Lagarde invoca riforme: “Aspettative stabili inducono i governi a ritardare la risposta all’alta inflazione”
Bruxelles – Le riforme come alternativa all’aumento dei tassi di interesse. Agire prima che lo facciano gli altri. E’ una Christine Lagarde che rivendica l’operato della Banca centrale europea che presiede ma che intende respingere critiche e accuse, quella che interviene al Forum delle Banche centrali a Sintra. Proferisce un discorso lungo, articolato, al cui interno inserisce una precisazione che suona di monito e reprimenda e che lascia intendere che se la politica interviene per tempo e con determinazione la BCE potrebbe anche risparmiare scelte che poi pesano su famiglie e imprese. Perché l’aumento dei tassi si ripercuote su chi ha bisogno di prestiti, che siano per la casa o per affari.
Se la prende con chi attende e si culla sugli allori, Lagarde: “Aspettative stabili a lungo termine possono potenzialmente indurre i responsabili delle politiche economiche a ritardare la risposta a un’inflazione già superiore all’obiettivo e percepita da famiglie e imprese, anche quando le previsioni e i dati in arrivo suggerirebbero un intervento”. Tradotto: i governi si adoperano solo di fronte a crisi o shock conclamati. Vero è, continua la presidente della BCE, che “se i responsabili delle politiche economiche agiscono per prevenire un futuro sgancio del tasso di interesse, non esiste un modo affidabile per valutare di quanto sia necessario aumentare i tassi, né per sapere a posteriori se una risposta preventiva fosse necessaria o eccessiva”.
Servono riforme per mettersi al riparo da momenti difficili, e questo Lagarde lo vuole mettere in chiaro quando afferma che “ci sono ragioni per ritenere che le risposte politiche europee stiano anche riducendo la distanza degli shock all’economia reale“. Un esempio in tal senso lo offre la penisola iberica e l’agenda di sostenibilità. “La transizione energetica pulita sta anche cominciando a modificare il modo in cui gli shock vengono trasmessi all’economia più ampia”, sottolinea la presidente della BCE a proposito del caro-energia prodotto dalla guerra in Iran. “Nei paesi con quote più elevate di elettricità a basse emissioni di carbonio, come Portogallo e Spagna, i prezzi all’ingrosso dell’elettricità si sono sempre più disaccoppiati dai prezzi del gas”.
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