La Corte Suprema ferma Trump sul voto per posta, ma la battaglia sulle elezioni continua

15 Settembre 2026 - 13:00
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La Corte Suprema ferma Trump sul voto per posta, ma la battaglia sulle elezioni continua

An election worker places a vote-by-mail ballot into a secure bin at the Miami-Dade County Supervisor of Elections Office during the Florida primary election in Doral, Fla., Tuesday, Aug. 18, 2026. (AP Photo/Lynne Sladky) Associated Press / Lapresse Only italy and spain

La Corte Suprema degli Stati Uniti ha bloccato il piano dell’amministrazione Trump per modificare le regole del voto per corrispondenza in vista delle elezioni di midterm. La decisione rappresenta una sconfitta per il presidente, che da anni sostiene, senza prove, che il voto per posta sia esposto a frodi diffuse, e una vittoria per gli Stati a guida democratica e per i gruppi che difendono il diritto di voto. Il punto decisivo, però, non è stato tanto il merito della riforma quanto la tempistica: secondo i giudici, intervenire a poche settimane dalle elezioni avrebbe creato un rischio troppo alto di disordine e confusione.

In un provvedimento di un solo paragrafo, la Corte ha scritto che «è improbabile che il governo federale sia in grado di prevalere nel merito». La decisione non indica quanti giudici abbiano votato a favore o contro. Il conservatore Brett Kavanaugh ha aggiunto che esiste «almeno una prospettiva legittima» che il Postal Service abbia l’autorità prevista dalla legge federale per introdurre nuove regole sulle buste delle schede elettorali, ma ha ritenuto che applicarle così vicino al voto sarebbe stato «arbitrario e capriccioso» e che funzionari statali e locali non avrebbero avuto tempo sufficiente per implementare con ragionevolezza le modifiche.

Il piano dell’amministrazione prevedeva che il Postal Service verificasse le buste delle schede ricevute dagli Stati sulla base di elenchi di elettori autorizzati a ricevere il voto per posta. Le amministrazioni locali avrebbero inoltre dovuto utilizzare una busta approvata a livello federale, con un codice a barre univoco associato a ciascun elettore. Secondo gli Stati che hanno contestato il provvedimento, cambiare le procedure a ridosso del voto avrebbe potuto essere non soltanto complicato, ma in alcuni casi impossibile.

Alcuni Stati avevano già iniziato a spedire le schede e sostenevano che non ci sarebbe stato il tempo materiale per adeguarsi alle nuove regole. Il ricorso sottolineava anche che il nuovo portale online attraverso cui caricare i dati degli elettori era ancora in costruzione. Perfino sette Stati a guida repubblicana avevano chiesto alla Corte di non autorizzare la riforma, avvertendo che applicarla in quel momento avrebbe portato quasi certamente a errori, ritardi e confusione.

La decisione arriva dopo settimane di battaglia giudiziaria. Il piano nasce da un ordine esecutivo firmato da Trump alla fine di marzo, che chiedeva al Postal Service di elaborare nuove linee guida per il voto per posta. Democratici e organizzazioni per i diritti civili avevano sostenuto che l’amministrazione non avesse l’autorità per modificare in questo modo le procedure elettorali, ambito nel quale la Costituzione attribuisce competenze agli Stati e al Congresso.

La Corte aveva già esaminato il caso il 24 agosto e, con il dissenso dei tre giudici liberal, aveva permesso al Postal Service di continuare a preparare il piano, ritenendo prematuro il blocco deciso da un giudice federale. Ma già allora i conservatori avevano precisato che quella non era una decisione definitiva sulla legittimità dell’ordine di Trump. Ora il piano viene nuovamente fermato proprio alla vigilia del voto.

Resta però un elemento politicamente rilevante per Trump. La lunga controversia giudiziaria ha già contribuito ad alimentare l’incertezza sulle modalità del voto e ha offerto alla Casa Bianca un altro argomento per mettere in discussione l’affidabilità del voto per posta. La Corte ha bloccato le nuove regole, dunque, ma la battaglia sull’integrità delle elezioni è tutt’altro che conclusa.

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