Letitia, la scrittrice del Devon che insegna a fare i culurgiones agli inglesi

04 Settembre 2026 - 08:15
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Letitia, la scrittrice del Devon che insegna a fare i culurgiones agli inglesi

Letitia Ann Clark da chef nei ristoranti di Londra alla vita lenta della Sardegna rurale: i suoi libri sulle ricette dell’Isola piacciono all’estero, e anche Stanley Tucci l’ha voluta come guida nel suo programma tv

Non ha perso le vecchie abitudini Letitia Ann Clark, dopo quasi dieci anni in Sardegna ne ha aggiunte solo di nuove. La incontriamo nella bella biblioteca comunale di Oristano: prepara il suo nuovo libro e per chi ha studiato letteratura, per quanta pratica tu abbia alle spalle, ci sarà sempre un’ispirazione in più da ricercare tra le pagine scritte da altri.

Come spesso accade, in principio è stata colpa dell’amore, dopo è arrivato tutto il resto. Letitia è nata nel Devon, laurea in letteratura inglese, un master a Edimburgo, da lì è finita a Londra attratta anche dalla sua seconda passione, quella per il cibo. «Ero giovane, cercavo la mia strada, amavo i libri e amavo la cucina, così ho passato alcuni anni tra l’esperienza in piccole case editrici e quella di chef. Non riuscivo ad adattarmi al lavoro d’ufficio e, dopo un poco, tornavo in cucina: al Dock Kitchen, allo Spring, allo stellato Ellory come capo pasticciera, fino a quando a trent’anni ho conosciuto un ragazzo di Oristano, cuoco come me». Insieme, la scelta di vita: perché non trasferirsi nell’Isola?  

Oggi Letitia è una convinta sarda d’adozione: ha un nuovo compagno, un bimbo di tre anni che si chiama James, vive a Baratili San Pietro, paesino famoso per la Vernaccia, e i suoi testi sulla cucina isolana sono un punto di riferimento tra i lettori anglosassoni. «Ho amato molto i libri di Anthony Bourdain, anche se il suo stile era molto maschile: “Kitchen Confidential” è un capolavoro. Bourdain apprezzava la Sardegna e io ambivo a mettere insieme, come lui, il racconto dell’esperienza personale che stavo vivendo con consigli e ricette. Non c’era molto in lingua inglese e così ho provato». 

Letitia, quindi, dopo il necessario apprendistato nel locale di Oristano gestito dalla famiglia dell’allora fidanzato, comincia a impadronirsi dei segreti della cucina sarda e, contemporaneamente, a scrivere. «Ho trovato un agente, una casa editrice – la Hardie Grant – ed è arrivato il primo libro, “Bitter Honey”». Ricette e storie dalla Sardegna è il sottotitolo, esce nell’aprile del 2020 e da allora ha venduto decine di migliaia di copie. «Sono stata fortunata – dice Letitia -, eravamo in pieno Covid, la gente aveva voglia di leggere, di cucinare, di conoscere luoghi, piacque molto anche in Germania, in Canada, in Australia». 

Dopo “Bitter Honey” sono seguiti altri tre libri. Il secondo sui dolci, la vera specializzazione di Letitia. Il terzo, “Wild Figs & Fennel”, dedicato alla cucina “selvaggia” – le erbe spontanee, l’ortica, il finocchietto, le ricette più casalinghe. Infine “For the love of lemons”: «Un libro solo sul limone che amo tantissimo e metto ovunque, sebbene nella cucina sarda non sia molto presente». Spinta dagli editori, Clark ha allargato i suoi orizzonti, ma nel frattempo i lettori alla ricerca della Sardegna più autentica hanno continuato a contattarla, a chiedere consigli su ristoranti da preferire, prodotti da acquistare, e da qui è nata una seconda Letitia. O meglio: è rinata. 

«Ho imparato molto a cucinare dai sardi e così sono tornata tra i fornelli per i turisti inglesi, tedeschi, americani… Andiamo insieme al mercato, scegliamo i prodotti e dopo insegno loro a fare i culurgiones, i malloreddus, o la ricetta dei piatti preparati per quel pranzo». 

L’immagine scelta da Letitia Ann Clark per l’ultimo post sui social

Impossibile non chiedere qualcosa in più sul menu ideale di Letitia. «Lavoro molto con i prodotti di stagione, in questo periodo comincerei con un’insalata di pesche di San Sperate, mandorle tostate, mozzarella marinata con scorza di limone e menta. Dopo passerei a della fregula con vongole e zucchine, seguita da formaggio sardo come il pecorino o il casizolu arrosto servito su foglie di fico, e accompagnato dal miele che produce un mio amico ad Ales, ancora delle melanzane grigliate con una vinaigrette di saba, rucola e ricotta salata e per dolce una millefoglie di pesche cucinate nella Vernaccia, crema di mandorle e ricotta». 

Letitia Ann Clark ha fatto da cicerone a Stanley Tucci per “Searching for Italy”, famoso programma tv di viaggi e cucina, e questo ha dato altra linfa ai suoi libri, ma rifiuta l’idea di trasformarsi in una food creator. «Uso Instagram, ma con parsimonia e ho rallentato. C’è il rischio che gli influencer proiettino una finta immagine dell’Italia: io cerco di non farlo. So che c’è povertà, che diverse cose non vanno, che la Sardegna si spopola, ma al tempo stesso non si può negare il fascino romantico che questo Paese ha per i miei connazionali». 

E quindi che idea si fanno? Che cosa cercano? «Una risposta alla domanda più importante: come essere felici. La lettura dei miei libri li aiuta, anche perché io ho trovato quel che cercavo: la famiglia, il vivere lento, il mangiare bene, una terra di stoici, un po’ ribelli, di gente che non si piega ai desideri altrui e che non rinuncia alla propria identità». 

Letitia, intanto, ha cominciato a scrivere il quinto libro. Si chiamerà “Casa”, in italiano. «Racconterò della mia transizione da chef professionista a cuoca casalinga e dei piatti che preparo per i miei, e anche per gli ospiti. Casa perché in Italia non c’è la differenza che abbiamo noi tra house e home, il posto fisico e quello del sentimento coincidono: credo abbia molto a che fare col cibo».

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