Impianti Aia e gestori idrici, la maxi indagine toscana sui Pfas raddoppia gli sforzi

23 Giugno 2026 - 16:19
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Impianti Aia e gestori idrici, la maxi indagine toscana sui Pfas raddoppia gli sforzi

La Regione Toscana avvia due percorsi paralleli – già annunciati in primavera – per rafforzare il monitoraggio dei Pfas, le sostanze poli e perfluoroalchiliche note come “inquinanti eterni” per la loro estrema persistenza nell’ambiente. Da un lato saranno coinvolte le imprese titolari di installazioni soggette ad Autorizzazione integrata ambientale; dall’altro, i gestori degli impianti di depurazione del servizio idrico integrato.

L’obiettivo è costruire un quadro conoscitivo regionale più solido, attraverso l’acquisizione e la condivisione di dati omogenei e scientificamente validati sulla presenza di queste sostanze nelle principali matrici ambientali, negli scarichi e nelle emissioni. Le informazioni raccolte dovranno costituire la base per le successive valutazioni e attività istituzionali della Regione.

Il primo percorso sarà presentato il 29 giugno, in un incontro online dedicato alle aziende titolari di impianti Aia. L’iniziativa sarà realizzata con il supporto tecnico di Arpat e la collaborazione del sistema Confindustria territoriale, per condividere modalità operative, schede informative e dati tecnici eventualmente già disponibili.

Il secondo tavolo è fissato per il primo luglio e sarà rivolto ai gestori degli impianti di depurazione del servizio idrico integrato. L’incontro vedrà il coinvolgimento di Arpat e Cispel Toscana e servirà a definire strumenti operativi, criteri per la raccolta dei dati e modalità di coordinamento sul territorio regionale.

«Questo è solo il primo atto concreto nell'ambito della maxi-indagine conoscitiva sulla presenza degli ‘inquinanti eterni’ Pfas in scarichi idrici, emissioni in atmosfera e rifiuti, con un focus mirato sui comparti produttivi più rilevanti del territorio, dopo la delibera approvata ad aprile. Vogliamo costruire un quadro conoscitivo sempre più solido e trasparente, fondato su dati scientifici e sulla collaborazione tra istituzioni, sistema produttivo e gestori dei servizi pubblici», sottolinea l’assessore regionale all’Ambiente David Barontini.

È utile ricordare che i Pfas sono composti poli e perfluoroalchilici, noti come “inquinanti eterni” e presenti ormai praticamente ovunque: sono infatti sostanze chimiche di sintesi utilizzate in un’ampia varietà di applicazioni di uso comune grazie alle loro proprietà idro- e oleo-repellenti oltre che ignifughe, dai rivestimenti delle scatole dei fast food e delle pentole antiaderenti, alle schiume antincendio.

Una volta dispersi nell’ambiente però i Pfas si degradano in tempi lunghissimi, contaminando fonti d’acqua e coltivazioni: l’esposizione ai Pfas è stata associata a una serie di effetti negativi sulla salute, tra cui problemi alla tiroide, diabete, danni al fegato e al sistema immunitario, cancro al rene e ai testicoli e impatti negativi sulla fertilità. Più recentemente, è stato scoperto che i Pfas aumentano anche il rischio di malattie cardiovascolari, rafforzando dunque la richiesta di messa al bando.

In tutta la Toscana i valori di Pfas nelle acque potabili sono già largamente inferiori ai limiti previsti dalla normativa europea in vigore da quest’anno, ma di fatto azzerarne la presenza è possibile solo con un bando alla produzione di queste sostanze chimiche, largamente impiegati in molti settori industriali.

«Conoscere – aggiunge Barontini – è il primo passo per prevenire, programmare e intervenire in modo efficace nella tutela dell'ambiente e della salute dei cittadini. Per questo desidero ringraziare la Direzione tutela dell’ambiente ed energia della Regione Toscana, guidata da Andrea Rafanelli, che ha predisposto e coordinato questo importante percorso di monitoraggio, insieme ad Arpat, ai gestori e a tutti i soggetti che contribuiranno alla raccolta e alla condivisione dei dati».

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