della nave, l’assicurazione, il cambio e il costo di tenere ferma la merce o il capitale quando una consegna ritarda. Una partita spedita dal Baltico anziché dal Mar Nero richiede anche treni, capacità di carico e contratti diversi. Reuters riferisce che le ferrovie russe stanno dando priorità ai cereali diretti alle nuove rotte e che i collegamenti verso le zone controllate hanno ricevuto sussidi statali.
L’International Grains Council ha rivisto al rialzo a settembre la previsione sul raccolto mondiale di grano per la campagna 2026-27, ma ha ridotto le attese sui suoi scambi internazionali. Le spedizioni dall’inizio della campagna procedono a un ritmo insolitamente lento a causa delle interruzioni nel Mar Nero: qui produzione e disponibilità per gli importatori non avanzano necessariamente insieme.
C’è poi il mercato finanziario. I contratti future permettono a chi vende e a chi compra di fissare in anticipo un prezzo o di proteggersi dalle sue oscillazioni; sono anche utilizzati dai fondi che cercano un rendimento. Le loro operazioni possono accentuare la volatilità, ma attribuire ai fondi l’intero rincaro del grano sarebbe una conclusione non realistica e non supportata dai dati. Nel rapporto della Commodity Futures Trading Commission del 22 settembre, i gestori finanziari risultavano complessivamente venditori netti, e quindi posizionati al ribasso, sul contratto del grano tenero trattato a Chicago: un invito a distinguere le scommesse finanziarie dai problemi materiali delle spedizioni.
Neppure l’aumento della materia prima si trasferisce automaticamente, nella stessa misura e nello stesso momento, sul prezzo di pane e pasta. Tra il campo e lo scaffale ci sono molitura, energia, lavoro, confezionamento, distribuzione e contratti di acquisto spesso conclusi mesi prima. La Banca centrale europea ha mostrato quanto i costi energetici e le diverse fasi della filiera incidano sull’inflazione alimentare. Va inoltre distinto il grano tenero, usato prevalentemente per le farine da panificazione, dal grano duro destinato alla semola: seguono mercati che non si muovono sempre allo stesso modo.
Per l’Italia, la questione determinante è capire non solo la quotazione internazionale, ma i costi di ricevere il cereale nella qualità necessaria, rispetto a un anno fa e rispetto al prezzo indicato dalle Borse. Il divario tra questi valori comprende la geografia della guerra e le scelte dei Paesi esportatori. Per sapere se arriverà fino al pane o alla pasta occorre poi osservare quanto di questo divario sarà assorbito da trasformatori, distributori e venditori. Il prezzo pagato dal consumatore è l’ultimo passaggio di questa storia, ma possiamo prevedere che non sarà indolore.
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