L’Europa va a Erevan: difesa, energia e approvvigionamenti al centro del summit della Comunità politica europea
Bruxelles – Guerra, instabilità energetica e competizione globale stanno ridisegnando gli equilibri internazionali. In questo contesto, l’Europa ha scelto Erevan – la capitale dell’Armenia – per riunirsi in un formato allargato e fare il punto in occasione dell’ottavo summit della Comunità politica europea (CEP). Nata nel 2022 su iniziativa del presidente francese, Emmanuel Macron, e dell’allora presidente del Consiglio Europeo, Charles Michel, la CEP è una piattaforma informale che si riunisce ogni sei mesi per permettere ai leader dei principali Paesi europei (non necessariamente dell’Unione Europea) di discutere delle questioni più urgenti con una flessibilità che i tradizionali vertici comunitari non consentono.
Energia, difesa, supply chain: l’autonomia strategica dell’Europa al centro del summit
Il tema centrale del summit è stato quello del rafforzamento dell’autonomia strategica dell’Europa. Un obiettivo da raggiungere attraverso una riduzione delle dipendenze che zavorrano il Vecchio Continente in tre aree specifiche, delineate in un punto stampa precedente alla riunione dalla presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen. “La prima è quella dell’energia: siamo troppo dipendenti dalle importazioni di combustibili fossili e dalla volatilità dei loro prezzi che colpisce duramente la nostra competività”, ha sottolineato l’inquilina di Palazzo Berlaymont. Con l’attacco israelo-statunitense all’Iran e l’aggravarsi della crisi mediorientale, la questione è diventata ancora più critica e secondo von der Leyen l’unica risposta possibile la si può trovare nel “potenziamento dei nostri asset domestici, ovvero le rinnovabili e il nucleare“. “Solo così”, ha sintetizzato, “l’Europa potrà davvero contare su un’offerta di energia stabile, pulita ed economica”.
La seconda area di intervento affrontata dalla politica tedesca è quella della difesa e della sicurezza. “Aumentare le nostre capacità militari per imparare a camminare da soli“, è l’obiettivo che von der Leyen ha in testa da tempo e che ha richiamato anche oggi. In tal senso, ha richiamato l’attenzione sul piano Rearm Europe da 800 miliardi di euro “per permettere agli Stati europei di colmare le attuali lacune in materia di sicurezza e difesa”. “Avere una deterrenza credibile”, ha chiosato, “è la miglior forma di prevenzione contro una potenziale aggressione militare”.
Infine, il terzo terreno di azione: quello del rafforzamento delle catene di approvvigionamento europee, perchè – chiarisce von der Leyen – “le nostre debolezze non si risolvono chiudendoci in noi stessi, ma diversificando i propri partner e rafforzando le relazioni con gli alleati che la pensano come noi“. Esattamente in questa direzione, secondo la leader dell’esecutivo comunitario, vanno i recenti accordi di libero scambio siglati con l’Australia, l’India e il Mercosur (von der Leyen ha anche aperto a nuovi sviluppi nelle relazioni commerciali con il Messico, dove si recherà in visita ufficiale il 22 maggio insieme al presidente del Consiglio Europeo, Antonio Costa).
La scelta di Erevan e il Caucaso come corridoio strategico
Che l’Europa voglia fare di più per rafforzare le proprie catene di approvvigionamento lo dimostra anche la scelta – nient’affatto casuale – di scegliere Erevan come cornice del summit odierno. L’Armenia occupa una posizione perfettamente centrale nel cosiddetto Middle Corridor, la rotta commerciale che collega l’Asia e l’Europa attraverso il Caucaso permettendo così di evitare sia la Russia a nord che il Medio Oriente a sud. “Con le guerre attualmente in corso, si tratta di un’alternativa molto importante per diversificare le rotte commerciali“, ha spiegato l’Alta rappresentante per la politica estera dell’UE, Kaja Kallas, sottolineando proprio come la decisione di tenere il summit in Armenia “dimostri l’importanza del Caucaso per la connettività e la resilienza europea di fronte alle minacce che stiamo affrontando“.
Le interconnessioni economiche, però, spesso rafforzano anche i legami più strettamente politici e l’UE sembra voler puntare proprio sull’Armenia come pedina della sua operazione diplomatica volta a contrastare l’influenza della Russia in Europa orientale. A farlo capire, durante la conferenza stampa a fine summit, è stato Antonio Costa: “Industrie strategiche interconnesse, corridoi di trasporto e reti digitali costituiscono fiducia, creano posti di lavoro e legano i paesi vicini attraverso una cooperazione concreta e una crescita condivisa“. A tal fine, proprio domani (5 maggio) – a quasi un anno e mezzo dall’approvazione del disegno di legge presentato dal governo del primo ministro Nikol Pashynian per aderire all’UE – Costa si tratterrà a Erevan per partecipare al primo summit UE-Armenia. L’obiettivo è quello di rafforzare le relazioni bilaterali e – soprattutto – fare il punto in vista delle cruciali elezioni parlamentari che il Paese caucasico affronterà il prossimo 7 giugno e rispetto alle quali si rincorrono già le voci di possibili ingerenze russe. “La lotta contro le interferenze straniere nei processi democratici è stata anche al centro del summit odierno”, è il messaggio che l’ex primo ministro portoghese ha recapitato a Mosca.
Starmer e Carney: gli alleati extra-UE al centro del palco
Se l’Armenia va ‘blindata’ in funzione anti-russa, rafforzare i legami con il Regno Unito e il Canada è necessario per reagire all’imprevedibilità di Donald Trump e alla perdita di affidabilità dell’alleato statunitense. Per questo, tra gli ospiti extra-UE presenti a Erevan, figuravano anche il primo ministro canadese, Mark Carney, e quello britannico, Keir Starmer.
“Una delle ragioni per cui il summit odierno è storico è proprio il fatto che per la prima volta abbiamo invitato un Paese non europeo“, ha sottolineato Costa con un chiaro riferimento al Canada. La ragione è semplice: l’attuale contesto geopolitico richiede “una visione della sicurezza a 360 gradi” e “lo sviluppo di partnership multipolari per promuovere una pace sostenibile e assicurare una prosperità condivisa“. E “su tutti questi livelli”, ha spiegato Costa, “il Canada è uno stretto alleato e vuole costruire con noi un ordine internazionale basato sui principi, ancorato al rispetto del diritto internazionale e del diritto umanitario e con le Nazioni Unite al suo centro“. Cordialità ricambiate dallo stesso Carney, che ha rivendicato per il suo Paese il titolo di “più europeo tra i non europei” e – richiamando le parole di von der Leyen sul rafforzamento dell’autonomia strategica – ha sottolineato come Europa e Canada possano fare questo sforzo insieme. La cooperazione auspicata dal leader laburista riguarda settori cruciali come “le comunicazioni spaziali, i semiconduttori, la sovranità digitale, i minerali critici e l’energia pulita“.
Anche Keir Starmer ha partecipato al summit nel quadro del “reset” delle relazioni con l’UE annunciato in occasione della sua elezione. Il ‘fattore Trump’ ha indubbiamente avuto un peso in questa scelta ed è stato lo stesso premier a riconoscerlo oggi, quando ha spiegato che “è innegabile che alcune delle alleanze su cui abbiamo fatto affidamento non sono nelle condizioni ideali e il livello di tensione è più alto di quello che vorremmo“. Ecco allora che Londra e Bruxelles appaiono più vicine che mai: tra i numerosi bilaterali organizzati oggi, Starmer e von der Leyen hanno trovato il tempo di discutere vis à vis dell’eventuale partecipazione britannica al pacchetto da 90 miliardi di euro di aiuti UE all’Ucraina approvato lo scorso 23 aprile. Inoltre, i due hanno anche concordato l’inizio dei negoziati per l’adesione del Regno Unito allo European Innovation Council Fund, il fondo di investimento dell’UE dedicato alle tecnologiche innovative. Con l’obiettivo di “tenere in Europa i più promettenti innovatori del futuro”, l’iniziativa sembra essere un segnale che la Brexit – almeno sul piano strategico – potrebbe essere sempre meno un ostacolo.
Qual è la tua reazione?
Mi piace
0
Antipatico
0
Lo amo
0
Comico
0
Wow
0
Triste
0
Furioso
0
Commenti (0)