Ex Ilva, colpo di scena in Cassazione: il PG apre ai ricorsi contro lo stop dell’area a caldo

06 Ottobre 2026 - 21:25
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Ex Ilva, colpo di scena in Cassazione: il PG apre ai ricorsi contro lo stop dell’area a caldo

MILANO/TARANTO – Un colpo di scena giudiziario riapre improvvisamente i giochi sul futuro dell’ex Ilva. Il Procuratore Generale della Corte di Cassazione ha aperto ai ricorsi di Ilva Spa e Acciaierie d’Italia, depositando una requisitoria favorevole ad alcuni dei motivi centrali sollevati dai legali delle due società. La posizione della Procura generale arriva in un momento di massima tensione e si pone in netto contrasto con la decisione della Corte d’Appello di Milano, che poche ore prima aveva confermato il blocco dell’area a caldo respingendo l’istanza di sospensiva delle aziende.

Nella memoria depositata, la magistratura inquirente solleva pesanti perplessità sui provvedimenti che impongono lo spegnimento degli impianti, a partire dal delicato nodo dell’amianto. Per il PG la valutazione va infatti rivista, poiché i materiali pericolosi si trovano confinati all’interno dei sistemi di preriscaldamento dell’aria e non è stata accertata alcuna reale dispersione di fibre nell’ambiente circostante.

La Procura critica anche l’uso del principio di precauzione da parte dei giudici milanesi. L’accusa al tribunale è quella di aver ignorato i parametri ufficiali dell’Autorizzazione Integrata Ambientale, sostituendoli con valori non determinati e basati su dati epidemiologici del passato. Di conseguenza, l’ordine di fermare l’area a caldo entro tre mesi non può essere considerato una misura cautelare temporanea, ma equivale nei fatti a un decreto di chiusura definitiva dell’intera acciaieria.

Il parere del PG non è vincolante, ma introduce un elemento di forte peso politico e legale. Offre una sponda decisiva alle aziende, che da mesi considerano lo spegnimento degli altiforni un punto di non ritorno tecnico ed economico. L’ultima parola spetta ora alle Sezioni Unite della Corte di Cassazione, che esamineranno ufficialmente i ricorsi il prossimo 20 ottobre 2026. Sarà quello il vero spartiacque per il destino produttivo di Taranto, per la tutela della salute e per i piani di vendita del polo siderurgico.

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