L’Italia invecchia ma continua a non avere abbastanza posti nelle Rsa

19 Settembre 2026 - 06:20
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L’Italia invecchia ma continua a non avere abbastanza posti nelle Rsa

L’Italia è continuerà ad essere il Paese più vecchio d’Europa: un quarto della popolazione ha già superato i sessantacinque anni, eppure il sistema di cura per gli anziani non autosufficienti arranca da decenni. Con soli ventidue posti letto ogni mille abitanti over 65, l’Italia si colloca in fondo alla classifica dei Paesi Ocse, che registrano una media di quarantuno nel 2023. Il gap è strutturale e geograficamente feroce: nel Nord-Est si contano 10,5 posti letto ogni mille residenti, mentre nel Sud solo 3,4.

«La domanda di posti in Rsa crescerà sensibilmente in Italia. Nel 2030 ci saranno circa cinque milioni di anziani non autosufficienti, due milioni in più rispetto ai quasi tre milioni di oggi», spiega Massimo Blasoni, fondatore e proprietario della fondazione di Sereni Orizzonti, uno dei leader italiani nella costruzione e gestione di Rsa, con 110 strutture per 7.500 posti letto distribuiti tra Italia e Spagna, 3.800 dipendenti e un’esperienza che quest’anno diventa trentennale.

Il traguardo coincide con un grande piano di sviluppo da duecento milioni di euro per la realizzazione di venti nuove Rsa sul territorio nazionale, anche al Sud, sorretto dalla convinzione che in Italia mancano posti letto nelle Rsa. Queste strutture stanno inoltre assumendo sempre di più un profilo sanitario: i ricoveri ospedalieri richiedono appropriatezza e, nei fatti, le lungodegenze degli ospedali vengono sostituite dalle Rsa che accolgono anziani con autosufficienze sempre più severe. Occorre però che le nuove strutture siano più belle ed ecosostenibili. Una parte importante degli immobili che accolgono istituti per anziani in Italia è ampiamente datata.

Le nuove venti Rsa di Sereni Orizzonti, in parte già avviate, in parte in fase di cantieramento, in Toscana, Piemonte, Friuli-Venezia Giulia, Emilia-Romagna, Veneto e Sardegna, sono costruite in conformità ai princìpi Environment, Social and Governance (Esg) e adottano soluzioni che permettono di ridurre il fabbisogno energetico e idrico (quindi l’impatto ambientale) e assicurare un contesto di lavoro sicuro grazie all’implementazione della domotica.

Tuttavia la qualità nelle Rsa non dipende soltanto dagli edifici ma anche e soprattutto dal personale. Esistono in Italia sia notevoli carenze nella reperibilità di Oss e infermieri, sia esigenze, spesso eluse, di formazione continua degli operatori. Occorre rendere più attrattivo il lavoro. Per questo Sereni Orizzonti ha avviato un programma strutturato di formazione gratuita per gli operatori sociosanitari – corsi di aggiornamento, percorsi di carriera interni, accesso a qualifiche professionali superiori – affiancato da una revisione degli orari di lavoro per renderli più compatibili con le esigenze di vita.

Una scelta non filantropica ma strategica: in un settore dove il turnover è endemico e il reclutamento sempre più difficile, trattenere il personale qualificato vale più di qualsiasi altra ottimizzazione gestionale. In qualche misura anche l’ecosostenibilità può essere legata a benefit per il personale. Un esempio concreto? Sereni Orizzonti ha avviato un progetto con MET Italia Energy Solutions per la realizzazione di una Comunità Energetica Rinnovabile (Cer) nelle strutture di nuova costruzione.

Una Cer è una rete locale di produzione e condivisione di energia pulita: i pannelli fotovoltaici installati nelle Rsa producono l’energia necessaria al proprio fabbisogno, mentre quella in eccesso viene distribuita alla comunità circostante. Ma il vantaggio non si ferma al territorio: una quota dell’energia prodotta viene destinata ai dipendenti del gruppo che risiedono nelle vicinanze della struttura, permettendo così di abbattere i costi in bolletta.

C’è infine un tema che nessun operatore del settore può ignorare e che pochi politici hanno ancora il coraggio di affrontare apertamente: chi paga la Rsa? Oggi in Italia la risposta è quasi sempre la famiglia. La retta media è intorno ai 1.700-2.000 euro al mese, ma può superare i 3.000 nelle strutture del Nord. I costi ricadono spesso sulle famiglie, che devono integrare le rette o, nei casi più critici, rinunciare all’assistenza. In altri Paesi europei esiste da decenni un’assicurazione pubblica obbligatoria per la non autosufficienza – la cosiddetta Long Term Care (Ltc) – che garantisce a ogni cittadino una copertura in caso di perdita dell’autonomia.

In Germania il sistema è obbligatorio e finanzia una quota significativa dei costi residenziali. In Italia l’unica risposta pubblica strutturata rimane invece l’indennità di accompagnamento, bloccata a livelli inadeguati da anni. «Servono scelte coraggiose», conclude Blasoni. «Un’assicurazione obbligatoria per la non autosufficienza, sul modello tedesco, permetterebbe a molte più famiglie di accedere a strutture di qualità. Diversamente il rischio è di costruire Rsa che rimarranno fuori dalla portata di molti che pure ne avrebbero bisogno».

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