La trumpizzazione dell’Italia è già un dato di fatto, e peggiorerà

29 Giugno 2026 - 07:45
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La trumpizzazione dell’Italia è già un dato di fatto, e peggiorerà

La guerra di sondaggi in vista delle prossime elezioni politiche, tesa come sempre più a condizionare che a prevedere il risultato del voto, è già in pieno corso, specialmente all’interno del centrodestra, e va dunque presa per quello che è. Al centro di tutte le analisi e le speculazioni c’è il dato di Futuro nazionale, il nuovo partito del generale Roberto Vannacci, che alcuni danno al 6 per cento e altri già proiettato verso il 10, che secondo molti ha già superato e in prospettiva rischia di azzerare la Lega, mentre secondo altri non l’ha nemmeno raggiunta. Nel frattempo, a conferma di quanto almeno una parte di queste oscillazioni corrisponda a un’incertezza reale, Giorgia Meloni è già al terzo cambiamento di strategia rispetto al problema rappresentato dai nazionalfuturisti.

Inizialmente la linea di Fratelli d’Italia era infatti ignorare ostentamente il generale, non parlarne affatto, nella convinzione che il fenomeno si sarebbe spento da sé; poche settimane fa, visto che nei sondaggi non sembrava spegnersi affatto, anzi divampava, la svolta radicale, con gli attacchi diretti di Meloni e di tutto il suo partito, compreso il presidente del Senato, Ignazio La Russa (sempre un esempio di senso delle istituzioni); e adesso, siccome nei sondaggi continua a salire, e potrebbe dunque rivelarsi decisivo per vincere le politiche, ecco che dagli attacchi diretti si passa a un atteggiamento più morbido e rispettoso, perché non si sa mai (in realtà si sa benissimo: alle prossime elezioni vedrete che Vannacci sarà fraternamente riaccolto nella coalizione di centrodestra).

Il lettore mi perdonerà se fin qui l’ho annoiato con questa sfilza di banalità, ma era necessario per arrivare al punto. E il punto è che tra i vari sondaggi, analisi, previsioni, proiezioni, profezie e calcoli più e meno farlocchi o interessati che ammorbano il dibattito ce n’è uno, non necessariamente più attendibile degli altri, che merita tuttavia, a mio parere, un discorso a parte. Secondo un sondaggio riservato che circolerebbe ai vertici di Fratelli d’Italia, ha scritto ieri Lorenzo De Cicco su Repubblica, Futuro nazionale potrebbe arrivare al 10 per cento, facendo scivolare la Lega al 5 e Forza Italia al 6, mentre il partito della presidente del Consiglio si fermerebbe al 25 (di qui l’ultimo cambiamento di linea nei confronti del generale).

Dimenticate i dettagli e osservate la dinamica: nella scorsa legislatura Forza Italia e Lega partecipano al governo Draghi con gran parte del centrosinistra, compreso il Movimento 5 stelle, e il minuscolo partito di Meloni capitalizza subito la sua posizione di unico partito di opposizione diventando la prima forza del centrodestra, che diventa così a tutti gli effetti una coalizione di destra radicale. Ma neanche questo è abbastanza, e dopo tre anni di governo, nonostante le tante iniziative propagandistiche, dai cento decreti sicurezza ai grotteschi centri albanesi, la forza centrifuga del bipolarismo di coalizione genera un partito a destra della stessa Meloni.

Qualcosa del genere nel frattempo si è prodotto anche nel centrosinistra, dove è sempre più difficile distinguere le posizioni del Pd di Elly Schlein da quelle di Avs o del Movimento 5 stelle, e se domani dovessero andare al governo non c’è dubbio che si riprodurrebbe una dinamica analoga a quella del centrodestra.

La strada dal bipopulismo al bivannacismo perfetto appare segnata. Ma se osserviamo il fenomeno dalla giusta distanza, ci rendiamo conto che in verità tutto questo è solo la versione parossistica di una dinamica in corso dal 1993, cioè dall’adozione del sistema maggioritario, che prima o poi, se non si troverà la forza di spezzare il circolo vizioso mettendo fine alle coalizioni pre-elettorali con una vera legge proporzionale (senza premi di maggioranza), produrrà una crisi democratica paragonabile a quella degli Stati Uniti di Donald Trump. O per meglio dire, la aggraverà.

Questo è un estratto di “La Linea” la newsletter de Linkiesta curata da Francesco Cundari per orientarsi nel gran guazzabuglio della politica e della vita, tutte le mattine – dal lunedì al venerdì – alle sette. Più o meno. Qui per iscriversi.

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