Le profezie degli hegeliani de’ noantri davanti al successo dell’AfD

14 Settembre 2026 - 07:10
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Le profezie degli hegeliani de’ noantri davanti al successo dell’AfD

Per gli hegeliani de’ noantri, che spopolano nella destra e nella sinistra bipopulista, il trionfo di AfD in Sassonia-Anhalt è la parola del dio della Storia, il responso divinato per il tramite di un popolo apparentemente ignaro e angosciato da tormenti più terreni e profani, ma capace di rivelare, nella trance ipnotica dei seggi, il peccato originale della costruzione europea e la catastrofica sorte dei Paesi che si sono affidati alla sua protezione.

Fino a questo punto, gli – si fa per dire – hegeliani di sinistra e di destra concordano: i Paesi europei sono costretti a tornare, a pena di rovina, allo status quo ante. Gli hegeliani di destra e di sinistra iniziano a divergere, anche se – ci torneremo – meno di quel che sembra quando sono chiamati a qualificare questa immaginaria e aurorale età dell’oro, verso cui gli Stati e i popoli andrebbero benignamente riaccompagnati e comunque, a quanto pare, spontaneamente si dirigono. «Ecco la dimostrazione della necessità storica di questo contro-movimento!» sembrano dire i mediocri discepoli bipartisan del guru dello storicismo tedesco.

La sinistra populista pensa che il voto di quella piccola regione tedesca dimostri, come cantavano i Baustelle, che il liberismo ha i giorni contati e che, se pure le masse proletarie della ex (neppure troppo) Germania sovietica oggi si rivolgono disordinatamente a destra, i loro favori siano destinati a premiare un programma neo-socialista e quindi l’esito destinale della crisi continentale porti verso una sorta di DDR europea, sì democratizzata e globalizzata, ma austeramente (in senso berlingueriano) egalitaria.

La destra, pur prendendo, a parte la Lega, prudentemente le distanze da AfD e dai suoi eccessi nazisteggianti, pensa che la Sassonia-Anhalt segni la riscossa delle identità in senso etno-nazionalista e decreti l’inizio del ritorno all’autarchia demografica come condizione di libertà politica.

In questo discorso il canone culturale e religioso non è affatto rilevante e al più esornativo, visto che la teoria dei diritti e delle libertà del comunitarismo reazionario non è così diversa da quello dell’esecrato nemico islamista, con cui condivide molto dell’etica sessuale e familiare e procreativa (salve le personalizzate deroghe ad honorem, come per Alice Weidel).

C’è un duplice punto di congiunzione delle teorie apparentemente opposte del tradimento europeo sostenute da destra e da sinistra. Il primo, miserabilmente (Karl Popper) storicista, è che il voto tedesco vada inteso come un oracolo (tutto ciò che è reale è razionale – il problema è capire in quale alambicco distillare la pozione metafisica). Il secondo è che il successo dell’AfD sia solo un effetto collaterale e un’esternalità negativa; per dirla in altri termini, non una sindrome idiopatica, ma un sintomo, in qualche modo provvidenziale, di un difetto di fabbrica della costruzione europea.

Dunque questa crisi di consenso e di legittimità per il sistema liberale-costituzionale realizzato su scala transnazionale dall’Ue non andrebbe addebitata ai «cattivi», ma ai «buoni», non agli sfasciacarrozze della reazione rossobruna e ai loro pupari moscoviti, ma ai grigi burocrati della razionalità economica, sociale e istituzionale europeista, cioè agli amministratori di un periclitante condominio comunitario, che negli oltre tre quarti di secolo che ci separano dalla Dichiarazione Schuman, malgrado resistenze nazionali e nazionaliste, ha integrato finora nella società della libertà e nell’economia del benessere quattrocentoventi milioni di cittadini e altri trenta milioni di residenti senza cittadinanza, pochissimi dei quali stanno peggio di come stessero i loro padri e nonni trenta o sessant’anni fa.

Chiedere però dove e come stessero prima dell’Ue – e delle incarnazioni precedenti – tutte queste nazioni e questi popoli e individui così gelosi della loro dimidiata o usurpata sovranità – a partire dalla DDR, di cui l’AfD riproduce simbologie e iconografie, accanto a quelle squisitamente anni ’30, cioè di marca hitleriana – è una domanda politica senza senso perché purtroppo la politica, come la vita, ha una memoria selettiva e interessata: non è storia, non è scienza. È esistenza e esperienza.

Ma da chi vuole, per così dire, considerare criticamente quello che sta succedendo alla società europea e ai suoi cittadini, si può accettare l’idea che «ci sono troppi stranieri» o «c’è troppo poco welfare», in entrambi i casi oltre il tollerabile, sia razionalmente decente e vada accolta perché suppostamente consacrata dall’esito del voto? Si può sostenerlo, per citare un solo dato, senza minimamente considerare le variabili demografiche che smentiscono queste verità di fede storica nel modo più aritmeticamente plateale?

Si può giustificarlo senza considerare che gli attuali Paesi dell’Ue avevano mezzo secolo fa circa il 10 per cento della popolazione mondiale e oggi poco più della metà, che la loro età mediana è passata dai 33 ai 45 anni, e che la percentuale degli ultra sessantacinquenni è quasi raddoppiata (da uno su otto a uno su quattro-cinque)?

Si può accettare questo giochetto per cui basterebbe togliere qualcosa a chi non se lo merita o a chi ne abusa – prestazioni sociali, diritti di residenza e cittadinanza, ovvero rendite vere e presunte, vantaggi normativi e protezioni fiscali – o togliere qualcuno dal banchetto della redistribuzione politica per ristabilire pace sociale, dinamismo economico e progresso civile? E togliere a chi esattamente? E quanto esattamente? E come? Poi vediamo; intanto votate. Capiremo in seguito come fare l’esproprio democratico, vagheggiato dal popolo dolente.

Il successo dell’AfD è una cosa seria e potenzialmente tragica per le sorti della Germania e dell’Ue. Farne la carta fatale dei tarocchi della storia europea è una cosa intellettualmente miserabile, anche se propagandisticamente efficace. Ora che il nazismo putinianamente modificato dell’AfD tira fuori prepotentemente la testa, l’interpretazione bigottamente storicista di questo fenomeno fa venire in mente l’adagio del famoso hegeliano di sinistra sulle tragedie della storia che si ripetono in farsa.

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