Il vannaccismo, fase suprema del bipolarismo di coalizione

1 Giugnoe 2026 - 07:36
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Il vannaccismo, fase suprema del bipolarismo di coalizione

Da tempo, leggendo sui giornali degli allarmi lanciati dai servizi di intelligence occidentali sul rischio che Vladimir Putin decidesse di «testare» l’articolo 5 della Nato con un attacco diretto a un paese europeo, mi domandavo quale sarebbe stata, in quel caso, la reazione della politica e dell’opinione pubblica nel nostro paese. Una parte di me, quella più cinica e pessimista, dava per scontato che l’esito sarebbe stato un ulteriore rafforzamento delle posizioni filoputiniane, non foss’altro che per un moto istintivo di paura. Un’altra parte di me, quella più ingenua e ottimista, confidava che alla lunga il concretizzarsi della minaccia diretta contro di noi avrebbe svegliato anche i più pigri, costringendo tutti a misurarsi con la realtà e con la necessità di fronteggiare il pericolo, e quindi a riconoscere la necessità non tanto di sostenere l’Ucraina, quanto che l’Ucraina sostenesse noi, a maggior ragione ora che Donald Trump aveva chiaramente esplicitato e persino cominciato ad attuare la sua intenzione di sganciare gli Stati Uniti da qualunque serio impegno nella difesa dell’Europa. In ogni caso, non ho dovuto aspettare molto per sapere quale sarebbe stata la reazione del nostro paese in uno scenario del genere. La risposta me l’ha fornita domenica l’intervista del ministro della Difesa Guido Crosetto al Corriere della sera, due giorni dopo che i droni russi avevano colpito delle case in Romania, ferendo due persone. Titolo: «Kiev nell’Ue? Difficile». Il problema è che di questo passo, al prossimo giro, dall’Ue finiremo per uscire noi.

Come al solito, infatti, a mano a mano che le elezioni si avvicinano, la morsa del bipopulismo torna a farsi soffocante, relegandoci ai margini dell’Europa e del mondo civile. Una dinamica centrifuga che le manovre sulla nuova legge elettorale alimentano ulteriormente, spingendo il centrodestra in direzione del generale Vannacci, come ha dimostrato da ultimo il penoso tentativo di ottenere dall’Unione europea ulteriori margini di flessibilità sui conti pubblici attraverso la maldestra, demagogica e spuntata minaccia di fare marcia indietro, altrimenti, sugli impegni relativi alle spese per la difesa. Una mossa con cui Giorgia Meloni ha gettato al vento, in un colpo solo, sia la narrazione sul governo dei conti in ordine sia quella sulla fermezza della sua politica internazionale, con tutta la relativa propaganda sull’incommensurabile prestigio, il senso di responsabilità e la lungimiranza della statista che tutto il mondo ci invidiava. Quanto al centrosinistra, al Partito democratico e a Elly Schlein, inutile adesso fare processi alle intenzioni: quando si sveglieranno, e ci diranno cosa pensano, ce ne occuperemo.
Questo è un estratto di “La Linea” la newsletter de Linkiesta curata da Francesco Cundari per orientarsi nel gran guazzabuglio della politica e della vita, tutte le mattine – dal lunedì al venerdì – alle sette. Più o meno. Qui per iscriversi.

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