PNRR, il traguardo è vicino: cosa è stato realizzato e quali sfide restano

29 Giugno 2026 - 10:26
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lentepubblica.it

Manca poco alla conclusione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR), il più importante programma di investimenti pubblici avviato dall’Italia negli ultimi decenni grazie alle risorse europee del programma Next Generation EU.


Con una dotazione complessiva di 194,4 miliardi di euro, tra sovvenzioni e prestiti, il Piano si avvicina alla sua fase conclusiva lasciando già emergere un primo bilancio, fatto di risultati significativi ma anche di interrogativi sul reale impatto che produrrà nel lungo periodo.

I dati più recenti, contenuti nelle relazioni pubblicate dalla Corte dei conti, raccontano un percorso caratterizzato da due dinamiche parallele. Da una parte l’Italia ha rispettato, almeno finora, il cronoprogramma concordato con Bruxelles, accelerando sia il raggiungimento degli obiettivi sia la capacità di spesa. Dall’altra, le numerose modifiche introdotte nel corso degli ultimi anni hanno progressivamente trasformato l’impostazione originaria del Piano, privilegiando la certezza dell’utilizzo delle risorse rispetto alla portata delle riforme immaginate all’inizio del progetto.

Obiettivi europei rispettati, ma il lavoro non è ancora concluso

Sul fronte delle scadenze, il quadro appare complessivamente positivo. Tutti i 50 milestone e target previsti per il secondo semestre del 2025 risultano raggiunti, consentendo all’Italia di ottenere il via libera europeo alla procedura relativa alla nona rata dei finanziamenti.

Nel complesso sono stati conseguiti 416 obiettivi, pari a circa il 72% dell’intero Piano, una percentuale in crescita rispetto ai mesi precedenti. Parallelamente, il nostro Paese ha già ricevuto circa 166 miliardi di euro dei fondi complessivamente assegnati.

La partita, tuttavia, è tutt’altro che chiusa. Entro il 31 agosto 2026, termine fissato dalla Commissione europea per la presentazione dell’ultima richiesta di pagamento, dovranno essere completati altri 159 obiettivi, indispensabili per ottenere la rata finale da circa 28,4 miliardi di euro.

Alla primavera del 2026 gran parte di questi traguardi risultava ancora in corso di realizzazione. Secondo le amministrazioni competenti, la maggioranza delle attività residue presenta un livello di complessità limitato, mentre soltanto una minima parte è considerata particolarmente impegnativa. Ciò lascia intravedere la possibilità di rispettare le scadenze, anche se il margine temporale rimasto è ormai molto ridotto.

Cresce la spesa: oltre metà delle risorse è già stata utilizzata

Accanto al raggiungimento dei target europei aumenta anche la capacità di trasformare i finanziamenti in investimenti concreti.

Alla fine di febbraio 2026 la spesa effettivamente sostenuta aveva raggiunto 113,5 miliardi di euro, contro gli 83 miliardi registrati appena sei mesi prima. Significa che è stato già utilizzato circa il 58% delle risorse complessive del Piano.

L’accelerazione riguarda praticamente tutte le missioni previste dal PNRR. I progressi più evidenti si registrano negli interventi dedicati alle infrastrutture per la mobilità sostenibile, alle politiche per l’inclusione sociale e agli investimenti del programma REPowerEU, nato per rafforzare l’autonomia energetica dell’Unione europea.

Restano comunque le missioni dedicate alla digitalizzazione della pubblica amministrazione, all’innovazione e alla transizione ecologica quelle che assorbono i maggiori volumi di spesa in termini assoluti.

Le revisioni hanno cambiato il volto del Piano

Se i numeri confermano un avanzamento soddisfacente, la Corte dei conti richiama l’attenzione su un altro aspetto destinato ad incidere sul giudizio finale: il PNRR del 2026 non coincide più con quello progettato negli anni precedenti.

Le revisioni approvate nel tempo, culminate con la sesta modifica del Piano, hanno infatti ridisegnato la distribuzione delle risorse.

Una quota crescente dei finanziamenti è stata destinata agli incentivi per le imprese, passati dal 23 al 25% del totale disponibile. In particolare aumentano le somme erogate sotto forma di crediti d’imposta, mentre diminuiscono gli stanziamenti destinati a lavori pubblici e acquisti di beni e servizi.

Dietro questa scelta emerge una precisa strategia amministrativa: privilegiare strumenti più semplici da gestire e capaci di garantire il rispetto dei tempi imposti dall’Europa.

In molti casi, infatti, sarà sufficiente costituire fondi dedicati e trasferire al loro interno le risorse disponibili per considerare formalmente raggiunto il target europeo, rinviando la concreta realizzazione degli interventi anche oltre il 2026.

Secondo le prime valutazioni, questo meccanismo potrebbe riguardare circa 24 miliardi di euro destinati, tra l’altro, alle connessioni ultraveloci, agli studentati universitari, alle infrastrutture idriche e ai parchi agrisolari.

Più semplice rispettare le scadenze, meno ambizioso il progetto iniziale

La Corte dei conti evidenzia come questo processo rappresenti un cambio di prospettiva rispetto all’impostazione originaria del Piano.

L’obiettivo prioritario sembra essere diventato quello di garantire il pieno utilizzo delle risorse europee e la certificazione del raggiungimento degli obiettivi entro i tempi previsti, riducendo al minimo il rischio di perdere finanziamenti.

Questa impostazione, pur offrendo maggiore flessibilità amministrativa, comporta inevitabilmente una progressiva riduzione della capacità trasformativa che aveva caratterizzato il PNRR nella sua versione iniziale.

Come osservano i magistrati contabili, il Piano tende oggi a configurarsi soprattutto come uno strumento orientato alla chiusura operativa e alla salvaguardia delle risorse europee, più che come un programma destinato a produrre cambiamenti strutturali di lungo periodo.

Opere pubbliche: migliaia di cantieri sono ormai nella fase finale

Uno degli elementi più significativi riguarda lo stato di avanzamento degli investimenti territoriali.

Secondo i dati del sistema ReGiS, sono monitorati circa 122 mila progetti, per un valore superiore a 64 miliardi di euro, di cui quasi 48,5 miliardi finanziati direttamente dal PNRR.

A marzo 2026 quasi un intervento su due risultava completato oppure in fase di collaudo. Tuttavia, questi progetti rappresentano soltanto una quota limitata del valore economico complessivo, mentre restano ancora da ultimare opere per oltre 75 miliardi di euro.

La gestione del Piano continua ad essere fortemente distribuita sul territorio.

I Comuni e gli altri enti locali amministrano oltre 83 mila interventi, pari a circa i due terzi del totale, mentre le Regioni seguono un numero inferiore di progetti ma caratterizzati da importi decisamente più elevati, soprattutto nei comparti sanitario e infrastrutturale.

Anche sotto il profilo geografico viene confermata la priorità assegnata al Mezzogiorno, che continua ad assorbire oltre il 43% delle risorse dedicate alle opere territoriali, in linea con gli obiettivi di riequilibrio previsti dal Piano.

Riqualificazione degli edifici e digitalizzazione guidano gli investimenti

L’analisi dei singoli interventi mostra una caratteristica spesso poco evidenziata nel dibattito pubblico.

Le opere pubbliche rappresentano meno di un quinto dei progetti complessivi, ma assorbono quasi il 68% delle risorse economiche disponibili.

Nella maggior parte dei casi non si tratta della costruzione di nuove infrastrutture, bensì della riqualificazione del patrimonio esistente: efficientamento energetico, manutenzione straordinaria, adeguamento antisismico degli edifici pubblici e interventi di rigenerazione.

Al contrario, le iniziative dedicate ai servizi digitali costituiscono oltre il 60% del numero totale dei progetti, pur incidendo in misura molto più contenuta sul volume complessivo degli investimenti.

Quale sarà il vero lascito del PNRR?

Il giudizio definitivo sull’efficacia del Piano potrà essere formulato soltanto nei prossimi anni, quando sarà possibile misurare gli effetti economici e sociali degli investimenti realizzati.

Le prime stime citate dalla Fondazione IFEL indicano che il PNRR potrebbe determinare un livello del PIL italiano superiore di circa 2,6 punti percentuali rispetto allo scenario senza il Piano.

Anche uno studio dell’Università Bocconi evidenzia come gli investimenti abbiano contribuito a ridurre il divario accumulato negli anni rispetto alla Germania sul fronte della spesa pubblica destinata allo sviluppo.

Nonostante questi segnali positivi, le prospettive macroeconomiche restano prudenti. Le più recenti previsioni della Commissione europea indicano infatti una crescita del PIL pari allo 0,5% nel 2026 e allo 0,6% nel 2027, valori che confermano come il PNRR, da solo, non possa rappresentare la soluzione a tutte le criticità strutturali dell’economia italiana.

La vera sfida, quindi, non sarà soltanto completare le opere entro le scadenze previste o spendere integralmente i fondi disponibili. Il successo del Piano dipenderà soprattutto dalla capacità degli investimenti di produrre effetti permanenti sulla competitività del Paese, sull’efficienza della pubblica amministrazione, sulla qualità delle infrastrutture e sulla crescita economica. È su questo terreno che, nei prossimi anni, si misurerà il valore reale dell’esperienza del PNRR e l’eredità che lascerà alle future generazioni.

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