Il lusso della profumeria lenta: l’intervista a Paolo e Tiziana Terenzi

23 Agosto 2026 - 11:35
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Il lusso della profumeria lenta: l’intervista a Paolo e Tiziana Terenzi

Gli appassionati di profumeria di nicchia e artistica  conosceranno il nome di Paolo e Tiziana Terenzi per l’omonimo brand di fragranze. Quello che forse non sanno però, è che la storia della famiglia Terenzi non inizia con i profumi, ma con le candele. Il fil rouge è una famiglia che, da quattro generazioni, trasforma la materia in emozione senza mai perdere di vista l’artigianalità italiana. In un settore sempre più veloce, dove le fragranze nascono spesso inseguendo i trend, i fratelli Terenzi rivendicano una profumeria lenta, che preferisce restare fuori stock piuttosto che tradire la propria identità. Sullo sfondo c’è un’idea molto italiana di bellezza: quella Dolce Vita che, come racconta Tiziana, trasforma «con l’intelligenza delle mani» ogni materia in qualcosa di bello.

Il 2026 è l’anno dei profumi vintage

Famiglia, eredità, artigianalità italiana e la forza di non scendere a compromessi: sono queste le parole che definiscono Paolo e Tiziana Terenzi. E uno spirito imprenditoriale che parlava di sostenibilità prima ancora che il termine diventasse di moda.

Paolo e Tiziana Terenzi: dalle origini a oggi

Come inizia la storia dell’azienda Terenzi? Voi non avete iniziato con i profumi, corretto?
Paolo: L’azienda nasce nel 1968 da un progetto di nostro padre Evelino insieme al nonno Guglielmo. Prima, Guglielmo e suo fratello erano titolari di una cereria che produceva candele per il mondo liturgico. Negli Anni Settanta papà Evelino, con una visione sostenibile diversa, crea contrasti: il nonno esce con patto di non concorrenza e si dedica alle candele da compleanno, alimentari e sostenibili. Non era di moda parlare di green economy, ma nostro padre aveva questa sensibilità: per lui era impossibile produrre benessere distruggendo l’ambiente. Compra l’esclusiva di una paraffina per uso alimentare e applicazioni mediche che, ancora oggi, il benchmark mondiale della qualità nelle candele. Un vantaggio come partner dei maggiori brand del lusso e del beauty.

Paolo e Tiziana Terenzi – Photo Courtesy Terenzi

Tiziana: Nostro nonno aveva anche una passione: coltivare piante e fiori che potessero diventare ingredienti per realizzare colonie. Insieme uniscono le due abilità, quella del ceraio con quella del profumiere, per creare la prima candela profumata, sicuramente in Europa, probabilmente nel mondo. La candela profumata che diventa popolare negli Anni Ottanta in realtà prima non esisteva. Loro trovano il modo per farla e da lì nasce tutto. Quella prima candela, cilindrica e semplice, la produciamo ancora oggi in memoria di quel progetto.

Paolo: Nel 2010-2011 iniziamo a pensare a un progetto tutto nostro, per esprimere tutte le nostre competenze senza i compromessi che normalmente si affrontano quando si lavora per un cliente esterno. L’idea era che fosse firmato da Tiziana, erede designata di papà, e che fosse un tributo alla sua memoria. Siamo andati alla prima fiera Esxence in via Turati: 700 visitatori in una settimana. Abbiamo conosciuto i primi partner e siamo partiti con quattro fragranze, create per esprimere sentimenti ed emozioni, senza nessun tipo di appeal commerciale. Quelle fragranze sono ancora oggi in catalogo.

Paolo e Tiziana Terenzi: la storia di profumi

Se doveste individuare tre fragranze che rappresentano la storia della famiglia Terenzi, quali sarebbero e perché?
Tiziana: Sicuramente Kirké, il nostro bestseller ispirato alla dea Circe. È la fragranza che ci ha dato la maggiore visibilità, abbiamo festeggiato il decennale con una nuova creazione. Mi affascina perché racconta un’attitudine profondamente italiana: trasformare, con l’intelligenza delle mani, ogni materia in qualcosa di bello.

In apertura un bouquet lussureggiante di frutta dolce, come frutto della passione, pesca e pera, miscelati con lampone e ribes nero. Poi la carezza del mughetto e il calore dell’eliotropio si fondono con la forza del legno di patchouli e del muschio. Kirké Extrait de Parfum, Tiziana Terenzi.

La seconda è XIX March, una delle prime quattro fragranze. I primi distributori a credere in noi arrivavano dai Paesi arabi, che hanno subito riconosciuto la qualità del progetto. È dedicata alla festa del papà e reinterpreta il mondo della colonia con uno stile contemporaneo e tutta l’energia della Romagna in primavera. La terza è Atlantide, il profumo che indosso più spesso. L’ho creato per il compleanno di Paolo. Racconta il coraggio di affrontare nuove avventure anche quando la vita sembra averci già dato tutte le risposte.

Paolo: Io aggiungerei Ecstasy, una delle nostre prime quattro fragranze. È forse il manifesto più autentico della nostra idea di profumeria: un’espressione artistica pura, nata senza inseguire il mercato, dove anche i contrasti trovano un equilibrio positivo. Confermo poi Kirké. Siamo stati tra i primi a costruire un agrumato con una presenza così importante. È stato copiato moltissimo, sia nella contraffazione sia nello stile, e questo, in fondo, ci rende orgogliosi. La terza fragranza, però, è quella che deve ancora nascere. Non voglio fermarmi a celebrare il passato. La quarta generazione è già entrata in azienda e noi abbiamo ancora tanti progetti. La fragranza più importante è sempre la prossima.

Atlantide Extrait de Parfum, Tiziana Terenzi.

Il processo creativo e il rapporto lavorativo

Come nascono le fragranze in casa Terenzi? Come funziona il vostro rapporto creativo tra fratelli?
Paolo: Abbiamo sempre lavorato insieme, facciamo praticamente tutto insieme, ma non abbiamo assolutamente le stesse idee. E per fortuna, aggiungerei, perché avere le stesse idee significherebbe che uno dei due non serve. Siamo lo specchio uno dell’altro: ci mettiamo di fronte ai nostri limiti senza filtri, sapendo che alla base c’è rispetto e amore. Abbiamo un accordo non scritto: se entrambi non siamo d’accordo, non si fa. In 25-30 anni di lavoro insieme, questa simbiosi ha retto perché nessuno dei due è capace di essere felice se non vede felice anche l’altro. Seguiamo tutta la produzione dal momento creativo fino alla spedizione, a volte fino al caricamento in negozio. L’azienda per noi è un altro figlio, una creatura in cui si rispecchiano i sacrifici e la passione di nostro padre, di nostro nonno, di tutta la famiglia.

Tiziana: Io credo che il nostro punto di forza sia l’essere diversi e profondamente uniti, con una grande fiducia reciproca. Non facciamo le cose per omaggiare il nostro ego, ma per il bene dell’azienda. Il mio mantra è l’autenticità. Se le cose che si raccontano in una fragranza, nel lavoro di Paolo, nella presentazione, nello storytelling, partono dal cercare di essere autentici, a volte anche lasciando il segno dell’imperfezione che fa parte della vita, allora il risultato ha un senso.

XIX March Extrait de Parfum, Tiziana Terenzi.

Con oltre 200 fragranze in catalogo, come si fa a sorprendere ogni volta senza essere ripetitivi?
Tiziana: L’idea creativa alla base di ogni fragranza nasce da un’emozione vissuta. Si crea qualcosa perché c’è bisogno di crearlo, perché c’è bisogno di fissare un momento nella memoria. E si rievoca quel momento ogni volta che si annusa il profumo. Quando quell’emozione diventa universale, cioè quando passa dall’esperienza personale a qualcosa di condivisibile, diventa interessante anche per gli altri. Ma non guardiamo mai la fragranza come qualcosa che debba stupire per forza: deve avere una coerenza con il progetto stilistico. Solo con la coerenza rimani identitario.

Paolo: In una parola: autenticità. E rimaniamo fedeli a questo anche nella scelta delle materie prime. Lavoriamo con le grandi case fragranziere, ma nelle nostre creazioni manteniamo il rapporto diretto con i piccoli produttori con materie prime dalle caratteristiche uniche. Con quell’alfabeto si costruisce la frase e poi la sentenza: l’idea di quello che vogliamo trasferire per rievocare l’emozione.

Cos’è la profumeria di nicchia per Paolo e Tiziana Terenzi

Qual è la linea sottile che fa smettere un marchio di essere di nicchia?
Paolo: Quando ho iniziato, Esxence in via Turati era uno dei momenti più alti della profumeria: un evento per pochi, per lo più esperti e appassionati. Oggi quella linea è stata distorta dal mercato. Le acquisizioni dei grandi gruppi hanno creato le cosiddette nicchie commerciali, facendo perdere il progetto artistico che c’era dietro ai piccoli brand indipendenti. Noi abbiamo fatto un passo indietro almeno tre o quattro anni fa: preferiamo essere fuori stock piuttosto che replicare una fragranza con materie prime sintetiche ed essere presenti solo nei posti che possono dare valore aggiunto, preparazione, rispetto.

Tiziana: Io sono convinta che nicchia debba partire da un concetto di contingentato. Per noi per il motivo evidente: non possiamo produrre quanto produce un grande gruppo con le molecole sintetiche, perché abbiamo il limite della materia prima. E questo è un pregio. Poi ci sono tanti nuovi brand, alcuni validi, altri solo buone operazioni di marketing con un profumo proveniente da un grande gruppo e una bella comunicazione. Il consumatore finisce per essere disorientato. Noi seguiamo le tradizioni, rimaniamo fedeli a quello che ci è stato insegnato. Non sarà per tutti, sarà per chi ha il piacere di scoprire queste cose.

Ecstasy Extrait de Parfum, Tiziana Terenzi.

Lo sguardo al futuro

Cosa volete lasciare in eredità alle generazioni future?
Paolo: L’idea è di lasciare gli insegnamenti di nostro nonno e di nostro padre. Stiamo cercando di rallentare rispetto alla frenesia del presente, mantenendo i valori della tradizione ma guardando al futuro: nella nostra azienda facciamo investimenti con un ritorno a cento anni. L’azienda porta il nome di nostro padre perché sia il monito per non perdere mai quello che lui ci ha trasmesso. Ai nostri ragazzi abbiamo dato libertà di scelta, senza imporre nulla, perché questo lavoro devi amarlo. È faticoso, ogni volta è un esame che la vita ti propone.

Tiziana: L’idea è di essere un ponte. Lasciare il senso del valore del nome di famiglia: il valore per l’integrità, per l’onestà. Su quello dobbiamo lasciare una traccia alla prossima generazione. È una missione più che un lavoro, perché abbiamo ancora l’amore di famiglia.

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