Meloni: "Sull'Ucraina formati Ue variabili non aiutano, serve un mediatore autorevole"

11 Giugno 2026 - 10:02
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La presidente del Consiglio Giorgia Meloni interviene a Montecitorio in vista del Consiglio Ue di settimana prossima che avrà in agenda Ucraina, medio oriente, difesa europea e bilancio pluriennale della Ue. L'intervento della premier è partito dall'Ucraina. Meloni ha ribadito la necessità che l'Unione europea debba guidare il dialogo "tra Ucraina e Russia e non subirlo. Poi, ha criticato i vari formati con i quali l'Europa si riunisce sull'argomento (volenterosi, E5, E3 che esclude Italia e Polonia). "Questi formati variabili - ha detto - non aiutano. Nessun formato ha la legittimità di parlare a nome dell'Europa. Sostengo da tempo la necessità di individuare una figura autorevole investita della fiducia e del mandato di tutti gli Stati membri per portare il punto di vista dell'Europa ed è in questa direzione che continuo a lavorare".

Nel pomeriggio Meloni sarà in Senato. In entrambe le camere si voteranno anche le mozioni di maggioranza e opposizione. In dichiarazione di voto previsti gli interventi dei leader del centrosinistra Schlein e Conte. Il vertice cadrà pochi giorni dopo il G7 di Evian, in Francia, risultando dunque ancora più importante del solito.

Meloni: "Sì all'ingresso dell'Ucraina nell'Ue, ma non prima dei Balcani"

Durante le comunicazioni alla Camera sul prossimo Consiglio europeo, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, intervenendo sul tema Ucraina ha riconosciuto che Kyiv "ha compiuto progressi significativi e dovrà continuare nel percorso di riforme e l’Italia continuerà ad accompagnare e sostenere questo cammino", ma, ha aggiunto, "il percorso di adesione dovrà proseguire nel rispetto del principio del merito e della parità di trattamento tra tutti i paesi candidati, inclusi la Moldova e i Paesi dei Balcani occidentali", sottolineando che la "solidarietà" italiana verso l'Ucraina "resta piena, convinta, concreta. Sosteniamo attivamente la sua difesa, la resilienza del suo sistema energetico, la sicurezza dei suoi impianti nucleari, i progetti per la ricostruzione". La linea, ha ribadito Meloni, "non cambia: sostenere Kyiv e mantenere la pressione su Mosca rappresentano ancora l’unico modo serio di creare condizioni che possano costringere all’apertura di una seria stagione negoziale. Per questo sosteniamo il ventesimo pacchetto di sanzioni europee, perché fino a quando la Russia rifiuterà un cessate il fuoco e l’avvio di trattative serie, sarà necessario mantenere alta la pressione politica ed economica".

La premier ha però dichiarato che contro la Russia "la fermezza da sola non basta più, se non è accompagnata anche da una visione di lungo periodo", spiegando che è necessario "contribuire a costruire le condizioni della pace, lavorando, insieme ai nostri alleati, a solide garanzie di sicurezza per l’Ucraina e a una nuova architettura di sicurezza europea che possa assicurare stabilità nel lungo periodo". Meloni ha aggiunto che "la nostra fermezza nei confronti della Russia non deve trasformarsi in cecità diplomatica o autoesclusione. Difendere i confini del diritto non ci impedisce di tenere aperti i canali necessari a raggiungere i nostri obiettivi: l’Unione europea deve essere pronta a guidare questo dialogo, mentre farebbe un errore a subirlo". Ma per farlo, secondo la presidente del Consiglio, "occorre individuare chi possa rappresentare gli interessi europei nel tavolo negoziale. Perché procedere a tentoni con formati variabili, non adeguatamente rappresentativi, produce solo frammentazione, confusione, debolezza. Cioè il tema vero, dal mio punto di vista, non è chi faccia o meno parte di questo o di quel formato, ma piuttosto il fatto che, allo stato, nessun formato ha la legittimità per parlare a nome dell’intera Europa". Per questo motivo la premier sostiene "la necessità di individuare una figura autorevole, investita della fiducia e del mandato di tutti gli stati membri per portare il punto di vista del’Europa, ed è in questa direzione che continuo a lavorare".

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