Così i meloniani rinsaldano la rete dei conservatori, oltre Trump. Parla Giordano

15 Luglio 2026 - 09:15
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Roma. Prove tecniche di dopo Trump? Venerdì FdI sbarca a Catania, con i ministri e il commissario Ue Raffale Fitto. L’occasione è la kermesse dei conservatori. Si rinsalda la rete europea. Un percorso che va avanti già da un po’. Ma con quali prospettive? “Il dopo Trump si discuterà alla fine del suo mandato: noi stiamo sviluppando una rete politica europea, che ha un orizzonte ben più lungo delle scadenze elettorali americane”, risponde il deputato meloniano Antonio Giordano, segretario generale di Ecr e ufficiale di collegamento tra Roma e Washington. “E’ un percorso che va avanti da anni. Anche il dialogo con autorevoli esponenti americani, presenti ai nostri eventi, dalla Romania alla Sicilia, conferma la solidità di questo percorso. Gli European awareness days a Catania sono un nuovo tassello, un’occasione per rafforzare la rete dei conservatori Ue e discutere delle grandi sfide del continente. Aver scelto la Sicilia non è casuale: è il luogo in cui si incrociano sicurezza, energia, infrastrutture e flussi migratori”.

I rapporti con Trump nel frattempo sono ai minimi storici, FdI torna a parlare d’Europa. Non sembra un caso. “L’Europa deve rafforzare la propria capacità di agire, senza per questo indebolire il legame transatlantico. Parlarne – osserva Giordano – non è una novità né una conseguenza del dibattito americano, ma da sempre uno dei pilastri dell’azione dei conservatori. Non c’è contraddizione con l’alleanza transatlantica, anzi: un continente più solido rafforza anche il rapporto con Washington. Noi non abbiamo mai messo in discussione quel legame, che resta un pilastro della sicurezza dell’Occidente, e lo abbiamo dimostrato, sostenendo con coerenza le scelte più difficili, anche quando erano impopolari”. Ma certo il ponte con l’America ha rappresentato un elemento centrale della politica estera del governo. La relazione con Trump si può recuperare? “Tra alleati possono esserci divergenze, ma il rapporto tra Italia e Stati Uniti si fonda su interessi strategici permanenti, non sulle contingenze politiche. L’Italia continuerà a difendere i propri interessi nazionali, a mantenere un dialogo franco con Washington e a contribuire alla sicurezza comune”. In Sicilia parlerete di “un mediterraneo più sicuro, per una Europa più forte”. Meloni però ha preferito non essere in Francia al summit dei volenterosi. Non passa anche da qui il rafforzamento dell’Europa? “Un’Europa più forte passa certamente dalla capacità di affrontare insieme le grandi sfide strategiche”, risponde il meloniano. “Ma proprio per questo crediamo che le grandi scelte europee debbano maturare in sedi inclusive, non in formati ristretti. L’evento di Catania nasce con questa impostazione: rimettere il Mediterraneo al centro della riflessione europea, coinvolgendo l’intera famiglia dei conservatori”.

Meglio Le Pen di Macron? “Non spetta a noi scegliere il presidente della Francia. Saranno i cittadini a farlo e noi lavoreremo con chiunque sarà eletto. Certo, Macron appartiene a una famiglia politica diversa dalla nostra. Noi proponiamo un’altra idea d’Europa”. E poi c’è Vannacci, che intanto attacca quotidianamente, vi rimprovera il dialogo con von der Leyen. Siete preoccupati? “Vannacci rappresenta un altro gruppo politico e segue una strategia diversa dalla nostra. Crediamo che il modo migliore per cambiare l’Europa sia esercitare responsabilità di governo e trasformare le idee in decisioni”. Con il generale alla fine si può trovare una sintesi? “Sui singoli dossier – conclude Giordano – possono sempre esserci convergenze. E il confronto in Aula è sempre possibile”. Ma? “Noi vogliamo cambiare l’Europa governandola, non limitarci a commentarla”.

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