L’Ucraina al centro di una tempesta perfetta

L’altro ieri la Federazione Russa ha martellato Kiev con sciami di droni e missili, un attacco durato ben undici ore – dalla notte del 1° luglio, fino a ieri mattina – che si stima abbia fatto almeno 20 vittime civili, ferendone molte altre in quella che Mosca ha etichettato come “rappresaglia per gli attacchi ucraini effettuati contro impianti petroliferi russi”, situati alle porte della capitale russa. Mentre noi verghiamo queste righe, le squadre di emergenza di Kiev stanno ancora scavando tra le macerie degli edifici residenziali crollati e non si esclude possano ancora essere trovati altri corpi di vittime.
Il capo di stato maggiore delle Forze armate russe, Valery Gerasimov, ha informato Putin sui risultati conseguiti dal massiccio attacco di rappresaglia, aggiungendo che il bombardamento era mirato "esclusivamente contro obiettivi militari o collegati ai militari"; purtroppo i risultati e le vittime provocate dall’attacco dimostrano altro. In una tragica contabilità tenuta dall’Onu, gli attacchi aerei della Russia contro l'Ucraina hanno colpito ripetutamente vaste aree civili, causando fino a oggi la morte di oltre 16.000 civili ucraini. Ma il periodo di negatività del governo Zelensky è attraversato anche da altri fatti che, sotto un profilo squisitamente politico, assumono forte pessimismo nei rapporti tra Ucraina e Paesi confinanti.
Significativa appare, in questo contesto, la tensione con la Polonia. Ricordiamo che la storia che interessa la frontiera polacco-ucraina, lunga ben 535 km, è una storia dolorosa, sanguinosa, per molti versi anche oscura, forse a tratti anche eroica, che documenta i tormenti - mai realmente risolti - della vecchia Europa.
All’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina (2014) che ebbe inizio con la Penisola di Crimea, il Governo polacco si spese in Europa per far capire ai Paesi occidentali che Kiev non poteva essere lasciata sola a difendersi contro Mosca, dettando in tal modo una posizione chiara ed univoca spalmata tutta a favore dell’Ucraina. E ancora, a sottolineare lo storico vincolo di amicizia tra polacchi e ucraini, ricordiamo che nel 2022 furono proprio i polacchi ad andare al confine per accogliere i profughi ucraini, che scappavano dagli attacchi russi.
Purtroppo, nel corso di questi ultimi mesi, i rapporti tra i due popoli si sono usurati. La solidarietà è stata ulteriormente posta in discussione per la manifesta controversia della figura di Stepan Bandera – leader politico antisovietico ucraino, che nel corso della Seconda guerra mondiale cooperò attivamente con le forze naziste –, che sta assumendo una dimensione sempre più politica fino a rischiare di diventare rischiosa anche sotto il profilo militare. Tutto questo si spiega dalla controversia sorta tra Varsavia e Kiev sulle vittime polacche, in territorio ucraino, durante l’ultimo conflitto mondiale. La conseguenza più rilevante è quella della dichiarazione del ministro della Difesa polacco, Wladyslaw Kosiniak-Kamysz, che ha affermato: la Polonia non consentirà l’ingresso dell’Ucraina nell’Unione europea se sceglierà di avere Stepan Bandera fra i suoi eroi nazionali – francamente non poteva essere più categorico e definitivo di così.
Dalla prospettiva di Mosca questa disputa sul mito del “banderismo”, e dei nazionalisti ucraini che hanno cooperato con i nazisti durante la guerra, torna molto utile: Bandera ha spaccato la storica solidarietà dei polacchi con gli ucraini.
A Varsavia più di qualcuno ha avanzato l’idea che Nawrocki si sia ispirato proprio a questi fatti quando ha deciso di ritirare l’onorificenza dell’Aquila bianca a Zelensky, che dal canto suo aveva intitolato un’unità militare agli “Eroi dell’Upa”, l’esercito insurrezionale ucraino, responsabile anche dell’uccisione di centinaia di miglia di polacchi durante l’invasione nazista della Polonia.
Per completare il quadro di negatività che sta investendo l’Ucraina, facciamo un rapido passaggio sulla ricostruzione dell’attentato al gasdotto Nord Stream che, proprio nei giorni scorsi, ha compiuto un rilevante salto di qualità sul piano investigativo e politico; infatti, se fino a oggi l’inchiesta della Procura Federale tedesca aveva individuato i presunti esecutori materiali del sabotaggio del settembre 2022 e formalizzato solo nei giorni scorsi le accuse contro Serhij Kuznietsov, un capitano delle Forze armate ucraine ritenuto uno dei componenti del commando che avrebbe materialmente piazzato gli esplosivi sui fondali del Mar Baltico, ora la magistratura tedesca ha spostato l’accusa sul livello molto più alto dei possibili mandanti.
L’agenzia Afp (France press), citando fonti vicine all’indagine, ha scritto che i magistrati tedeschi ritengono che l’operazione “sia stata commissionata dalle autorità ucraine”; si tratterebbe, dunque, di una svolta destinata ad avere un forte impatto politico, in quanto l’ipotesi investigativa non si limita a ricostruire l’azione del commando che avrebbe agito, piazzando gli esplosivi sui fondali del Mar Baltico, ma individua una – per ora presunta – catena di comando riconducibile agli apparati militari di Kiev.
Brutti giorni per Kiev e non meno brutti per Bruxelles, che dovrà fare ancor più fatica per convincere milioni di cittadini europei che ci stiamo impegnando per una causa giusta.
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