A che serve Vannacci, se Salvini è vicepresidente del Consiglio?

03 Settembre 2026 - 08:25
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A che serve Vannacci, se Salvini è vicepresidente del Consiglio?

Mentre tutti i principali capi di governo dell’Ue, compresa Giorgia Meloni, si schierano al fianco del governo tedesco, in seguito alla denuncia delle responsabilità russe negli attacchi con droni carichi di esplosivo all’aeroporto di Lipsia, e mentre lo stesso ministro degli Esteri Antonio Tajani paventa interferenze di Mosca nelle elezioni dei paesi europei, Matteo Salvini si dice preoccupato, piuttosto, di una certa «ansia antirussa» e persino del fatto che «qualche cancelleria europea non voglia metter fine a questa guerra e cerchi qualche pretesto, magari per vendere altre armi».

Premesso che semmai gli europei le armi le comprano, per darle agli ucraini, dunque rimettendoci, e che di conseguenza l’unico che davvero stia dichiaratamente sfruttando questa guerra per fare soldi con la vendita delle armi si chiama Donald Trump (lo premetto, ma ci tornerò in conclusione, perché è il punto decisivo), le parole di Salvini confermano quanto il dibattito su Roberto Vannacci e la sua influenza sul centrodestra possa essere fuorviante. Perché Salvini questo genere di dichiarazioni, e anche di peggiori, le ha sempre fatte, sin dai tempi in cui amava sfoggiare la famosa maglietta di Putin, e non ha mai smesso. Dunque non sarebbe giusto accusarlo di rincorrere il leader di Futuro nazionale: Salvini, come buona parte del centrodestra, non rincorre Vannacci e non potrebbe farlo neanche se volesse, per la semplice ragione che lo ha preceduto.

Il Financial Times, spesso assai indulgente con la nostra presidente del Consiglio, scrive a proposito del generale che il «cavallo di Troia russo» mette alla prova Meloni. Vannacci ha risposto con un post su Instagram (peraltro in un inglese nettamente superiore all’italiano sfoggiato nei suoi libri) in cui si presenta con colbacco e bicchiere di vodka in mano. In ogni caso mi sembra significativo che anche Vannacci, nelle sue tirate sull’inflazione e il costo della benzina, parli solo della guerra in Ucraina e non si ricordi mai di citare Donald Trump, lo stretto di Hormuz e la guerra in Iran, che pure una qualche connessione con il problema della benzina ce lo avrebbero. Lo stesso ovviamente vale per Salvini e per i tanti sostenitori di Trump che oggi vorrebbero fischiettare, far dimenticare il loro sostegno al presidente americano o addirittura farsi passare per suoi nemici, come la nostra presidente del Consiglio e i tanti giornalisti di destra che fino a ieri facevano smaccatamente il tifo per lui.

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