Iperammortamento 2026: firmato il decreto attuativo. Cosa devono fare le imprese adesso
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La firma del decreto attuativo dell’iperammortamento 2026-2028, avvenuta il 4 maggio 2026 da parte del ministro Urso, segna il passaggio dalla fase di attesa alla fase operativa. Per molte aziende, questo provvedimento era atteso da mesi, anche perché il rinvio delle regole applicative aveva rallentato varie decisioni di investimento. Con il decreto firmato, tutto diventa più chiaro e le imprese possono iniziare a prepararsi all’apertura della piattaforma GSE, prevista verosimilmente a metà giugno.
Il tempo a disposizione è breve, ma può essere usato in modo molto utile. Prima dell’invio delle comunicazioni, le aziende devono controllare quali investimenti rientrano nell’agevolazione, raccogliere i documenti, verificare i requisiti tecnici dei beni e organizzare le scadenze. L’iperammortamento, infatti, offre un vantaggio fiscale rilevante, con maggiorazioni che possono arrivare fino al 180%, ma richiede una preparazione accurata fin dall’inizio.
Perché chiedere una consulenza
In questa fase, gli esperti della società di consulenza Ayming possono accompagnare le imprese nella lettura del decreto e nella preparazione del percorso necessario per accedere alla misura. Ayming opera da 40 anni nella consulenza alle aziende e aiuta le organizzazioni a trasformare norme complesse in strumenti concreti di crescita, con competenze fiscali, tecniche e amministrative.
Il ruolo di un partner specializzato diventa importante perché l’iperammortamento richiede verifiche precise. Prima di effettuare un investimento, l’impresa deve capire se il bene possiede le caratteristiche richieste, se può essere collegato ai sistemi aziendali, se rispetta le regole tecniche e se la documentazione disponibile è adeguata.
Ayming può supportare l’azienda nella costruzione del dossier, nel coordinamento tra ufficio tecnico, area amministrativa e direzione finanziaria, oltre che nella gestione delle comunicazioni verso il GSE. Questo lavoro permette di arrivare all’apertura della piattaforma con una base già pronta, riducendo incertezze e tempi di risposta interni.
Come funziona il nuovo iperammortamento
L’iperammortamento 2026-2028 si basa sulla maggiorazione del costo fiscalmente ammortizzabile dei beni strumentali nuovi. In termini semplici, l’impresa può considerare, ai fini fiscali, un valore più alto rispetto al costo effettivo del bene. Questo valore maggiorato viene poi usato per calcolare le quote di ammortamento o i canoni di leasing deducibili.
Il meccanismo è diverso dal credito d’imposta. Nel credito d’imposta il beneficio viene usato in compensazione secondo regole specifiche. Nell’iperammortamento, invece, il vantaggio passa attraverso la deduzione fiscale, distribuita lungo il periodo di ammortamento del bene. Per questo motivo, la scelta dell’investimento deve essere collegata al bilancio, alla capacità fiscale dell’impresa e ai tempi di utilizzo del bene.
Le percentuali cambiano in base all’importo complessivo dell’investimento. Per investimenti fino a 2,5 milioni di euro, l’incremento del costo deducibile può arrivare al 180%. Per investimenti oltre 2,5 milioni e fino a 10 milioni di euro, la maggiorazione è pari al 100%. Per investimenti oltre 10 milioni e fino a 20 milioni di euro, l’incremento arriva al 50%.
Questi scaglioni rendono utile una valutazione preventiva. Una fabbrica che sta acquistando più macchinari, per esempio, deve capire come distribuire gli investimenti, quali beni inserire nella misura e quali tempi rispettare per ottenere il beneficio nel modo più ordinato.
Software, beni 4.0 e rinnovabili entrano nel piano
Una delle novità più interessanti riguarda il ritorno del software tra i beni agevolabili. Rientrano nel perimetro soluzioni usate in ambito industriale, come sistemi MES, SCADA, piattaforme di analisi dei dati, strumenti di cybersecurity, digital twin, applicazioni legate all’intelligenza artificiale e tecnologie per il digital manufacturing.
L’agevolazione riguarda anche beni materiali e immateriali strumentali indicati negli Allegati IV e V. Si tratta, per esempio, di macchine utensili a controllo numerico, robot industriali, sistemi di automazione, magazzini automatizzati, strumenti di controllo e misura, tecnologie IT e OT collegate alla produzione.
Il punto centrale è l’interconnessione. Il bene deve dialogare con i sistemi aziendali, scambiare dati e inserirsi in un processo produttivo. Una macchina acquistata per aumentare la capacità produttiva, quindi, deve essere valutata anche per il suo collegamento con software, sensori, sistemi gestionali e procedure interne.
La misura comprende poi beni destinati alla produzione di energia rinnovabile per autoconsumo, con spazio anche per i sistemi di accumulo. Nel caso del fotovoltaico, sono previsti requisiti tecnici specifici sui componenti e sull’efficienza delle celle. Questo aspetto rende l’iperammortamento interessante anche per le imprese che stanno lavorando su efficienza energetica, riduzione dei costi e maggiore autonomia nella gestione dei consumi.
Le fasi delle comunicazioni al GSE
L’accesso all’agevolazione passa attraverso la piattaforma informatica del GSE. Le imprese devono inviare una comunicazione preventiva, una comunicazione intermedia e una comunicazione consuntiva. La comunicazione intermedia va trasmessa dopo il versamento di un acconto pari almeno al 20% dell’investimento ed entro 60 giorni dalla comunicazione preventiva.
La comunicazione finale arriva dopo la realizzazione dell’investimento e dopo l’interconnessione dei beni 4.0. Il termine indicato è il 15 novembre 2028.
Una novità introdotta dalla versione finale del decreto attuativo (comma 6) riguarda gli obblighi di monitoraggio successivi. Oltre alle comunicazioni necessarie per accedere all’agevolazione, le imprese sono infatti tenute a trasmettere due comunicazioni periodiche finalizzate al monitoraggio della spesa pubblica.
La prima, da inviare entro il 20 gennaio di ogni anno, deve riportare le informazioni sugli investimenti effettuati, i costi sostenuti e le previsioni di utilizzo del beneficio. La seconda, da trasmettere entro il successivo 30 giugno, contiene invece il piano di ammortamento e l’indicazione delle quote di incentivo imputate nei diversi esercizi.
Questo significa che il percorso non termina con l’ordine o con l’acquisto del bene: prosegue con consegna, collaudo, messa in funzione, verifica tecnica e invio dei documenti richiesti.
Cosa devono fare ora le imprese
Le settimane che precedono l’apertura della piattaforma GSE rappresentano una fase utile per prepararsi con attenzione. Le imprese possono partire dalla raccolta dei preventivi, dalla revisione degli ordini in programma e dalla verifica dei beni già individuati. In questa fase conviene coinvolgere chi si occupa di produzione, amministrazione, finanza, sistemi informativi e acquisti.
Naturalmente, per il nuovo iperammortamento è richiesta una visione unitaria. La convenienza fiscale dipende dal valore dell’investimento, dai tempi di ammortamento, dalla corretta interconnessione dei beni e dalla qualità dei documenti. Una scelta presa solo sul piano tecnico o solo sul piano fiscale rischierebbe, insomma, di lasciare parti del progetto poco definite. Una pianificazione condivisa, invece, permette di collegare investimento, beneficio e adempimenti.
Un team di consulenti esperti può affiancare le aziende proprio in questa fase di preparazione, aiutando a verificare i requisiti, stimare il vantaggio fiscale, impostare il dossier e organizzare le comunicazioni. Il periodo tra la firma del decreto e l’apertura del portale GSE diventa quindi una finestra temporale da usare con molta attenzione.
Per le imprese che stanno programmando investimenti in tecnologie 4.0, software industriali o impianti per l’autoconsumo, l’iperammortamento 2026-2028 può diventare uno strumento fiscale di grande valore, a condizione che il percorso venga impostato con precisione fin da ora.
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