Italia a rischio estinzione, la biodiversità che Resiste: il gatto selvatico

22 Giugno 2026 - 09:53
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Italia a rischio estinzione, la biodiversità che Resiste: il gatto selvatico

Il gatto domestico (Felis catus) è un compagno sempre più amato dalle famiglie italiane. Il 17,4% condivide la sua vita con (almeno) una di queste tigri in miniatura, arrivate in Europa 2mila anni fa dal Nord Africa – il loro antenato è il gatto selvatico africano (Felis lybica lybica) –, per poi diffondersi ovunque grazie alle reti commerciali e logistiche dell’Impero romano.

Condividere la propria casa con un gatto significa abituarsi alla sua figura elegante e al contempo stralunata, quando si assopisce sorniona in un angolo avvolto in caldi raggi di sole, o mentre miagola con una certa insistenza per ricordare che è proprio arrivata l’ora della cena. Ma in Italia vive anche un cugino che non è affatto abituato alle comodità casalinghe, e che generalmente sfugge alla nostra vista. È il gatto selvatico (Felis silvestris), con ben due sottospecie: quello europeo (Felis silvestris silvestris) e il sardo (Felis silvestris lybica).

Le Liste rosse elaborate per l’Italia seguendo i criteri dell’Unione mondiale per la conservazione della natura (Iucn) inquadrano il gatto selvatico come specie a “rischio minimo” (LC), anche se ha subito una lunga persecuzione quale animale nocivo (in epoca fascista, il Regio decreto n. 1016 del 1939 ne promuoveva l’uccisione con lacci, tagliole, trappole e bocconi avvelenati). Nel corso del tempo il suo areale si è contratto e frammentato drasticamente, in Italia ma anche nel resto dell’industrializzata Europa.

Legato agli habitat forestali, in particolare di latifoglie – soprattutto per la protezione offerta dalla vegetazione –, il gatto selvatico è un carnivoro che si ciba prevalentemente di roditori, ma non disdegna affatto lagomorfi, rettili, uccelli e artropodi. Solitario, elusivo, territoriale e prevalentemente notturno (anche se, sorprendentemente, un quarto della sua attività di predazione si svolge nelle ore diurne), il gatto selvatico è un importante regolatore ecologico e, anche se sfuggente, misterioso e ancora poco conosciuto, il suo fascino lo rende una specie dal considerevole impatto mediatico.

Oggi il gatto selvatico è riconosciuto come specie di interesse conservazionistico dalla Direttiva Habitat, dalla Convenzione di Washington (Cites) e dalla Convenzione di Berna, ma la conservazione della specie resta minacciata da fenomeni come l’ibridazione col gatto domestico e la mortalità da traffico stradale, oltre che dalla distruzione e frammentazione dell’habitat.

Per porre un freno a queste minacce, il Museo di storia naturale della Maremma, in collaborazione col Network nazionale della biodiversità di Ispra, ha avviato sin dal 2021 un progetto nazionale di citizen science per il monitoraggio delle due sottospecie presenti in Italia, promuovendo una partecipazione attiva della cittadinanza alla raccolta e condivisione dei dati. Per sapere come partecipare, qui ci sono le informazioni del caso.

Quest’articolo fa parte di “Italia a rischio estinzione”, la rubrica settimanale a cura di Margherita Tramutoli aka La Tram per esplorare gli impatti sul territorio italiano della sesta estinzione di massa in corso a livello globale.

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