L’indignazione social per il regista senza telefono, e per i piedi appoggiati in aereo

23 Maggio 2026 - 05:28
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L’indignazione social per il regista senza telefono, e per i piedi appoggiati in aereo

Mesi fa mi è apparso su Instagram il post di uno di quei disgraziati che non si capisce come campino, nel senso che hanno degli account che sono chiaramente la loro fonte di sussistenza, ma se li scorri non è chiaro perché qualcuno dovrebbe dar loro dei soldi.

Evidentemente qualche benefattore c’è, e quindi persino questo tizio, che non è Michelangelo ma uno che spiega come prendere i voli coi punti raccolti con le carte di credito, ha i suoi bravi mecenati.

Il che da una parte è un bene, perché siamo otto miliardi e pure quelli che non saprebbero mai fare un lavoro vero hanno diritto allo sponsor; e dall’altra è un male, perché gli aerei sono strapieni di otto miliardi di persone determinate a fare il weekend all’estero e ci manca solo che si sentano gente di mondo cui uno su Instagram ha spiegato i trucchetti per l’upgrade.

Mi appare dunque questo post in cui il tizio è indignato perché uno, in prima fila su un volo a corto raggio, appoggia i piedi sulla parete di fronte. La parete davanti alla prima fila nei voli continentali è l’unica seria ragione per prendere la prima fila: per appoggiarci i piedi, appunto. Lascio un commento, non mi ricordo neanche dicendo cosa, essendo appunto passati mesi.

Nonostante siano passati mesi, non dico tutti i giorni ma quasi mi arriva una notifica: qualcuno ha commentato perché vuole redimermi. Da cosa? Non lo so, e non importa, importa solo questo ipnotico meccanismo indotto dall’internet e dall’eccesso di tempo libero: la gente vuole ristabilire la verità su tutto.

Qualcuno dice che è dimagrito facendo la dieta chetogenica, e loro con lo zelo dei testimoni di Geova intervengono per dirgli che no, non va bene, la chetogenica fa malissimo, reingrasserà, morirà, si pentirà, i suoi nipoti dovranno espiare fino alla settima generazione. Qualcuno dice che preferisce il mare alla montagna, e loro non hanno pace finché non l’hanno riportato sulla retta via, al mare fa caldo, la sabbia nelle mutande, le meduse, l’inquinamento, le scottature.

Tutto questo non a tavola coi parenti, non con un fidanzato che se poi mette su la pancetta te lo devi far piacere tu, non in una discussione su dove andare quest’estate coi tuoi cari, una discussione dalla quale dipende la godibilità delle tue vacanze: tutto questo parlando con sconosciuti dei quali, a quanto pare, gli esseri umani hanno perso la capacità di disinteressarsi.

Diceva Gaber che qualcuno era comunista perché pensava di poter essere libero e felice solo se lo erano anche gli altri. L’abitante del ventunesimo secolo è libero e felice solo se tu vivi una vita identica alla sua: se anche tu mangi le stesse cose che piacciono a lui, apprezzi gli stessi film che gradisce lui, la pensi come lui sullo stendere le gambe in aereo o sul cenare prima o dopo il teatro o sul parmigiano sull’aglio e olio. Io ce lo metto, ma – considerato che difficilmente verrete invitati a cena a casa mia – se a voi non piace cosa vi cambia?

Quindi Christopher Nolan – regista del quale sono riuscita a non vedere mai un film – dà un’intervista a “60 Minutes” per promuovere la sua prossima “Odissea”. Il tic di dover ristabilire la verità è già all’opera da mesi, perché in questa “Odissea” Elena di Troia è Lupita Nyong’o, e come ti permetti di fare nera una che era bionda non hai rispetto per Omeroooo. Ma Nolan vuole scippare a Donald Trump il titolo di re dei troll, e quindi riesce a sviare l’attenzione da quella polemica lì e a farla convergere su una ancora più stupida.

So, gli dice l’intervistatore, che non ha uno smartphone. È un giochino bieco, ma questo chi ci casca non lo sa, perché come tutti i meccanismi davvero classisti coloro che non hanno contezza di talune classi sociali non ne vedono il trucco. Quello che Nolan sta veicolando, dicendo che non ha uno smartphone, è che è ricco.

Ricco e con pretese intellettuali, che è una combinazione infernale. Se volete sapere la mia – e se non volete saperla cosa ci fate su questa pagina: vi siete persi perché non funzionava Google Maps? – i ricchi sono diversi da voi e da me in molti modi, e uno di quei molti è che, se hanno un telefono, qualcuno lo userà per chieder loro un prestito, una raccomandazione, un invito in barca. Se sei ricco, tutti vorranno qualcosa da te. La domanda è: sei ricco da abbastanza tempo da aver imparato a fottertene dei postulanti?

Chi mi conosce sa che io amo telefonare ma detesto ricevere telefonate, e la ragione è che non riesco a non pensare che un attrezzo che squilla e tu che devi precipitarti a rispondere, beh, quel meccanismo lì fa inevitabilmente di te un maggiordomo. Se invece che essere un maggiordomo hai un maggiordomo, farai in modo che chi vuole dirti qualcosa passi da lui.

Per come li vedo io, i ricchi sono divisi in tre macrocategorie, in ordine ascendente di autostima. Quelli che non hanno proprio un telefono: se li conosci e hai qualcosa da dirgli, lo dici alla segretaria, o se sei più in confidenza alla moglie (o al marito: dipende da chi è più ricco nella coppia) o ai figli. Quelli che hanno un telefono ma non ci hanno installato WhatsApp: puoi mandar loro un messaggio in 160 caratteri, ma col cazzo che puoi rompergli i coglioni con le fotine, i meme, i gruppi. Quelli che hanno un telefono, hanno WhatsApp, ma sono abbastanza ricchi (cioè: abbastanza sicuri di sé) da fottersene di risponderti.

In fondo, quel che sta dicendo Nolan è che non ha sviluppato gli anticorpi che dà un prolungato benessere economico: è un povero disgraziato che non sa bere un bicchiere di vino a cena senza diventare alcolizzato.

Non sa avere un cellulare senza fare la cosa più patetica: levare le spunte azzurre. Se levi le spunte azzurre stai dicendo che non hai abbastanza carattere (e quindi: abbastanza reddito) da non osare nessuno mai dirti «eh ma non mi hai risposto». Se levi le spunte azzurre significa che sei in balìa delle richieste altrui, delle esigenze altrui, degli squillini altrui. Se levi le spunte azzurre, per quanti maggiordomi tu abbia, sei comunque un maggiordomo.

Nolan conosce i suoi limiti, e quindi non ha una casella di posta elettronica, si fa scrivere a quella dell’assistente che poi gli stampa le mail (vi ricordate quando anche noi stampavamo le mail? Ogni tanto ne ritrovo, stampate in redazioni Rai da stampanti a colori: è per quelle cartucce che pagate il canone).

Nolan conosce i suoi limiti, e quindi non si concede un telefono collegato all’internet, perché sa che lo inserireste in tutti i gruppi WhatsApp per la tutela dei finanziamenti al cinema, e lui non avrebbe il nerbo non dico di bloccarvi, ma anche solo di silenziarvi.

L’internet, che stando tutto il giorno sull’internet si è bruciata i neuroni e ora non capisce mai niente, reagisce come se Nolan stesse dicendo «non lo dovete avere neanche voi, l’iPhone, c’è un disegno di legge per venire a sequestrarvelo», come se li volesse privare del diritto agli sticker con Stalin che fa i cuori con le mani, alle videochiamate per sapere se in questa corsia del supermercato devo prendere la pasta lunga o corta, alla necessità di Google Maps per attraversare la strada.

Nolan sta dicendo che è un porocristo che non è ricco da abbastanza generazioni da non prendere neanche in considerazione l’idea di rispondervi, e quei fessi dei commentatori dell’internet non capiscono il dramma e si agitano perché non è possibile che stia senza, come osa, non ci crede nessuno che lavori senza cellulare e senza mail: se non ne ha lui significa che qualcuno le ha per lui.

L’internet ha scoperto che i registi che fanno film da miliardi hanno assistenti, segretarie, stagisti e forse persino cameriere e cuochi e autisti. Meno male che Nolan non ha detto all’intervistatore che non si pulisce il bagno da solo, sennò sai che scandalo.

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