Il degrado del pensiero ci rende ciechi di fronte ai disastri ambientali

La domanda è: perché noi esseri umani continuiamo a ignorare l’evidenza dei fatti soprattutto quando essi possono inevitabilmente rivolgersi contro di noi? Mi riferisco soprattutto alle conseguenze dei cambiamenti climatici e a tanti altri fenomeni di questo genere. Perché ci fidiamo di tutto e di tutti ma non di chi ci mette in guardia su quelle che potrebbero essere le conseguenze di questi eventi catastrofici? Perché da una parte si predica tolleranza, razionalità e conoscenza e dall’altra si pensa solo alle apparenze, al denaro e a fare le guerre? Costruzione, cooperazione e bene comune, così recita l’enciclica Magnifica humanitas di Papa Leone XIV, ma purtroppo sono parole inascoltate o ipocritamente condivise dai potenti. Per tutto questo ci sono un’infinità di ragioni, ma, secondo il mio parere, quella principale è una e di carattere psicologico. La psicologia, anche se piuttosto trascurata o utilizzata solo parzialmente, è la disciplina che regola la nostra vita; è al di sopra di tutte le altre discipline filosofiche e scientifiche in quanto per praticare queste ultime utilizziamo solo ed esclusivamente il nostro cervello.
In un suo recente articolo, Andrea Piccioli, Direttore Generale dell’Istituto Superiore di Sanità, scrive che ciò che immettiamo nell’ambiente non scomparirà mai. È illusorio credere al contrario. Le sostanze che riversiamo nei mari prima o poi ci verranno restituite a discapito della nostra salute. Inquiniamo i mari con le microplastiche, con PFAS (sostanze perfluoroalchiliche) e con TFA (acido trifluoroacetico), persino con tracce di Sars-Cov.2, per citare solo le sostanze più pericolose. Questo comporta riduzione del patrimonio ittico, contaminazioni di varia natura della flora marina, patologie della pelle e malattie ancora peggiori per i bagnanti e un’altra infinità di spiacevoli sorprese; eppure l’uomo è dotato di un insieme di sistemi di rivelazione capaci di percepire segnali importanti per la salvaguardia della sua salute. Quando questi segnali arrivano dagli organi di senso alla corteccia cerebrale, sollecitano dei neuroni specifici che a loro volta attivano le capacità percettive fondamentali e strettamente legate a processi mentali importantissimi, come l’attenzione, la memoria e addirittura il linguaggio.
Attenzione, memoria e linguaggio: queste tre funzioni psicologiche se non attivate dovutamente sollevano dei problemi, per esempio quello della insensibilità ai cambiamenti climatici, alle conseguenze dell’inquinamento dell’ambiente e a tanti altri disastri causati dall’uomo.
L’attenzione è un processo che consente di utilizzare efficacemente risorse importanti della nostra mente e di selezionare le informazioni su cui concentriamo i nostri processi fondamentali di elaborazione cognitiva. Si tratta di un sistema che serve per filtrare gli stimoli rilevanti da quelli irrilevanti o nocivi. In sostanza, senza attenzione non potremmo praticamente fare niente, nemmeno guidare una macchina, leggere un libro, figuriamoci svolgere un lavoro manuale o intellettuale che sia. Un buon livello di attenzione consente di apprendere e scegliere la strategia migliore per vivere meglio, però per farlo occorre possedere anche una buona memoria.
La memoria: il rapporto tra la memoria e l’attenzione è molto stretto. Senza memoria, soprattutto quella a breve termine, le informazioni non potrebbero passare alla memoria a lungo termine, non ci sarebbe più la “rievocazione”, per non parlare del riconoscimento, per esempio, tra un certo numero di stimoli in atto e quelli che ci giungono dal passato. In questi casi le informazioni, almeno quelle più importanti, si perderebbero, decadrebbero o interferirebbero con altre creando un caos mentale enorme. Su questa funzione potremmo parlare ancora perché esistono molte forme di memoria. Per esempio, molto importante è la memoria di lavoro, che molti psicologi preferiscono chiamare ancora memoria a breve termine e la seconda che il materiale da apprendere sia di tipo visivo o verbale, in cui quella verbale è appunto quella preposta all’elaborazione di questo tipo di informazione, in sostanza semantica e implicita del bagaglio lessicale che possediamo.
Ora capiamo quanto queste tre componenti, attenzione, memoria e linguaggio siano importanti per il mantenimento di un equilibrio intellettivo di un essere umano, ma anche degli animali, escluso quello verbale per questi ultimi, perché gli animali non parlano. Per il resto, sono esattamente come noi.
Oggi siamo sempre più distratti e le nostre capacità attenzionali si riducono sempre di più a causa di una infinità di eccessi (in primis alcool e droghe), che spesso mettono in pericolo la nostra incolumità: operai distratti che cadono dalle impalcature, automobilisti disattenti che causano incidenti gravi e spesso mortali, adulti e bambini che annegano nei laghi e nei fiumi, perché non riflettono sul fatto che in queste acque le correnti sono molto più forti e pericolose di quelle dei mari e che, non essendo acque salate, provocano una spinta dei corpi verso l’alto inferiore a quella dei mari. Riducendosi le nostre risorse attenzionali, non cogliamo più gli elementi rilevanti dell’informazione, non possiamo più fare scelte strategiche per evitare i pericoli. Ritornando agli annegamenti, l’Istituto Superiore di Sanità ha rivelato che in Italia tra il 2024 e il 2025 nei fiumi e nei laghi sono affogate circa 300 persone. Più sorprendente è il fatto che ogni anno nel mondo ne muoiono più di 300 mila (una intera città) per lo stesso motivo. Molte di queste morti possono essere classificate come “disgrazie”, ma altrettante possono essere inserite nell’ambito di una mancanza attenzionale del pericolo. Lo stesso dicasi delle morti dei motociclisti (nel 2025 in Italia ci sono stati circa 280 morti, per non parlare dei morti per incidenti automobilistici che sono cinque volte di più), più o meno lo stesso numero dei morti per annegamento, il che è molto singolare in quanto tutti pensano che tra i due fenomeni non ci siano le stesse proporzioni. I numeri sono invece più o meno uguali perché il più delle volte queste cose capitano per superficialità e, appunto, mancanza di attenzione. I centauri sanno che con una moto del peso di circa 250 Kg alla velocità di 100 Km/h (tra l’altro una velocità molto modesta per loro) in un impatto con un corpo rigido si sprigionerebbero istantaneamente 1900 quintali di spinta, una forza enorme e inimmaginabile? Non lo sanno, perché se lo sapessero venderebbero subito le loro moto e andrebbero a piedi o in bicicletta.
Infine il linguaggio. Lev Vigotskij (1896-1934) un giovane genio, pedagogista e psicologo bielorusso del passato, in contrasto con l’idea di un altro famoso psicologo, Jean Piaget, che tutti gli psicologi dello sviluppo infantile conoscono molto bene, scrisse che lo sviluppo psicologico del bambino è legato al contesto socioeconomico in cui si trova. In sostanza è l’ambiente a dirigere lo sviluppo linguistico del bambino e non il contrario, come invece credeva Piaget. Per Vygotskij, la mente non è altro che lo specchio della condizione materiale in cui vive e cresce un bambino. Il linguaggio diventa l’espressione della vita mentale e della coscienza individuale. Certo, noi esseri umani parliamo e siamo gli unici a saperlo fare, inoltre parliamo una lingua che ci consente di dissertare sulla lingua che utilizziamo quando comunichiamo (riflessività), ma dati i tempi in cui viviamo, con i modelli linguistici che cambiano in continuazione in ogni Paese e in ogni cultura, in verità siamo nell’impossibilità di discernere ciò che si dice da ciò che si fa, ciò che è vero da ciò che è falso, ciò che è etico da ciò che non lo è. Sembra che per dare un senso alla nostra presenza sulla Terra venga a mancare veramente qualcosa di importante, cioè venga meno quella funzione linguistica interazionale che è fondamentale per capire la realtà in cui viviamo. In sostanza, non siamo più capaci di dare profondità alle frasi che costruiamo, diventano delle etichette (vedi TV, titoli dei giornali, talk show e Intelligenza Artificiale), non rappresentano più un modello interpretativo con dei potenziali argomentativi veri. I parlanti non riflettono più sulla lingua che usano. Se è così, forse è meglio tacere e pensare solamente, come fanno gli animali.
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