La rivoluzione dei fenicotteri in Albania ci riguarda da vicino

26 Giugno 2026 - 14:09
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La rivoluzione dei fenicotteri in Albania ci riguarda da vicino

Da alcune settimane l’Albania è tornata al centro dell’interesse mediatico europeo e internazionale, a causa di forti e continue proteste contro il primo ministro Eda Rama e il suo Governo. Tutto nasce dall’avvio dei lavori di un resort di lusso in una delle aree protette e naturalistiche, nel sud, più importanti del paese: l’area protetta di Vjose-Narte (la laguna dei fenicotteri) e il Parco nazionale marino di Karaburun-Sazan. A questo si aggiunge il fatto che questo resort di lusso è finanziato dal fondo Affinity partners gestito dal genero di Trump, Jared Kushner, e col pieno coinvolgimento di sua moglie e figlia di Trump, Ivanka Trump. Molti i video che li vedono raccontare come si sono innamorati di quest’area e vogliono costruirci sopra. A dir poco surreale vedere e ascoltare questi video. Ma con loro ci sono oligarchi albanesi il cui coinvolgimento non è trasparente.

A fine maggio i lavori stanno per iniziare, la zona viene recintata, ma pochi giovani attivisti decidono di protestare e uno di loro viene picchiato duramente dalle guardie private dell’impresa private: il video diventa virale e il giorno successivo a Tirana un piccolo gruppo di attivisti e giornalisti decide di convocare un presidio di protesta. Come dicono molti protagonisti, “pensavamo di ritrovarci in poche decine come sempre e poi inaspettatamente un fiume di persone è arrivato, e quel fiume ad oggi non si è fermato”. Quest’inedito storico è ancora qui a far parlare di sé, e le questioni di questa protesta si sono allargate: si denuncia un sistema intero di potere arrogante, corrotto e collegato a poteri mafiosi che tiene in pugno e sotto scacco l’Albania – che pur essendo un piccolo Paese, una piccola periferia europea, è immersa in contraddizioni contemporanee che ci riguardano e coinvolgono da vicino. La vicenda scatenante è stata solo l’ultima goccia.

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Ma torniamo un po’ indietro. L’Albania dopo la caduta del regime comunista si è avviata verso processi di capitalismo predatorio e neoliberista deturpando territori, costruendo in maniera incontrollata in nome di diritti individualistici negati dal regime comunista. Ma piano piano tutto questo è diventato sistema di potere, ha fatto arricchire pochi e trovato collegamenti con gruppi di potere mafiosi che hanno trovato una possibilità di investire risorse nel costruire in maniera indiscriminata.

È per questo che negli ultimi dieci anni sono state approvate leggi molto controverse e apertamente contro la tutela ambientale:

1. La legge n. 55/2015 sugli investimenti strategici che permette l'applicazione di procedure autorizzative accelerate e controlli ambientali notevolmente ridotti per i grandi progetti privati;

2. La legge n. 21/2024 che modifica profondamente le regole di tutela ambientale per aprire le porte a investimenti economici per costruire resort di lusso, per attività industriali ed estrattive e accentra i poteri decisionali in un organo (consiglio nazionale del territorio) che è presieduto dal primo ministro;

3. La legge 20/2025 (Pacchetto delle montagne) che offre agevolazioni fiscali (come esenzioni da Iva, imposte sul reddito e tasse di proprietà) e prevede la concessione di terreni statali, arrivando a costi simbolici per progetti nei settori di turismo e agricoltura.

Queste leggi, in nome di uno sviluppo economico e turistico ritenuto necessario ma che nascondono altri fini, rischiano di mettere a repentaglio interi territori e patrimoni naturalistici. I dossier aperti e monitorati da gruppi di attivisti sono molti. Quello dell’area protetta Vjosa-Nartë e del Parco nazionale marino Karaburun-Sazan è solo il più visibile e al centro di molte battaglie: si tratta di aree considerate gioielli dell’Adriatico. Le loro acque alimentano una rara colonia di pellicani dalmati, i più grandi uccelli d’acqua dolce del mondo, sostengono la rana d’acqua albanese in pericolo e ospitano le tartarughe caretta caretta sulle dune che lo circondano. La laguna di Nartë è al centro dell’esteso e in gran parte incontaminato delta del fiume Vjosa, che i ricercatori considerano il delta del fiume più intatto d’Europa ed è considerato importante per tutto il Mediterraneo.

Ma per il Governo il delta è una delle tante terre su cui si può costruire senza problemi e lo stesso fiume Vjosa è stato più volte minacciato. La sua sopravvivenza come fiume non sbarrato è in gran parte dovuta agli attivisti albanesi e internazionali che, nell’ultimo decennio, hanno impedito con successo al Governo albanese di costruire grandi dighe idroelettriche nel suo corso superiore. L’anno scorso, il Governo albanese ha ammesso la sconfitta sui suoi piani di dighe e ha dichiarato il neocostituito Parco nazionale del fiume selvaggio Vjosa interdetto allo sviluppo – ma ogni volta ritorna all’assalto.

Anche l’isola di Sazan è importante, perché rappresenta uno degli ultimi ambienti costieri relativamente intatti del Mediterraneo, con un alto valore per biodiversità, equilibrio ecologico e conservazione. Per questo i fenicotteri che vivono in queste aree sono diventati il simbolo di questa rivoluzione.

Il progetto dei Kushner determinerebbe la fine di queste oasi naturali e le comprometterebbe irrimediabilmente. Ed è su questo progetto che mette insieme la svendita del Paese a stranieri (dopo i tanti cementifici italiani e non solo che mangiano colline intere, dopo i centri dei migranti italiani e non solo, dopo i tanti progetti energetici che coinvolgono molti Paesi europei, dopo i tentativi di portare qui i rifiuti italiani o prendere l’acqua per la Puglia) con interessi economici dei più ricchi ma anche dei più corrotti e mafiosi, che si è scatenata la protesta che oggi vede coinvolti giovani attivisti/e ambientalisti, giornalisti/e persone differenti in ogni parte del Paese, dal nord al sud.

La procura albanese ha cominciato a muoversi su queste linee anche se in maniera timida, ed è oggi più chiaro come le concessioni del governo albanese ai Paesi più ricchi (come Italia o Francia o Stati Uniti) siano motivate soprattutto per legittimarsi/rafforzarsi all’interno del Paese e continuare una logica perversa e distruttrice.

Il Parlamento europeo è riuscito ad essere unito e a criticare fortemente questo progetto e chiedere il ritiro del progetto e della legge (il 17 giugno 2026) arrivando però in ritardo; rimangono le ambiguità dei singoli Paesi (Italia in primis, ma negli scorsi giorni Macron ha ricevuto con tutti gli onori il primo ministro albanese forse per gli impianti fotovoltaici promessi dal Governo albanese a quello francese).

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Come mi ha raccontato un ambientalista, sono centinaia progetti che il Governo vuole realizzare, solo 50 circa sono realizzati, altri 50 in fase di realizzazione e la logica è la stessa: cementificare il più possibile e dovunque anche per poter riciclare il denaro sporco e questo gli albanesi lo sanno bene. Per questo oggi in piazza tutte le classi sociali sono rappresentate: famiglie, persone disabili, persone delle minoranze, anziani/e e tanti/e giovani, che mettono a disposizione i saperi della comunicazione social e artistica. Perché politiche predatorie contro l’ambiente vanno di pari passo con politiche neo-liberiste sui diritti economici e sociali: gli albanesi sono ridotti a forza lavoro a basso costo o costretti ad emigrare, i servizi sono scarsi, non c’è una rete di welfare dignitosa e la logica del più forte e della corruzione è pervasiva. È il sistema che deve essere smantellato se quello che rimane della ricchezza paesaggistica e naturale del paese può essere salvata. Le questioni sono interconnesse.

L’Albania non è in vendita - La terra è nostra - Siete arrivati alla fine - Vogliamo restare sulla nostra terra - Annullate il progetto e la legge che lo permette, sono alcuni degli slogan più gridati. E il programma politico di questa protesta è chiaro: annullare le leggi degli ultimi 10 anni, fermare i progetti avviati e quelli promessi, portare alle dimissioni del primo ministro Edi Rama e del suo Governo. Il resto è tutto da costruire a partire da una Tirana che durante le proteste, che ogni giorno, dalle 19 a mezzanotte, da 27 giorni, si trasforma in una città più vivibile, più respirabile, senza traffico, dove bambini e bambine giocano per strada disegnando fenicotteri, un cambiamento sostanziale dal basso sembra possibile. E per le tante connessioni citate tutto questo ci riguarda, molto da vicino.

a cura di Debora Angeli

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