Mourinho: "Il Real Madrid rimane magico. Anti-Barcellona? Falso, ma è dietro al Real. Oggi esiste questa teoria assurda per cui si è grandi senza vincere"
Le parole dello Special One sul ritorno al Real Madrid.
José Mourinho, ritornato a essere l'allenatore del Real Madrid, ha rilasciato una lunga intervista ai microfoni di Vanity Fair trattando diversi temi: dal suo rientro ai motivi alla base della sua decisione, passando anche per il Barcellona e l'utilizzo di Kylian Mbappé.
Di seguito, tutte le sue dichiarazioni: "Cosa mi ha spinto a tornare? La storia. La storia del Real Madrid non è paragonabile a quella di nessun altro club. Credo che la maglia bianca abbia qualcosa di magico. La storia del Real Madrid è diversa. Non riguarda soltanto i tanti campioni che hanno indossato questa maglia. Riguarda il club e i suoi trofei. Certo, esistono periodi difficili, momenti in cui non si riesce a vincere come si vorrebbe. Ci sono sempre fasi in cui bisogna costruire e ricostruire. Ma è nel DNA del Real Madrid. Oggi è il più grande club del mondo sotto molti aspetti: sociali, economici e sportivi. Alla fine, però, ciò che resta sono i titoli. E quando parliamo del Real Madrid, parliamo della storia e dell’eredità del calcio".
MBAPPE'
Sull'asso francese, il tecnico portoghese ha le idee chiare: "Come si gestisce una situazione del genere? Devo vedere le cose con i miei occhi. Ho bisogno di capire aspetti che oggi ancora non conosco. In questo momento so soltanto ciò che leggo sui giornali e vedo in televisione. Devo conoscere i giocatori. Non è il momento di parlare troppo. È il momento di restare calmi, analizzare, comunicare, fare domande e ascoltare le risposte, instaurando un dialogo aperto e sincero. Il mio obiettivo è aiutare i giocatori a migliorare, aiutare la squadra a crescere e aiutare il club a essere migliore. Sono lì per aiutare tutti: non per criticare, non per parlare a tutti i costi, ma per ascoltare. L’unica cosa che posso dire su Kylian Mbappé è che è un giocatore fenomenale e che cercherò di aiutarlo a diventare ancora più forte di quanto non sia già oggi".
LA SUA VISIONE DEL CALCIO
Mai banale lo Special One: "Esiste questa teoria assurda secondo cui si può essere grandi senza vincere. Per me è una sciocchezza totale. Va contro la natura stessa dello sport, perché nello sport l’obiettivo è vincere".
IL CALCIO E' SOLO VINCERE O C'E' DELL'ALTRO?
"C’è anche il giocare un calcio straordinario e segnare tanti goal. Ed è incredibile perché il Barcellona viene considerato la squadra che gioca il miglior calcio e che segna tantissimo. Ma qui c’è una grande contraddizione. La squadra che ha segnato più goal nella storia del calcio spagnolo è stata il mio Real Madrid del 2011-12, con 121 reti e 100 punti in una sola stagione. Quanto era difensiva quella squadra?".
IL PASSATO AL BARCELLONA
Mourinho ricorda così quei momenti: "C’è una foto molto divertente che mi piace ricordare. Siamo io, Pep Guardiola e Luis Enrique durante un allenamento. Io ero un giovane assistente. Pep e Luis erano soltanto giocatori. Ero molto lontano da ciò che sarei diventato. Credo che anche loro pensassero soltanto alla loro carriera da calciatori e non a quella da allenatori. Oggi siamo tutti vincitori della Champions League e abbiamo raggiunto traguardi straordinari. Ma in quel momento cercavamo semplicemente di fare bene il nostro lavoro. Avevo capito che Pep fosse un giocatore molto intelligente, per il modo in cui interpretava e leggeva il gioco. Allo stesso modo percepivo in Luis Enrique qualità da leader e grande capacità di motivare il gruppo".
LE SFIDE AL BARCELLONA
Mourinho conclude così: "A Barcellona ho vissuto anni meravigliosi come famiglia. Mia figlia arrivò lì quando aveva appena un mese. Mio figlio è nato a Barcellona. Io, mia moglie e i bambini abbiamo trascorso quattro anni splendidi in città e non posso avere alcun sentimento negativo verso quel periodo. Poi però c’è il calcio. Ho affrontato il Barcellona moltissime volte: prima con il Chelsea, poi con l’Inter e infine con il Real Madrid. Il destino mi ha messo spesso contro di loro ma non provo alcun sentimento negativo nei confronti del Barcellona. Mi piace semplicemente affrontarlo perché nel calcio vuoi misurarti contro i migliori. Sono i migliori a spingerti a migliorare. I Clasicos? Io adoravo giocare quelle partite. Non le guardavo, le vivevo da protagonista. E mi piacevano enormemente. Ancora oggi, a distanza di tanti anni, mi capita di incontrare persone per strada che mi dicono, passatemi l’espressione: 'Il mondo si fermava'. Il mondo si fermava per quelle partite. Oggi la gente non guarda più i Clasicos come li guardava allora. Non si fermavano soltanto Madrid, Barcellona o la Spagna. Si fermava il mondo intero. Tutti aspettavano quelle sfide. Ovviamente Cristiano Ronaldo e Messi erano delle icone, i due migliori giocatori del pianeta. Il Real Madrid è il più grande club del mondo. Il Barcellona è uno dei più grandi club del mondo, subito dietro al Real Madrid. A essere sincero, era qualcosa di pazzesco. Un po’ come Nadal contro Federer o Nadal contro Djokovic".
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