Le bugie hanno le gambe corte: 500 aerei Usa sono decollati dall’Italia per la guerra contro l’Iran

24 Giugno 2026 - 17:06
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Le bugie hanno le gambe corte: 500 aerei Usa sono decollati dall’Italia per la guerra contro l’Iran

Il vertice dell’Alleanza Atlantica di Ankara in agenda il 7-8 luglio prossimi si avvicina e, naturalmente, il segretario generale della Nato Mark Rutte si prepara a incontrare il presidente Donald Trump – vero dominus dell’incontro. Il meeting previsto per oggi alla Casa Bianca ha l'obiettivo di allentare le tensioni generate dalla guerra in Iran e dalle malcelate, continue minacce statunitensi di ritirare e di ridurre la presenza delle truppe americane in Europa.

Non è un mistero per nessuno che The Donald, già critico nei riguardi della Nato durante il suo primo mandato, adesso lo sia diventato ancor di più al punto da definire l’Alleanza una "tigre di carta". Le cronache delle ultime settimane ci hanno inondato di esternazioni trumpiane anti Nato, dato che il presidente Usa è irritato dalla riluttanza manifestata (e sostenuta) dai membri del Trattato Nord Atlantico a schierarsi con gli States nel conflitto scatenato in Medio Oriente a seguito dei bombardamenti decisi dal duo israelitico-americano (senza nemmeno informare gli alleati di quello che sarebbe accaduto da lì a poche ore dopo); al contrario, la disponibilità ad aiutare l’alleato statunitense a riaprire lo Stretto di Hormuz (chiuso proprio dopo gli attacchi del 28 febbraio contro l’Iran) è stata sempre confermata, e dovrebbe diventare operativa dopo la firma dell’accordo di pace e la conseguente individuazione delle basi logistiche che consentano l’attività piena e sicura del naviglio specializzato, tra cui sarà presente anche un cacciamine della Marina Militare italiana, che verrà impiegato per sminare lo Stretto di Hormuz.

Ricordiamo – per ricostruire il filo logico che unisce questi passaggi, non sempre semplici da seguire – che la scorsa settimana, il segretario Usa alla Difesa, Pete Hegseth, ebbe a rimproverare gli alleati nel corso di una riunione della Nato, annunciando (minacciando, forse sarebbe più giusto dire) una revisione del dispiegamento delle truppe statunitensi in Europa. Appare evidente che questo passaggio voglia anticipare la decisione di ridurre la presenza delle forze americane dal suolo europeo; questo si spiega quale conseguenza di una decisione degli Stati Uniti riguardante la riduzione delle forze armate disponibili nell’area dell'Alleanza Atlantica in caso di crisi. Va da sé che una simile decisione significherebbe lasciare i singoli Stati membri a decidere autonomamente come colmare le lacune difensive sui territori europei.

In fondo, il ruolo principale di Mark Rutte, dopo la seconda elezione di Trump, avvenuta nel novembre 2024, è stato proprio quello di gestire l'ostilità di The Donald verso l'Alleanza oltre smussare le grossolane richieste di Trump, incluso l’ostentato tentativo di acquisire la Groenlandia.

Anche durante la riunione di oggi alla Casa Bianca, molto probabilmente, Rutte dovrà tentare di stare sulla stessa lunghezza d'onda di Trump e ciò per assicurarsi che il vertice Nato sia un successo e non costituisca, invece, una rottura definitiva (oggettivamente il rischio c’è). È a tutti nota l’irascibilità di Trump, e pure la sua irregolarità; anche se Rutte arrivasse a pensare di avere un'intesa con Trump, nessuno è in grado di prevedere cosa potrebbe accadere due settimane dopo.

Dopo che gli alleati della Nato si sono rifiutati di sostenere la guerra di Trump-Netanyahu, peraltro scatenata senza nessuna consultazione preventiva, The Donald ha apertamente messo in dubbio il sostegno degli Usa al patto di difesa reciproca stabilito dalla Nato e ha dichiarato, ancora una volta, di considerare seriamente di abbandonare l'Alleanza Atlantica.

Riteniamo importante segnalare che lo stesso Rutte, in un'intervista con l’emittente Fox News assai vicina alla Casa Bianca, ha evidenziato che gli episodi in cui alcuni Stati membri dell’Alleanza hanno negato i “diritti statunitensi” di utilizzare le proprie basi militari e il sorvolo degli spazi aerei per attività legate alla guerra, possono essere definiti casi “isolati”, affermando, invece, che centinaia di aerei statunitensi sono decollati da basi statunitensi in tutta Europa per sostenere la guerra di Washington – e che questa affermazione oggi stesso sarebbe stata comunicata a Trump oggi stesso: “Comprendo perfettamente la delusione, ma se prendiamo ad esempio l'Italia, 500 aerei statunitensi sono decollati dalle basi americane in Italia per supportare l'operazione. Quindi si tratta di un numero enorme. Se si guarda a tutta l'Europa, si parla di un numero compreso tra 4.000 e 5.000 missioni di volo”, ha dichiarato Rutte a Fox News.

Si tratta di una solenne smentita contro coloro che, anche nel nostro Governo, menano vanto di aver mantenuto la schiena dritta e di non aver concesso l’uso delle basi americane presenti in Italia per finalità belliche: lo stesso segretario generale dell’Alleanza Nord Atlantica afferma oggi il contrario.

Il vertice di Ankara, è facile immaginare, si concentrerà su come gli Alleati stiano mantenendo gli impegni assunti lo scorso anno durante il vertice dell'Aia, inclusi l'aumento degli investimenti nella difesa, l'espansione della produzione industriale della difesa e il continuo sostegno all'Ucraina. Riteniamo siano questi i veri nodi da districare. Già da tempo abbiamo assistito alla forte pressione cui è sottoposta la Nato: alcuni Paesi europei, preoccupati che Washington possa ritirarsi completamente dall’Europa – una minaccia più volte ripetuta da Trump – stanno sostenendo il grande aumento della spesa per la difesa richiesto da The Donald, impegnandosi a spendere il 5% del Pil per la difesa entro un decennio. Non tutti, a ragion del vero: molti altri sono rimasti, almeno per ora, indietro.

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