Riparte al Senato la discussione sul ddl caccia, opposizioni contro il governo: «Grave aver nascosto la lettera della Commissione Ue»

Mercoledì le commissioni Ambiente e Agricoltura del Senato riprendono l’esame del disegno di legge 1552 riguardante la caccia e quella che si preannuncia è una seduta decisiva per capire come proseguirà l’iter di questo contestato provvedimento. La maggioranza, che nelle scorse settimane ha bocciato gli emendamenti presentati dalle opposizioni, punterà a lasciarsi alle spalle anche le ultime proposte di modifica accantonate, mentre il centrosinistra promette battaglia facendo perno sulle obiezioni mosse a livello europeo e tenute nascoste dal governo Meloni.
Le parlamentari e i parlamentari del Pd delle commissioni Ambiente e Agricoltura di Camera e Senato hanno scritto una dura nota nei confronti di Palazzo Chigi e della destra. La scoperta della lettera della Commissione europea, scrivono deputati e senatori dem, «inviata a dicembre scorso e tenuta nascosta dal governo italiano, con cui Bruxelles boccia l’orribile Ddl di riforma della caccia, è un fatto grave per due ordini di ragioni: nel metodo, perché la maggioranza si è assunta la responsabilità di seppellire in un cassetto un documento ufficiale europeo nascondendolo alle opposizioni; nel merito, perché il documento evidenzia le gravi violazioni contenute nel testo in discussione al Senato rispetto alle Direttive Ue 'Uccelli' e 'Habitat' e che riguardano l’ossatura stessa del Ddl tra cui: l’estensione della caccia fuori stagione; ‘'indebolimento del parere scientifico di Ispra; l'uso di visori ottici; la liberalizzazione dei richiami vivi con rischi concreti di bracconaggio e traffici illegali». Per i parlamentari del Pd si tratta dunque di «una severa bocciatura del Ddl di riforma della caccia giunta addirittura in anticipo rispetto all’approvazione parlamentare come da prassi consolidata». Concludono i parlamentari dem: «La maggioranza prenda atto della situazione, riparta dalla nostra Costituzione, si adegui alle Direttive dell’Ue e ritiri il disegno di legge».
Una linea ribadita a livello europeo anche dalle eurodeputate del Pd Annalisa Corrado e Camilla Laureti, che in un’analoga nota hanno messo in fila tutte le criticità insite nel ddl 1552 e tutte le obiezioni mosse da Bruxelles. «Nella lettera – spiegano le due parlamentari europee – la Commissione contesta la possibilità di estendere l’attività venatoria oltre i limiti temporali oggi previsti perché le modifiche proposte potrebbero non garantire che specie protette non vengano ‘cacciate o disturbate durante periodi di riproduzione, allevamento, ibernazione o migrazione’. Si sottolinea che la trasformazione del parere Ispra da vincolante a meramente consultivo ‘rischia di compromettere il sistema di protezione stabilito dalla Direttiva’, mentre viene bocciata la possibilità di adottare deroghe venatorie ‘anche in contrasto con il parere scientifico’. Nella lettera si ricorda anche che la normativa europea vieta l’utilizzo di mezzi non selettivi come i dispositivi elettronici per il tiro notturno, capaci di provocare ‘grave disturbo’ o persino la scomparsa locale di popolazioni animali protette e si richiama apertamente il rischio di traffici illegali e bracconaggio. Per Bruxelles consentire ai cacciatori di detenere un numero virtualmente illimitato di richiami vivi ‘sembra compromettere la lotta contro il commercio illegale’».
E se anche da altre forze di opposizione si chiede al governo di ritirare finalmente il disegno di legge perché, come sottolineano i due parlamentari AVS Angelo Bonelli e Luana Zanella lanciando un appello alla premier Meloni e al ministro dell’Ambiente Pichetto Fratin, quella in campo «è una scelta ideologica, arretrata e pericolosa, che espone l’Italia anche al rischio di nuove procedure d’infrazione e sanzioni europee», anche fuori dai confini italiani altre voci si levano contro il ddl caccia in discussione al Senato.
Tra queste c’è la voce di Waldrappteam conservation and research, associazione austriaca impegnata nel progetto Life per la reintroduzione dell’Ibis eremita, specie recentemente non proprio accolta a braccia aperte nel nostro paese. La Wcr esprime profonda preoccupazione a seguito della pubblicazione della lettera Commissione europea in cui si avverte che alcune disposizioni chiave del disegno di legge 1552 potrebbero violare la normativa ambientale europea. Se la Commissione critica in particolare la proposta di liberalizzazione dei richiami vivi e l’indebolimento dei meccanismi di controllo, avvertendo che tali misure potrebbero aumentare il bracconaggio e il traffico illegale di fauna selvatica, l’associazione ricorda che l’Ibis eremita è una delle specie di uccelli migratori più rare d'Europa ed è stato salvato dall’estinzione in Europa centrale grazie a decenni di lavoro coordinato di conservazione a livello internazionale.
Per Waldrappteam, le critiche della Commissione sono molto fondate. Grazie a un monitoraggio a distanza esteso, l’Ibis eremita è diventato un’importante specie indicatrice della pressione venatoria illegale lungo le rotte migratorie. I dati di monitoraggio mostrano che circa il 30% di tutte le perdite di Ibis eremita in Italia è causato dal bracconaggio, principalmente da parte di cacciatori autorizzati. In nessun altro luogo all’interno dell’areale della specie la caccia ha un impatto così grave. «Il nostro monitoraggio dimostra chiaramente il drammatico impatto che la caccia illegale ha ancora in Italia», ha affermato Johannes Fritz, direttore di Waldrappteam. «Waldrappteam sta investendo notevoli sforzi per ridurre queste perdite e garantire un futuro sostenibile alla specie. Siamo quindi profondamente preoccupati che la legislazione proposta possa aumentare ulteriormente la pressione del bracconaggio e minacciare seriamente la sopravvivenza dell’Ibis eremita. Si deve presumere che questa situazione sia rappresentativa per molte specie di uccelli migratori in Italia».
L’insolito intervento della Commissione europea prima ancora che la legge sia stata adottata sottolinea la gravità della questione. Waldrappteam invita quindi il Governo e il Parlamento italiani a rivedere la proposta di legge in linea con le osservazioni della Commissione e a rafforzare — non indebolire — la protezione degli uccelli migratori.
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