Intervista con Lodo Guenzi, in scena a Tra Ville e Giardini con un reading su Bar Sport in omaggio a Stefano Benni: “Cercherò di allinearmi con lo spirito da bar che caratterizza il libro”
“Il bar, come in generale l’incontro umano, disinnesca la mitomania, la ridicolizza, la riporta a terra, fa esplodere il palloncino dell’egoriferimento, mentre i social oggi moltiplicano l’ego”. Lodo Guenzi porta a Tra Ville e Giardini 2026 il suo personale omaggio a Stefano Benni, con “Lodo Guenzi legge Bar Sport”, in scena martedì 14 luglio, alle ore 21.30, in Piazza Aldo Moro a San Bellino (Ro).
Bar Sport, il romanzo d’esordio dello scrittore bolognese, è un autentico classico della narrativa italiana. Un microcosmo irresistibile popolato da baristi burberi, leggendari “scemi da bar”, instancabili commentatori della Gazzetta dello Sport e dall’intramontabile Luisona, la pasta più famosa della letteratura italiana, mitica e immobile nella vetrina del bar, dal 1959.
Con la sua parlantina travolgente e quell’attitudine da storyteller ironico, sfrontato e profondamente empatico, Lodo Guenzi non si limita a leggere il testo, lo fa vivere. Il reading si trasforma così in uno spettacolo dal ritmo coinvolgente, dove la satira sociale di Benni incontra il linguaggio della stand-up comedy e il teatro di narrazione, restituendo tutta l’attualità di personaggi e situazioni che, a distanza di oltre quarant’anni, continuano a parlare anche al pubblico di oggi.
Cantante e frontman de Lo Stato Sociale, ha affiancato negli ultimi anni alla musica un intenso percorso tra cinema, televisione e teatro, rivelandosi uno degli interpreti più originali della scena contemporanea.

Lodo, il 14 luglio è in scena a San Bellino, nell’ambito di Tra Ville e Giardini 2026, con “Lodo Guenzi legge Bar Sport”, un reading tratto dal celebre libro di Stefano Benni …
“Mi hanno proposto di fare questo reading e ho accettato con piacere. Ho ripreso “Bar Sport” di Stefano Benni di cui ricordavo la storia, perché ovviamente se cresci a Bologna è uno di quei libri che da ragazzino leggi sicuramente, e ho selezionato alcuni piccoli racconti che vanno a formare questa cosmogonia di personaggi ed entità da bar. A volte anche la brioche assurge un ruolo da protagonista in quest’opera estremamente descrittiva. Sul palco cercherò di allinearmi con lo spirito da bar che caratterizza il libro e con l’attitudine necessaria per pensarlo, scriverlo e poi tenere banco riportandolo in scena. L’attitudine di gente che viene da una città piccola, anche se il mondo ci passa attraverso, che rimane provinciale e che tende a fare ironia e autoironia sulla vita per provare a sopravvivere, andando a trascorrere ore sempre più lunghe e inesorabili al bar, tra un bicchiere di vino, un caffè, una pagina di politica del giornale e una chiacchiera sul calcio, più o meno in maniera postmoderna, mettendo assieme costantemente l’alto e il basso, alcune venature di nozionismo culturale, un po’ centrifugate a caso, e le battute più becere sulle cose stupide della vita. Sarà come essere realmente al bar”.
Questo libro racconta un microcosmo di umanità diverse, ma anche di tuttologi, e nonostante sia stato pubblicato cinquanta anni fa è ancora molto attuale se pensiamo ad esempio ai social, una sorta di bar 2.0 dove tutti si arrogano il diritto di esprimere la propria opinione su ogni cosa …
“Secondo me c’è una differenza fondamentale, nel senso che il bar, come in generale l’incontro umano, disinnesca la mitomania, la ridicolizza, la riporta a terra, fa esplodere il palloncino dell’egoriferimento, mentre i social, per la loro natura consustanziale, moltiplicano l’ego. È molto facile credersi veramente un genio sui social così come andare al bar ed essere preso in giro da tutti quanti. Questo ha a che fare in generale con i vantaggi, non sono tantissimi ma sono rilevanti, dell’incontrare le persone veramente anziché dialogare con degli schermi”.
Cosa ha aggiunto la dimensione attoriale al suo percorso artistico e umano rispetto a quella musicale?
“Ovviamente portare in scena “Morte accidentale di un anarchico” o lavorare con Pupi Avati sono state esperienze che mi hanno insegnato tanto. Io però ho sempre avuto lo stesso identico approccio. A 18 anni sono entrato in Accademia e quando sono uscito non c’era il pubblico di fronte a me. Mi sono inventato così una band per suonare, poi ad un certo punto c’era spazio per tornare a teatro continuando a tenere banco e provando a distrarre le persone dal fatto che non sapessi cantare. Per due mesi all’anno ho finto di essere un alpinista in uno spettacolo, quindi potevo anche fingere di essere un cantante”.
A proposito di band, con Lo Stato Sociale ci sono progetti per il futuro?
“Non lo so, è una situazione emotivamente complessa. La perdita di Matteo Romagnoli (scomparso nel 2023, ndr), che era il nostro manager e un fratello maggiore, ha in qualche maniera imposto la necessità di mettere assieme i pezzi della nostra vita, ognuno individualmente e poi forse insieme”.
Tornando al Bar Sport, ha un passato da giocatore di basket, qual è il suo rapporto con lo sport?
“Il mio rapporto con il basket e con lo sport è differente. Il basket, in particolare quello americano che è giocato su spazi e con regole diverse da quello europeo, è la più grande passione della mia vita e mi accompagna tutti i giorni. Quando c’è la stagione cerco di vedere almeno un paio di partite quotidianamente.
Per quanto riguarda lo sport in generale mi piacciono quelli di squadra perché è una dimensione bella, popolare, semplice, giocosa di vivere la vita. Un giornalista di basket americano, Colin Cowherd, ha detto che lo sport e il rock and roll sono le uniche due occasioni nella vita in cui ti capita di abbracciare uno sconosciuto. Ed è una cosa bellissima secondo me”.

credit foto Danilo D’Auria
Prima ha citato Pupi Avati, che l’ha diretta nel film “La quattordicesima domenica del tempo ordinario” e con il quale sta attualmente girando una serie tv. Com’è lavorare con il Maestro?
“L’emozione di lavorare con Pupi oggi è molto diversa rispetto ai primi momenti. Lui, suo fratello Antonio e sua figlia Mariantonia sono entrati a far parte della mia famiglia. C’è un’aria di casa quando sto con loro e sento che abbiamo qualcosa in comune come percorso di vita, come relazione con le proprie sconfitte, pertanto diventa in qualche maniera una persona che ti riconosce. Ed è una sensazione bellissima”.
Qual è il consiglio più importante che le ha dato?
“Pupi è un maestro e avere a che fare con lui e con Antonio è emozionante ma anche molto semplice. E’ una persona che mette subito in campo una propria grande debolezza, un episodio vergognoso di sé, una qualche forma di sconfitta. Lui scopre immediatamente un fianco debole e ti mette nella condizione di giocare allo stesso livello oppure di essere una brutta persona. Dal punto di vista del risultato espressivo dà modo alle persone che lavorano con lui di porre il cuore in prima fila ma dal punto di vista esistenziale è un meccanismo ancora più interessante attraverso il quale stringere relazioni con gli altri. E’ la lezione più importante che ho appreso da lui”.
In quali progetti sarà prossimamente impegnato?
“Quest’estate girerò la serie tv diretta da Pupi Avati, poi ci sono due progetti di cui ancora non si può svelare nulla mentre da novembre riporteremo in scena “Morte accidentale di un anarchico” di Dario Fo con una tournée di diversi mesi”.
Dopo l’appuntamento a Tra Ville e Giardini ci saranno altre occasioni per assistere a “Lodo Guenzi legge Bar Sport”?
“Essendo un anno rilevante dal punto di vista delle celebrazioni di Stefano Benni e del suo libro ho ricevuto un altro paio di inviti e quindi lo porterò in scena con piacere. A qualcuno ogni tanto viene l’idea di associarmi a Benni in generale e a Bar Sport nello specifico e io ne sono felice”.
di Francesca Monti
credit foto Danilo D’Auria
Si ringrazia Beatrice Tessarin
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