La sottile linea su Kyiv e Ue, la posizione di Meloni e il centrosinistra. Parla Delrio
Al senatore dem Graziano Delrio è piaciuta ieri la premier Giorgia Meloni, dice al Foglio, per la virata europeista “sulla Ue che deve parlare con una voce sola, e per le parole chiare di sostegno Kyiv”. E’ il giorno in cui la resa dei conti nel centrosinistra sull’Ucraina non è arrivata, in Senato, durante le comunicazioni della premier alla vigilia del Consiglio d’Europa, per cause per così dire di forza maggiore, cioè grazie al regolamento del Senato stesso, secondo il quale non è previsto il voto sulle diverse risoluzioni dell’opposizione una volta che c’è stato il via libera per quelle di maggioranza. Ma, intanto, la differenza di vedute tra riformisti dem, Iv, Più Europa, M5s e Avs (con diverse gradazioni di propensione all’aiuto anche militare a Kyiv all’interno del Pd), è balzata agli occhi grazie a un applauso a Meloni dei senatori dem (lo stesso Delrio, Filippo Sensi, Sandra Zampa, Pierferdinando Casini e Walter Verini). E anche se Delrio e la premier si sono scambiati citazioni bibliche per sottolineare le sfumature sul futuro dell’integrazione europea (lui citando l’asina di Balaam, lei la Torre di Babele), Delrio appare ottimista: “Fa piacere vedere che Meloni si è allontanata da strade sbagliate, prese per esempio dalla Lega, e mostra di essere in linea con posizioni nettamente europeiste, e con consapevolezza rispetto all’importanza di un’Italia fortemente determinata a rafforzare l’Europa. Solo il rafforzamento dell’Europa, infatti, può consentire di difendere l’interesse nazionale. E mi fa piacere che la premier sia favorevole alla missione Ue in Libano e che per Kiev, oltre a ribadire il nostra sostegno, veda appunto all’orizzonte una Ue che parla con sola voce”. Allora però, dice Delrio, “bisognerebbe anche dire che si è disponibili ad aumentare il budget Ue, che si è d’accordo con Mario Draghi e si è favorevoli al mercato unico dei capitali, e che ci si vuole impegnare sulla politica europea e di difesa e che quindi si è pronti non solo parlare, ma ad agire da europeisti”. Quanto all’Ucraina, a Delrio non pare “ci sia contrapposizione tra il far avanzare la diplomazia e il dare aiuto alla resistenza di un paese che ha subito un’invasione. Un conto è favorire il dialogo, un conto sedersi di fronte a Putin mentre Putin continua a bombardare, a uccidere e a colpire le infrastrutture civili. Non si può scambiare la pace con la resa. Detto questo, bene che Meloni si sia detta favorevole a un rappresentante della Ue per cercare di favore le trattative di pace”.
Intanto, però, bisogna trovare la quadra nel centrosinistra, districandosi tra varie linee divergenti. C’è chi ha invocato il “lodo Bettini”, dal nome del guru dem che, sul Corriere della Sera, ha proposto la soluzione “tregua e armi solo difensive”; chi dice “no” alle armi (della serie “con le armi gli italiani non mangiano”, Giuseppe Conte dixit) e chi, come i riformisti dem, dice Delrio, sa che “se un futuro governo di centrosinistra negasse il proprio aiuto all’Ucraina si troverebbe subito isolato in Europa”. Qual è la formula, allora, se esiste, che può mettere d’accordo tutti nel campo largo? “Dev’essere intanto chiaro che a Kyiv non possono mancare i mezzi per difendere i civili. Intanto, ripeto, mentre si continua ad aiutare l’Ucraina, si può dare priorità all’iniziativa diplomatica in nome di una pace duratura. Solo che bisogna essere realisti: se gli attacchi a Kyiv continuano, è inutile indignarsi e basta. I problemi vanno governati”. Il senatore dem parla perché M5s intenda, solo che Conte continua a ribadire il suo “no” all’invio di armi. Delrio parla ricordando “di essere stato tra i primi “a dire che non bisogna commettere l’errore di identificare Vladimir Putin con la Russia e che il popolo russo non deve essere considerato un nemico. Ma mentre la politica e la diplomazia fanno la sua parte, non si può confondere il percorso con la resa”.
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