Il ruolo della comunicazione nell’ambiente condominiale

Tra le tante informazioni utili contenute nel Vademecum Energetico Condominiale, recentemente firmato da Pasquale Luca Giardiello, Giuseppe Milano e Sergio Roncucci per i tipi di Pacini editore, il contributo di Stefano Martello si interroga sul possibile apporto della comunicazione per sedimentare il principio relazionale nell’ambiente condominiale, attraversato da mille aspettative di parte. E per questo, potenzialmente conflittuale.
Con lo stile disincantato e tagliente che lo contraddistingue, Martello parte da due esperienze personali di condomino (una sconfitta ed una vittoria) per raccontare quanto sia fondamentale, in un ambiente generalista, il consolidamento di un flusso comunicativo trasparente e paritario.
In questa direzione, il primo passo è quello di fare chiarezza su ciò che è comunicazione e su ciò che non lo è. Molti, infatti, ancora interpretano la comunicazione come una attività istintiva e persuasiva, dimenticando che il suo scopo è quello di mettere in comune ambienti, persone, condotte nella cornice di un macro sistema che informa e che, nel contempo, coinvolge e fidelizza, rendendo sempre più consapevoli i comportamenti.
Il secondo passaggio è di natura più tecnica e mira ad irrobustire la figura dell’amministratore di condominio con nuove competenze che si affiancano a quelle tradizionali (giuridiche, tecniche e contabili) lasciando all’attitudine comunicativa il giusto tempo per incardinarsi nelle dinamiche di organizzazione e gestione.
Sul tema, Martello è molto chiaro: «Non dobbiamo ripetere gli errori del passato, tentando di imporre dotazioni e metodologie in un ambiente che non le ha formalmente richieste e che, di fatto, non le ha mai utilizzate. Dobbiamo, al contrario, riflettere cinicamente su quelle dotazioni che effettivamente servono nella cornice di una azione di ingresso e di accreditamento che comporta un cambiamento radicale dei rapporti, delle responsabilità e delle modalità di interazione».
L’autore ne identifica essenzialmente tre. Il Crisis management la cui stessa struttura – composta da tre fasi interconnesse: prevenzione, confronto e misurazione – può rappresentare un importante banco di prova per testare la capacità di un condominio di diventare (e rimanere) una comunità caratterizzata da onori ed oneri relazionali. E, sul versante delle dotazioni, l’adozione delle metodologie della facilitazione e della spinta gentile che, meglio di altre, possono favorire la nascita di un clima maturo reciprocamente partecipativo.
Sulla prima metodologia, Martello rappresenta alcuni possibili rischi percettivi che dobbiamo tenere in debita considerazione: «Molti pensano che la facilitazione non sia altro che una delle tante tecniche di pressione per orientare decisioni e comportamenti, ma non è così. Il facilitatore è, in realtà, una figura neutrale che stimola una soluzione condivisa di problemi complessi e, più in generale, promuove negli aderenti al processo una consapevolezza che aiuta decisioni più ponderate. Tutto questo, però, deve essere spiegato prima ed esige, quindi, una fase di ascolto preliminare».
Martello ritorna, qui, sul tema del passo comunicativo, oggi troppo veloce nelle azioni ed immediato negli esiti, auspicando un modello più lento che abbia come unico scopo il consolidamento di un legame naturalmente calibrato sul medio lungo periodo e non più contingente.
«La mia proposta – argomenta Martello – può apparire antistorica o, peggio, stupidamente utopica, ma la verità è che se vogliamo salvaguardare il valore della comunicazione e la nostra personale autorevolezza, non solo nella comunità condominiale ma in generale, non abbiamo altra scelta. Continuare ad affermare che la comunicazione è relazione e pretendere poi che gli esiti di questa relazione siano immediati, ci espone, nel migliore dei casi, ad una accusa di incoerenza intellettuale».
Discorso sostanzialmente analogo per la spinta gentile (nudge), che stimola comportamenti responsabili senza utilizzare il grimaldello dell’obbligo e del divieto, consolidando un senso di fiducia tra le parti e mitigando, così, il rischio di contraddizioni (intellettuali, decisionali, comportamentali) tra ciò che si vuole essere e ciò che si è. Anche in questo caso, il riferimento è al presente e a quelle contraddizioni tra ciò che si pensa e i comportamenti tenuti, soprattutto in ambito ambientale, sintetizzati nell’acronimo Nimby.
Ne esce fuori, così, un quadro che lo stesso Martello definisce “in torbido equilibrio”, tra “sintomi” relazionali e terapie che al momento sembrano privilegiare il mero tecnicismo; resiste, tuttavia, la promessa di un cambiamento consapevole che origina da un approccio multidisciplinare. In cui ogni componente non sia percepita come un antidoto salvifico ma, molto più semplicemente, come un mero tassello. E questo stesso apparato ne è un esempio lampante, nel momento in cui sceglie di non entrare nel vivo della materia, stabilendo che non è ancora il momento.
Che altro deve essere stabilito, confrontato e confermato. Un segnale, insomma, che merita di essere approfondito.
Qual è la tua reazione?
Mi piace
0
Antipatico
0
Lo amo
0
Comico
0
Wow
0
Triste
0
Furioso
0
Commenti (0)