«Il Segno»: generazione Z tra ansia e pensieri di morte

Aprile 29, 2026 - 07:30
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Foto Tommaso Ausili / Contrasto

Il numero di maggio de Il Segno propone un viaggio dentro alcune delle grandi questioni che attraversano la società contemporanea, tra fragilità giovanile, trasformazioni del lavoro e dinamiche di inclusione sociale. La copertina è dedicata al disagio delle nuove generazioni e al tema del suicidio giovanile, affrontato attraverso dati, analisi e voci di esperti. Un approfondimento che restituisce la complessità della Generazione Z, tra ansie diffuse, ritiro sociale e pensieri di morte, ma anche tra risorse, consapevolezza e capacità di leggere il presente. Un fenomeno dai tanti volti che interroga famiglia, scuola e comunità educanti, chiamate a intercettare segnali di sofferenza sempre più diffusi.

I salari stagnanti

Ampio spazio è dedicato anche al lavoro, con un’analisi sulle cause strutturali della stagnazione salariale in Italia. Negli ultimi trent’anni, a fronte della crescita registrata in gran parte d’Europa, il nostro Paese ha visto stipendi fermi o in calo, complice la bassa produttività, la frammentazione del tessuto produttivo, i ritardi contrattuali e l’erosione del potere d’acquisto. Un quadro che mette in discussione la sostenibilità economica e sociale del futuro.

Percorsi di inclusione

Primo piano sul mondo rom, con il passaggio dalle grandi baraccopoli agli attuali percorsi di inclusione. Un cambiamento non lineare, ma segnato dall’impegno di realtà ecclesiali e sociali che, negli anni, hanno lavorato per costruire diritti, accesso alla scuola e percorsi abitativi. Storie che mostrano come l’integrazione sia possibile quando si trasforma lo sguardo e si investe nelle relazioni.

Una società nomade

All’interno del numero, anche l’intervista a Stefano Allievi, sociologo e studioso delle migrazioni, che riflette sulla società plurale come condizione strutturale del nostro tempo. «Siamo una specie nomade», afferma, sottolineando come la mobilità umana e la pluralità culturale non siano eccezioni, ma elementi costitutivi della storia e del presente. Le differenze, spiega, non vanno temute ma abitate, attraverso l’incontro, l’ascolto e la relazione quotidiana.

Un numero che invita a leggere la complessità per comprendere il presente e le sue trasformazioni. Perché solo attraversando le domande del nostro tempo è possibile immaginare nuove risposte.

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