Montanelli, il 22 luglio si celebra il 25esimo anniversario della morte. Il ricordo della Fondazione, il silenzio colpevole di Milano

08 Luglio 2026 - 13:01
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Montanelli, il 22 luglio si celebra il 25esimo anniversario della morte. Il ricordo della Fondazione, il silenzio colpevole di Milano

Montanelli

Il prossimo 22 luglio saranno trascorsi 25 anni dalla morte di Indro Montanelli. La Fondazione che porta il suo nome lo ricorderà con sobrietà e stile, portando avanti quello che sta facendo grazie allo straordinario lavoro della nipote, Letizia Moizzi. Previsti incontri nel suo paese natale, Fucecchio, mentre la città in cui ha vissuto di più, Milano, tace. Forse il sindaco Beppe Sala nemmeno lo sa.

Il ricordo della Fondazione

Montanelli ‘in giallo'” momenti di vita inediti del grande giornalista a 25 anni dalla sua scomparsa.  Sarà l’evento dedicato dalla Fondazione. Ne parleranno  Nanni Delbecchi (autore de ‘I misteri di via dell’Anima’) e Damiano Trillò (“Montanelli e la Banda Gialla”). Il giorno prima, il 22, i membri e i volontari della Fondazione si recheranno in visita presso la cappella Montanelli a Fucecchio dov’è sepolto, vicino alla mamma, il grande giornalista.

Il silenzio di Milano

Al momento non si hanno notizie di commemorazioni da parte del comune di Milano. Che ha dedicato, ai tempi in cui governava il centrodestra, un giardino con una statua a Montanelli(in passato oggetto di vandalismo). Eppure, quello che è considerato il più grande giornalista italiano della storia ha trascorso nella città meneghina gli anni più importanti della sua vita. Dalla lunga esperienza al Corriere della Sera ai venti anni di fondazione e direzione de Il Giornale. Probabilmente il primo cittadino, sempre attento a partecipare a celebrazioni retoriche, non è a conoscenza del venticinquesimo anniversario della scomparsa di Indro. Adesso certamente lo saprà..

L’hombre vertical

Nato a Fucecchio nel 1909, giornalista precoce, Montanelli fu un fervente fascista. Volontario in Africa si allontanò dal regime il 1937. Dopo alcuni articoli sulla guerra civile spagnola fu espulso dal partito e radiato dall’albo. Condannato a morte dai nazisti si salvò grazie alla intermediazione del cardinale Schuster. Anticomunista convinto, polemista, inventore di uno stile e di una prosa brillante, chiara e limpida, fu la firma più eccelsa del Corriere. Dal quale andò via con la direzione di Piero Ottone il 1974 perché si era spostato troppo a sinistra. Fondò Il Giornale, con lo scopo di dare voce a quell’Italia conservatrice che non aveva voce. Di quella testata divenne proprietario Silvio Berlusconi con il quale il rapporto fu splendido sino alla rottura del gennaio 1994, quando il cavaliere scese in politica. Montanelli fonderà La Voce (ispirandosi a Prezzolini, suo mentore) e tornerà come editorialista a Via Solferino.

Il no ad Agnelli e la celebre battuta

Racchiudere la sua vita, i suoi libri, sarebbe impossibile. Gianni Agnelli, quando uscì da Il Giornale, gli offrì la direzione di quel Corriere che aveva persino omesso il suo nome quando fu gambizzato dalle Brigate Rosse. Ma rifiutò. Anni prima l’avvocato gli offrì la direzione de La Stampa. “Vengo a prenderla io da Torino ogni giorno con l’elicottero”, gli disse Agnelli. Ma Montanelli rispose con una delle sue celebri battute: “Non posso accettare: se per disgrazia l’elicottero cadesse tutto il mondo titolerebbe che è morto l’avvocato Agnelli relegando al sottoscritto due righe”.

 

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