Il Nicaragua sandinista è il vero avanposto della Russia nell’America Latina

La settimana scorsa Nicaragua e Federazione Russa hanno ratificato un accordo di cooperazione militare firmato a Mosca nel settembre 2025. L’intesa consolida la presenza russa nel Paese (prossima battaglia del Trumpgender?) e rafforza gli strumenti di sorveglianza e controllo sociale del regime sandinista, anche oltre i confini nazionali.
Il testo ufficiale della legge approvata a Mosca definisce le linee della cooperazione militare bilaterale e include la tutela degli interessi dei cittadini russi impegnati in missioni sotto giurisdizione nicaraguense. Sul piano operativo prevede scambio di informazioni militari, addestramento congiunto delle forze armate e coordinamento su minacce considerate globali e regionali, come terrorismo internazionale e pirateria marittima.
L’accordo comprende anche la cooperazione nella gestione delle cosiddette “ideologie estremiste” e delle attività terroristiche, oltre a un rafforzamento complessivo dei sistemi di sicurezza. Il co-ministro degli Esteri nicaraguense Valdrack Jaentschke ha dichiarato che il Paese «sta lavorando fianco a fianco con la Russia per l’emergere di un nuovo ordine mondiale multipolare, più giusto, più solidale, in pace, sicurezza e benessere».
Ma accanto alla dimensione militare si sviluppa una rete di influenza culturale e politica attraverso i centri Casa Russia (non esistono solo Biennali…), gestiti dall’agenzia governativa russa Rossotrudničestvo. Offrono corsi di lingua, mostre e attività culturali, ma sono anche strumenti di diffusione della narrativa del Cremlino e di consolidamento dei rapporti con governi alleati. Nel mondo se ne contano decine, incluso uno presente in Italia, e di recente hanno partecipato a programmi internazionali come il World Youth Festival Assembly 2025 a Nizhny Novgorod, con partecipanti da numerosi Paesi.
In Nicaragua questa presenza si è tradotta anche in iniziative culturali e mediali che hanno diffuso la narrazione russa sul conflitto in Ucraina. Lo scorso anno sono state organizzate mostre e la proiezione di un documentario sulla cattura di Mariupol e sulle “Nuove regioni della Russia”, con contenuti che riprendevano le tesi del Cremlino sul “fascismo in Ucraina”, sul “salvataggio dei russi” nel Donbass e sui “cambiamenti positivi” nei territori occupati. Un’impostazione che riflette l’allineamento politico del governo Ortega alla narrativa russa.
Managua ha inoltre riconosciuto formalmente l’annessione russa di Donetsk, Luhansk, Zaporizhzhya, Kherson e Sebastopoli lo scorso luglio, firmando accordi di cooperazione con queste regioni, con la partecipazione di Laureano Ortega Murillo, figlio del presidente Daniel Ortega. Dal 2022 il Nicaragua collabora con i media statali russi RT e Sputnik, trasmettendo contenuti pro-russi e anti-occidentali; nel 2023 RT ha aperto una sede nella capitale, offrendo formazione e strumenti ai giornalisti locali. Mosca ha rafforzato anche la sua presenza militare e tecnologica nel Paese. Il Nicaragua ha partecipato come osservatore alle esercitazioni congiunte “Zapad 2025” in Bielorussia, che hanno coinvolto circa trentamila soldati russi e bielorussi. Nel Paese, la Russia ha sviluppato una rete di cyber-sorveglianza attraverso tecnologie avanzate e infrastrutture informatiche gestite da personale legato ai servizi di intelligence. La Direzione dell’intelligence militare nicaraguense monitora segnali telefonici, televisivi e radiofonici, controllando gruppi considerati sovversivi e comunicazioni sensibili. A questa rete è stato integrato il software SORM-3, sotto supervisione russa, per la sorveglianza di comunicazioni digitali, telefoniche, transazioni finanziarie, ambasciate straniere e potenziali oppositori del regime. La base di Cerro Mokorón, a sud di Managua, è diventata uno dei principali centri di cooperazione tecnico-militare e intelligence russa nel Paese.
Il legame tra Managua e Mosca risale al primo governo sandinista (1979-1990), l’Unione Sovietica fu il principale fornitore militare del Nicaragua. Ad oggi è sostanzialmente unidirezionale: Ortega ottiene controllo sociale, sostegno militare e allineamento geopolitico; Putin guadagna una piattaforma strategica e un’alleanza opportunista. Ortega sfrutta il legame con Mosca e gli incontri con Putin per consolidare il proprio potere, mentre la Russia utilizza il territorio nicaraguense per estendere la propria influenza nel tradizionale “backyard” latino di Washington.
Il tutto si inserisce in un contesto interno già caratterizzato da un sistema di vigilanza estesa, rafforzato dal Consejo del Poder Ciudadano, dalla Polizia e da circa ottantamila paramilitari arruolati all’inizio del 2025, impiegati nel controllo sociale e religioso. Il rapporto “Nicaragua, Iglesia Perseguida” curato dall’avvocata in esilio Martha Patricia Molina Montenegro, considerata una delle principali voci sulla persecuzione della Chiesa sotto il regime dei dittatori Daniel Ortega e Rosario Murillo, documenta dal 2019 le violazioni contro il clero cattolico. Il dossier, giunto nel 2025 alla settima edizione e consegnato anche a Papa Leone XIV in occasione del Giubileo dei Migranti, raccoglie 1.010 episodi tra aprile 2018 e luglio 2025, tra aggressioni, restrizioni e attacchi ai luoghi di culto, descrivendo una repressione continua e oggi al suo massimo livello, con libertà religiosa limitata, attività ostacolate ed esilio forzato di sacerdoti e religiosi.
In Nicaragua il controllo sulle attività religiose si è esteso anche alla vita quotidiana del clero. In diverse parrocchie i sacerdoti devono comunicare in anticipo contenuti e luoghi delle celebrazioni, mentre i loro movimenti sono soggetti a segnalazioni e verifiche costanti. La presenza di agenti, controlli sui dispositivi e attività di monitoraggio contribuiscono a un sistema di sorveglianza continua. Un sacerdote, recentemente intervistato in forma anonima da ACI Prensa, descrive un contesto in cui ogni spostamento deve essere notificato e ogni attività verificata dalle autorità. Anche le omelie con contenuti sociali possono comportare conseguenze come arresto o espulsione. Secondo la sua testimonianza il sistema di controllo resta costante in tutte le attività pastorali. Una sorveglianza costante per intimidire sacerdoti e fedeli accusati di opposizione all’orteguismo, l’unica forma di culto consentita
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