La ricetta dell’Onu contro il caldo estremo? Tassare i petrolieri

24 Giugno 2026 - 15:58
0
La ricetta dell’Onu contro il caldo estremo? Tassare i petrolieri

Di fronte alle ondate di calore che stanno investendo l’Europa – Italia compresa, con punte di 40°C –, la risposta annunciata dal Governo Meloni appare ancora confinata alla gestione dell’emergenza. Il ministro della Salute Orazio Schillaci ha convocato per domani una riunione tecnica al dicastero, osservando che per eventuali interventi a tutela dei lavoratori esistono competenze regionali e ministeriali distinte.

Ma il caldo estremo non è più un fenomeno circoscritto, che si affronta tramite circolari, a maggior ragione in un Paese come l’Italia dove 2,4 milioni di famiglie vivono in condizione di povertà energetica e non possono quindi mantenere la propria abitazione a una temperatura sicura durante le ondate di calore, mentre il Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici (Pnacc) è ancora fermo al palo.

L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) descrive appieno la magnitudo dell’evento meteo estremo in corso, legato alla crisi climatica dovuta all’uso dei combustibili fossili. Negli ultimi quattro anni il caldo ha causato oltre 200mila morti nell’Unione europea e nei Paesi associati, e la maggior parte sarebbe stata prevenibile. L’Europa, ricorda l’Oms, si sta riscaldando più rapidamente di qualunque altro continente; la quota più alta di decessi prematuri legati alle temperature estreme si è registrata in Italia, seguita da Spagna, Germania e Grecia.

«L’Europa si sta riscaldando più rapidamente di qualsiasi altro continente e ne stiamo pagando il prezzo in vite umane – afferma Hans Henri P. Kluge, direttore regionale Oms per l’Europa – Più di 200mila persone in Europa sono morte per il caldo in appena quattro anni. Questo deve finire. Il caldo è un killer silenzioso, ma non è inevitabile».

La prevenzione richiede infatti un piano organico, non provvedimenti estemporanei, come messo in fila proprio dall’Oms nelle nuove linee guida pubblicate nei giorni scorsi: una governance con responsabilità chiare e coordinamento tra istituzioni; sistemi di allerta caldo tarati sui territori e capaci di attivare misure concrete per la salte; l’individuazione delle persone più esposte, dagli anziani ai lavoratori all’aperto fino alle fasce sociali svantaggiate; una sanità preparata alle emergenze; interventi per ridurre l’esposizione nelle case, negli edifici e nelle città; monitoraggio e verifica continua dell’efficacia delle misure.

Per costruire città e territori capaci di adattarsi servono risorse per il welfare climatico, l’efficienza energetica, il verde urbano, le infrastrutture pubbliche, l’accesso all’acqua e la transizione verso energia pulita e conveniente. Risorse che, secondo le Nazioni Unite, possono essere trovate anche intervenendo su chi continua a beneficiare della dipendenza dai combustibili fossili. Nel discorso tenuto ieri alla London Climate Action Week, il segretario generale Antonio Guterres ha ricordato che la crisi in Medio Oriente ha prodotto una nuova enorme instabilità energetica, confermando quanto sia fragile un modello basato su petrolio, gas e carbone.

«Le otto maggiori compagnie di combustibili fossili hanno incassato 6,5 miliardi di dollari in più solo nel primo trimestre di quest’anno – ha detto Guterres – e questo dato include appena un mese della crisi in Medio Oriente, mentre il prezzo del petrolio continuava a salire e i profitti crescevano. Sono guadagni inaspettati nati dal dolore, dall’instabilità, dalle difficoltà e dalla dipendenza. Esorto i governi a tassarli».

Il gettito derivante dalla tassazione di questi extraprofitti, sottolinea Guterres, dovrebbe essere usato per sostenere famiglie e comunità vulnerabili e accelerare la transizione verso energia pulita e accessibile.

Il nodo della transizione ecologica, infatti, è anche distributivo. L’1% più ricco della popolazione mondiale, circa 56 milioni di persone con almeno 2 milioni di euro di patrimonio, è responsabile del 41% delle emissioni climalteranti globali. E se il World inequality report 2026 segnala che lo 0,001% della popolazione mondiale possiede una ricchezza tripla rispetto a quella della metà dell’umanità, in Italia – stima Oxfam – lo 0,1% più ricco, meno di 50mila persone, detiene una ricchezza circa tre volte superiore a quella della metà più povera del Paese, pari a 25 milioni di persone.

Anche per questo una maggiore progressività fiscale può diventare uno strumento concreto di politica climatica. In Italia, una patrimoniale applicata all’1% più ricco, cioè a chi possiede almeno 1,7 milioni di euro, garantirebbe un gettito aggiuntivo stimato in circa 30 miliardi di euro. Risorse che potrebbero contribuire a finanziare la protezione dal caldo estremo e, insieme, quella transizione ecologica capace di ridurre le emissioni e la dipendenza dai fossili che alimentano la crisi climatica.

Qual è la tua reazione?

Mi piace Mi piace 0
Antipatico Antipatico 0
Lo amo Lo amo 0
Comico Comico 0
Wow Wow 0
Triste Triste 0
Furioso Furioso 0
Eventi e News

Eventi e News in Italia

Commenti (0)

User