Gli italiani? Vogliono più misure per il clima e sono tra i cittadini europei più attirati dalle tecnologie della transizione

24 Giugno 2026 - 17:06
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Gli italiani? Vogliono più misure per il clima e sono tra i cittadini europei più attirati dalle tecnologie della transizione

I cittadini italiani? Non solo vogliono più verde e meno cemento, più misure per il clima contro caldo e alluvioni, più circolarità. Ma sono anche quelli che, tra tutti i consumatori europei, sono i più attirati dalle tecnologie della transizione. A rivelarlo sono due sondaggi i cui risultati sono stati appena diffusi. Il primo è targato Legacoop-Ipsos ed è stato presentato nel corso dell’incontro nazionale dell’Osservatorio sulla transizione ecologica nelle città, che aveva come tema “Diffondere le buone pratiche per l’adattamento, la mitigazione climatica, la circolarità e il capitale naturale nelle città”. Dall’indagine, illustrata a Roma alla presenza di oltre cento tra rappresentanti istituzionali, amministratori locali e regionali, rappresentanti del mondo scientifico e universitario, imprese e organizzazioni di imprese emerge che i nostri connazionali chiedono più verde e minore consumo di suolo (89%), interventi per rendere più circolari produzione e consumo, riducendo gli sprechi, favorendo il recupero e il riuso del patrimonio edilizio esistente (89%), misure di adattamento climatico per ridurre i rischi e gli impatti degli allagamenti e delle ondate di calore (85%). «La transizione ecologica nelle città in questo incontro nazionale dell’Osservatorio – ha dichiarato Edo Ronchi, presidente della Fondazione sviluppo sostenibile, fra i promotori dell’iniziativa – ha evidenziato le buone pratiche, anche eccellenti, realizzate in numerose città italiane per l’adattamento e la mitigazione climatica, per la circolarità e l’incremento del capitale naturale. Queste buone pratiche hanno generato benefici multipli, non solo ambientali, ma anche sociali con ricadute anche positive per l’economia locale. La conoscenza dei buoni interventi per il clima, la circolarità e la natura realizzati nelle città è molto utile per ridurre lo scarto, ancora troppo ampio, tra la gravità delle crisi climatica e ambientale e una sua percezione che tende a sottovalutarla».

I risultati dell’indagine evidenziano come la transizione ecologica sia considerata importante, sotto tutti gli aspetti, per la propria città (soprattutto tra chi risiede nei grandi comuni e nella fascia di età tra i 61-64enni). Gli aspetti più gettonati sono, per l l’89% degli intervistati, la necessità di rendere più circolari produzione e consumo e migliorare e aumentare le aree verdi e le alberature. L’85% degli intervistati ritiene importante promuovere l’adattamento climatico per ridurre i rischi e gli impatti degli allagamenti e delle ondate di calore e l’82% la mitigazione del cambiamento climatico, con la riduzione progressiva delle emissioni di gas serra. Quando si domanda il livello di soddisfazione per gli interventi nella propria città la percentuale diminuisce: il 47% si ritiene molto o abbastanza soddisfatto del miglioramento e aumento delle aree verdi, il 43% dell’aumento di circolarità della produzione e consumo, il 38% delle iniziative per l’adattamento e la mitigazione climatica.

Per realizzare efficacemente la transizione ecologica nelle città, i cittadini individuano alcune priorità ben precise. Oltre il 90% ritiene importanti norme chiare e obiettivi stabili nel tempo, avere a disposizione finanziamenti pubblici e competenze tecniche adeguate. Percentuali moto elevate, tra l’87% e il 90%, si registrano anche per l’adeguata informazione dei cittadini sui problemi da affrontare e le possibili soluzioni, il coinvolgimento delle imprese del territorio, la generazione di impatti multipli su più aspetti della transizione ecologica contemporaneamente e la capacità di indirizzo dei governi nazionale, regionali e comunali.

Dall’indagine emerge un generale accordo sull’importanza degli interventi di adattamento al cambiamento climatico. In particolare, un intervistato su 2 considera molto importante la riqualificazione degli spazi pubblici con soluzioni naturali per ridurre l’impermeabilizzazione del suolo. Percentuali elevate registrano anche il favore dei cittadini per adeguate pianificazioni sia per l’adattamento climatico che per l’energia e il clima.

Le misure più importanti, nell’opinione dei cittadini, per ridurre gli effetti del cambiamento climatico sono la diffusione delle Comunità energetiche rinnovabili (Cer) per aumentare produzione di energia da fonti rinnovabili, generazione distribuita e accesso elettricità rinnovabile a tariffe più basse, le ristrutturazioni profonde ed edifici a zero emissioni con materiali adeguati, consumi energetici certificati molto bassi, soluzioni passive e impianti solo da fonti rinnovabili e Condomini energeticamente autosufficienti con fotovoltaico sui tetti, pompe di calore per il riscaldamento, raffrescamento e acqua calda, e comunità di autoconsumo tra residenti.

Elevata importanza viene attribuita alle misure per promuovere l’economia circolare nelle città. In particolare, più di un intervistato su 2 considera molto importante il miglioramento della gestione dei rifiuti urbani, la riduzione degli sprechi e dei rifiuti attraverso il recupero delle eccedenze alimentari e l’aumento della raccolta dei piccoli rifiuti elettronici tramite eco-punti di raccolta.

Grande consenso si registra anche sulle misure per promuovere il verde urbano con più di un intervistato su 2 che considera molto importante la trasformazione delle aree dismesse in nuove aree ad alto valore ecologico destinate ai cittadini e la piantumazione di boschi in aree periurbane.

Le buone notizie, riguardo le opinioni dei cittadini italiani, non finiscono qui. È stata presentata oggi un’altra indagine condotta nell’ambito di un programma di ricerca paneuropeo condotto da Verian e commissionato dalla European climate foundation (Ecf) in sei Paesi (oltre all’Italia, Francia, Germania, Polonia, Spagna e Regno Unito), che analizza come i cambiamenti nei prezzi dell’energia e le pressioni stagionali influenzino gli atteggiamenti pubblici verso l’elettrificazione. Ebbene, i risultati mostrano prima di tutto che anche dopo l’intesa Usa-Iran e l’apertura dello Stretto di Hormuz, circa tre quarti degli europei si aspettano prezzi dell’energia elevati anche nel lungo periodo, con un impatto già tangibile sui bilanci familiari. In questo contesto, cresce il ruolo dell’elettrificazione come risposta alla crisi: sempre più cittadini associano tecnologie come auto elettriche e pompe di calore alla sicurezza energetica, oltre che alla transizione climatica.

Ma dall’indagine emerge anche che l’Italia si distingue in modo significativo nel confronto europeo. È infatti tra i Paesi con il più alto sostegno alla riduzione della dipendenza dai combustibili fossili (62%) e mostra livelli più elevati di interesse verso veicoli elettrici e pompe di calore rispetto ad altri mercati. Inoltre, una quota rilevante di italiani dichiara di essere più propensa a considerare un veicolo elettrico proprio a causa dell’aumento dei prezzi dei carburanti.

Allo stesso tempo, emerge con chiarezza il principale ostacolo all’adozione: l’accessibilità economica. Il 70% degli intervistati europei chiede veicoli elettrici più accessibili, mentre per le pompe di calore il principale freno resta il costo iniziale di installazione.

Nonostante ciò, il consenso sulle soluzioni pratiche è ampio e trasversale: infrastrutture di ricarica, supporto alla ricarica domestica, incentivi all’acquisto e strumenti finanziari per facilitare l’accesso alle tecnologie pulite raccolgono un sostegno diffuso in tutti i Paesi.

La ricerca evidenzia anche un gap di percezione: mentre gli utilizzatori di tecnologie elettriche tendono a riconoscerne i benefici in termini di protezione dai prezzi energetici, il pubblico generale resta più incerto – segno che l’esperienza diretta gioca un ruolo chiave nel cambiare le percezioni.

«I consumatori italiani si stagliano su tutti i loro omologhi di altri paesi Ue - commentano i ricercatori Verian - un atteggiamento probabilmente legato anche alla posizione geopolitica di un Paese pesantemente dipendente da forniture estere, oggi sempre più esposte alle tensioni geopolitiche come si è visto ad Hormuz. Andremo avanti a misurare questi spostamenti, con altre somministrazioni del sondaggio in autunno e poi ancora dopo l’inverno, per vedere gli effetti dell’onda lunga di Hormuz. Vogliamo capire quanto la crisi abbia inciso sulle percezioni».

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