Le cose che mi ha insegnato il Gastronomika Festival 2026

Due giornate straordinarie, un afflusso di pubblico enorme: più di mille persone hanno deciso di dedicare la loro domenica alla riflessione sul mondo dell’enogastronomia e quasi trecento giovani hanno impegnato il loro lunedì per l’hackathon più visionario del settore. Il Gastronomika Festival è un appuntamento giunto alla sua sesta edizione, che ci ha nel tempo mostrato quanto la narrazione di questo ambito sia ampia e complessa, e come la ristorazione, l’accoglienza, l’agricoltura e il vino possano essere raccontati da punti di vista sempre nuovi e sempre diversi.
Questo appuntamento ci insegna sempre moltissimo, sia in termini organizzativi che in termini di pensiero e di contenuto. E, spesso, gli insegnamenti che portiamo a casa non sono sul tema, ma generali e sull’approccio alla vita, al mondo, alla quotidianità. Perché, alla fine, quello che impariamo su cibo, vino e ospitalità, spesso racconta chi siamo e come interagiamo. Una piccola parte per il tutto.
Con una maggiore cultura riusciremo a mangiare tutti meglio: conoscendo la filiera, tornando a curarci della terra, scardinando le vecchie certezze e prendendoci il tempo che serve per capire e fare meglio. Lo hanno spiegato bene Chiara Pavan, con la sua cucina ambientale, ma anche i ragazzi che ci hanno fatto capire quanto l’agricoltura può (e anzi, deve) diventare un argomento sempre più figo.
Osservando le antiche tradizioni sacre saremo in grado di capire meglio il presente: ce l’hanno insegnato gli autori del libro “Il pane del santo” che racconta le tradizioni siciliane e che è stato lo spunto per parlare di come il pane crei attorno a sé una comunità forte e riesca a risvegliare anche i luoghi più inaspettati, tipo la piazza di Noale che Giulia Busato ha rianimato intorno al suo Tocio.
Si può fare alta cucina anche scardinando le regole e disobbedendo ai canoni classici: anzi, a volte è proprio questo uscire dagli schemi a premiare. Ce l’ha insegnato il team di Trattoria Contemporanea, disincantato, giovane, disruptive, umile: un condensato di belle speranze impacchettate con cura in un file di Excel che deve stare in piedi. Spoiler: funziona.
«Mettiti sul ciglio della tua incompetenza» (Di questa frase mi farò una maglietta). Il concetto di “pivelling” di cui ci ha parlato Pasquale Polito di Forno Brisa ci ha fatto capire quanto sia facile esaltarsi quando sai fare le cose, e quanto sia invece difficile decidere di imparare a fare quello che non sai. Ma c’è un modo per fare entrambe le cose: tornare indietro con umiltà a quando non lo sapevi fare, senza prendere troppo sul serio la tua sapienza, ma anche avere il coraggio di fare il primo passo per capire qualcosa che ti sembra astruso, lontano, inarrivabile. Fare il primo passo ti porterà da pivello a sapiente.
«Stiamo solo facendo un’Olimpiade»: il mantra di chi le ha organizzate dal punto di vista gastronomico ci dice quanto tutto sia relativo. Ma ci dice anche che facendo una cosa alla volta si possano risolvere anche le questioni più complesse. Ma Elisabetta Salvadori ci ha illuminati anche su un altro punto fondamentale: se c’è un problema da risolvere, prima si risolve e poi (se proprio è necessario) si discute su cosa e chi l’ha causato. Un mantra che vale nella ristorazione, dove tutto è rapidissimo, ma anche nella vita. Meno polemiche, più azione.
L’Italia è un paese basato sul cibo, meraviglioso, e sull’accoglienza: prima ce ne rendiamo conto e prima saremo una destinazione ancora più amata. Ma prima ci renderemo conto noi stessi di essere i più bravi, prima potremo esportare la nostra abilità o importare nuovo turismo. Ce lo hanno spiegato i ragazzi che hanno scelto di rappresentare l’Italia fuori dal nostro Paese.
Se parti per Copenhagen e non sai l’inglese e ti nascondi per non parlarlo, potresti diventare la più brava al mondo a juice pairing, È successo a Giulia Caffiero, e forse potrebbe capitare anche a qualcuno di noi. Sempre della serie: il ciglio e l’incompetenza.
E infine, una piccola cosa personalissima: questo Festival mi insegna ogni anno di più quanto una squadra sia forte e determinata più l’obiettivo è condiviso e sentito. Grazie a Davide, Alessio, Linda, Thea, Chiara, Andrea, Antonella, Petra, Francesca, Vittoria, Lorenzo, Caterina, Nello, Gabriele, Andrea, Alessandro, Christian. Vedere l’entusiasmo e la determinazione con cui portiamo a casa ogni singolo miglioramento di questo progetto condiviso dà a tutta questa fatica un senso profondo, bello, nostro. La fila fuori dal Teatro fa tutto il resto.
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