Ceuta, la solita sinistra: attacca Meloni perché ha tutelato l’Italia invece del governo Sanchez

Avs, Pd e M5S hanno chiesto alla Camera un’informativa di Giorgia Meloni sulla sospensione di Schengen dopo Ceuta. Con una motivazione incredibile: recriminano sul fatto che la premier italiana non abbia tutelato gli interessi spagnoli. Una scelta «cinica» e «imbarazzante» l’ha definita Nicola Fratoianni, forse il più agguerrito sul tema, secondo il quale, in sintesi, con la sospensione di Schengen Meloni si sarebbe fatta strumento di un complotto internazionale contro Madrid. E poco importa, per il leader di Avs, che la linea Meloni in Europa sia stata sposata da altri 21 Stati membri, oltre all’Italia.
L’ironia di Fratoianni su Ceuta si scontra con le parole di von der Leyen
Fratoianni ha ironizzato sul fatto che «a Ceuta non valgono le regole di Schengen che valgono nel resto del continente europeo», chiedendo se qualche funzionario si sia preso la briga di informare la premier. Un modo come un altro per giocare con le parole, fingendo di non capire il senso politico della sospensione dell’accordo. A chiarire che l’attacco a Ceuta ha rappresentato un problema per l’Europa ci ha pensato però la stessa presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, che in una lettera al premier spagnolo Pedro Sanchez ha lodato i rapidi respingimenti sottolineando che hanno «impedito con successo il movimento illegale verso la Spagna continentale e l’Europa». Dunque, la sospensione di Schengen non manda solo un messaggio politico, ma risponde anche a un rischio concreto.
L’accusa di Avs a Meloni
Ma non è questo l’aspetto più sconcertante delle affermazioni del leader Avs. L’apice infatti si raggiunge quando Fratoianni delinea un complotto contro la Spagna che va dagli Usa a Netanyahu, passando per il Marocco, e aggiunge che la Spagna crescerebbe più dell’Italia e che la decisione di Meloni di sospendere Schengen arriva «in perfetta sincronia con tutte le destre nazionaliste europee». Sebbene, vale la pena ricordarlo, tra i 22 leader europei che hanno schierato i loro Paesi con Meloni ce ne siano anche di sinistra, a partire dalla premier danese Mette Frederiksen che ha co-promosso la lettera per sostenere la linea del rigore sul controllo delle frontiere.
«Siamo di fronte in tutta evidenza non a una generica crisi migratoria, ma a un attacco pianificato a tavolino contro la Spagna e di cui con quella reazione indecente e ridicola anche il nostro governo si è reso responsabile. Di questo – ha sostenuto Fratoianni – Giorgia Meloni, non qualcun altro, dovrebbe venire a riferire in Parlamento».
Conte indietro di qualche anno
Di «becera propaganda» ha parlato anche Giuseppe Conte, per il quale la sospensione di Schengen sarebbe una misura di distrazione di massa del governo, come se il caso migranti lo avesse sollevato Roma. Per Conte il governo italiano avrebbe fallito su tutta la linea nel contrasto all’immigrazione clandestina e con la mossa di Schengen avrebbe esposto l’Italia all’isolamento, di fronte alla «prossima Lampedusa». L’affermazione è molto interessante perché dà l’impressione che Conte non si sia accorto di quello che in questi anni è accaduto in Europa: il passaggio dalle logiche di redistribuzione a quelle di difesa dei confini, di cui proprio l’Italia di Meloni è stata capofila, mentre la Spagna di Sanchez andava avanti a lanciare messaggi di incoraggiamento agli arrivi irregolari, come la recente maxi sanatoria.
Pure Giachetti fa lo spagnolo
«La sospensione di Schengen è una presa in giro, nessuno degli arrivati a Ceuta avrebbe potuto sfruttare Schengen per muoversi in Europa», ha sostenuto poi Roberto Giachetti di Italia Viva, parlando di «cinismo e propaganda perché, di fronte ad un evidente attacco politico diretto a un Paese amico, ci schieriamo dall’altra parte, anziché lavorare per aiutare la Spagna».
Kelany: «Ricostruzioni fanta-geopolitiche smentite dai fatti»
«Le ricostruzioni fanta-geopolitiche della sinistra, secondo cui vorremmo attaccare un governo progressista, sono assolutamente smentite dai fatti», ha commentato la deputata di FdI Sara Kelany, ricordando che tra i 21 Paesi che sostengono la linea Meloni «figurano moltissimi governi progressisti». «È rimasta solo la sinistra italiana a fare il tifo per Sánchez, ponendosi ancora una volta dalla parte sbagliata della storia e ignorando i pilastri fondamentali: controllo dei confini, lotta senza quartiere ai trafficanti, accordi con i Paesi di partenza e provenienza, ed esternalizzazione della gestione dei flussi tramite la creazione di hub sul modello del protocollo Italia-Albania», ha proseguito Kelany, ricordando che «la difesa dei confini non è cinica e strumentale come l’opposizione sostiene; ciniche sono piuttosto le loro scelte passate e l’insana decisione di regolarizzare 500.000 persone».
«Abbiamo sospeso Schengen al confine orientale azzerando gli arrivi su quella rotta. Nel Mediterraneo registriamo il 40% di arrivi in meno rispetto al 2023, aumentando i rimpatri del 50% di anno in anno. Questo solo grazie alle politiche del governo di Giorgia Meloni. L’Ue – ha concluso Kelany – ora segue il modello Italia: meno partenze, meno morti».
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