La Caporetto mediatica del generale: Vannacci minimizza gli insulti a Meloni. «Ginocchiere e cortigiana? Non le percepisco come offese sessiste»

A che gioco sta giocando il generale Vannacci? A giudicare da quanto pronunciato a margine dell’assemblea costituente di Futuro Nazionale, andata in scena all’Auditorium della Conciliazione di Roma, la domanda è legittima.
Chiamato a commentare le offese sessiste pronunciate alla Camera dal deputato del Movimento 5 Stelle Francesco Silvestri contro Giorgia Meloni, il generale ha scelto una tattica bislacca: minimizzare. Come se gli convenisse stare dalla parte di chi insulta la premier. Siano essi pentastellati e esponenti della sinistra, come il leader della Cgil, Maurizio Landini.
«Ginocchiere» e «cortigiana»? Per Vannacci non sono offese sessiste
«Le “ginocchiere”? Se una espressione del genere fosse stata detta a me, probabilmente non l’avrei recepita come una possibile offesa sessista. Così come probabilmente se fosse stato detto a me come donna cortigiana non l’avrei potuta percepire come una ipotetica offesa sessista», ha dichiarato Roberto Vannacci rispondendo a una domanda dei giornalisti.
Una risposta che ha immediatamente spostato l’attenzione dagli insulti rivolti al presidente del Consiglio alle parole dello stesso eurodeputato eletto con la Lega. Il generale ha premesso, come il Totò dei tempi d’oro di essere «una persona di mondo». Non ha fatto il “militare a Cuneo”, come diceva il principe della risata, ma quasi. Ha premesso di aver vissuto nelle caserme e nelle zone di combattimento e di avere quindi una diversa percezione delle sfumature linguistiche. «Io non sono una donna e non ho questa sensibilità», ha aggiunto.
Un favore ai Cinque Stelle e alla sinistra
Politicamente l’effetto è stato destabilizzante, rivoltando completamente le prospettive e fornendo un’altra formidabile sponda all’opposizione. Come se non fossero bastati i voti contro il governo dei suoi parlamentari. Mentre il Movimento 5 Stelle era finito sotto accusa per l’uscita del suo deputato, il generale ha finito per offrire una sorta di sponda agli autori degli attacchi contro Meloni, sostenendo di non considerare quelle espressioni particolarmente offensive.
Una tattica scombiccherata che ha immediatamente provocato reazioni anche fuori dal centrodestra. «Riuscendo nella difficile impresa di fare peggio dei Cinque Stelle, Vannacci dice che non percepisce le parole ginocchiere e cortigiana come sessiste», ha attaccato la presidente di Azione Elena Bonetti, esprimendo solidarietà alla Meloni.
E così vengono giustificati anche gli insulti di Landini
Ma c’è un ulteriore paradosso. Se definire una donna una «cortigiana» non viene considerato un insulto sessista, allora cade automaticamente anche gran parte delle polemiche che negli anni hanno accompagnato l’uso dello stesso termine nei confronti di altri protagonisti della vita pubblica.
A partire da Maurizio Landini, che proprio sull’utilizzo di quella parola aveva denunciato attacchi personali e offensivi nei suoi confronti. La tesi sostenuta da Vannacci, infatti, non distingue tra bersagli politici diversi: se il termine non è offensivo per Meloni, diventa difficile sostenere che lo sia per chiunque altro.
Il punto non è la sensibilità personale
Il problema, però, non è se Roberto Vannacci si sarebbe sentito offeso oppure no. Il punto è che gli insulti non erano rivolti a lui. Erano rivolti al presidente del Consiglio della Repubblica italiana e sono stati pronunciati nell’Aula della Camera dei deputati, il luogo simbolo della rappresentanza democratica. Per questo la questione supera la sensibilità individuale evocata dal generale. Riguarda il livello del confronto politico e il rispetto delle istituzioni.
Una clamorosa Caporetto comunicativa
Invece di isolare chi aveva attaccato Giorgia Meloni, Vannacci è riuscito a trasformarsi nel nuovo bersaglio della polemica, offrendo argomenti agli avversari e aprendo un fronte di discussione che investe direttamente il suo mondo politico.
Un doppio favore, involontario ma evidente: ai Cinque Stelle, che erano finiti all’angolo per gli insulti alla premier, e a chi come Landini, usa termini come «cortigiana» contro Meloni. La sinistra ringrazia. I vannacciani non si sa.
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